Russia

A Vladimir Putin si sono rotte le uova nel paniere, ancora

Il Paese è sempre confrontato con una forte carenza e con prezzi del prodotto alle stelle – Il 20% delle uova importate dalla Turchia, nel tentativo di calmare la situazione, sarebbe contagiato con l’aviaria
© Chiara Zocchetti
Marcello Pelizzari
13.01.2024 06:00

A Vladimir Putin si sono rotte le uova nel paniere. Così, a dicembre, titolavamo un articolo dedicato alla carenza di uova in Russia. La situazione, nel frattempo, è tutto fuorché migliorata. Per dire: molte delle uova importate dalla Turchia, secondo quanto appreso, si portavano appresso la cosiddetta influenza aviaria, l’H5N1. Oltre il 20%. Non solo, dalle analisi delle autorità russe sono emersi anche altri agenti patogeni. Quali la salmonella e il botulino. Ahia. 

La crisi delle uova è letteralmente sfuggita di mano al Governo russo nelle scorse settimane. Una crisi figlia, da un lato, dell’inflazione e, dall’altro, delle sanzioni occidentali in risposta all’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito di Mosca. La combinazione di questi due fattori, leggiamo, ha provocato aumenti di prezzo e carenze più o meno ovunque nel territorio della Federazione. 

A novembre, i prezzi delle uova erano aumentati di circa il 40% su base annua secondo Rosstat, l’Ufficio federale di statistica. A dicembre, l’aumento è stato del 4,6% rispetto al mese precedente. Non solo, il tentativo (per alcuni disperato) di rivolgersi a partner come Cina, Iran e Turchia per sopperire alla mancanza di uova sembrerebbe, almeno per quanto riguarda le uova importate da Ankara, aver giocato contro alle autorità russe. «La percentuale di  uova contagiate è importante» ha dichiarato al riguardo Sergei Dankvert, il responsabile dell’Agenzia federale di supervisione veterinaria e fitosanitaria, Rosselkhoznadzor, lasciando intendere che, nel caso specifico, è decisamente probabile pescare un uovo con H5N1. «È fondamentale – ha aggiunto – assicurare che non vi siano minacce per i consumatori. Chiaramente, alcune di queste uova saranno già state vendute. Ma il periodo di incubazione dell’aviaria può durare anche ventuno giorni. Per cui toccherà aspettare per vedere se ci saranno conseguenze. Nel frattempo, abbiamo sospeso la vendita di queste uova turche». 

Le esternazioni di Dankvert, affidate al sito dell’Università siberiana delle cooperative di consumo, hanno fatto il giro dei media russi. Ma, nel frattempo, l’articolo pubblicato sul sito web dell’ateneo è stato rimosso. Rosselkhoznadzor, che funge da cane da guardia dei consumatori russi, ha anche lanciato un appello ai cittadini: chiunque avesse acquistato queste uova deve contattare immediatamente le autorità locali e inviare campioni di sangue per i test appropriati.

Le autorità hanno spiegato che l’intero lotto da 19,4 tonnellate importato il 3 gennaio scorso dalla Turchia attraverso il confine azero-russo, a Yarag-Kazmalyar, è stato sequestrato. 

La questione, dunque, è grave. Sempre più grave. E rappresenta un grattacapo non da poco per Vladimir Putin. Ad aumentare, pensando alla filiera di produzione russa, sono stati da un lato i prezzi per il mangime delle galline e, dall’altro, quelli degli antibiotici, un tempo importati dall’Europa. Sui social russi, per contro, si sono moltiplicati i meme. Perfino Alexander Lukashenko, uno degli alleati più stretti del Cremlino, ha dato l’impressione di sfottere Putin quando ha affermato che le uova rappresentano uno dei pilastri dell’economia bielorussa. Giovedì, il presidente russo è tornato sull’argomento uova durante una visita in Estremo Oriente. Abbracciando una narrazione totalmente slegata dalla realtà, Putin ha detto, testuale, che «la nostra produzione di uova non è calata». Semmai, ha aggiunto, «la domanda è cresciuta e non siamo stati in grado di adattarci in tempo. Poiché i redditi delle persone sono aumentati leggermente, i cittadini hanno iniziato ad acquistare più uova e carne di pollo, facendo salire i prezzi». Così è se vi pare. 

Al contrario, al netto dei meme sui social i problemi legati alle uova – un elemento base della cucina russa – hanno alimentato frustrazione e rabbia fra la popolazione. Un imprenditore attivo nel settore a dicembre, come ha riportato il quotidiano economico Kommersant, è stato pure vittima di un tentativo di omicidio. Gennady Shiryaev, a capo dell’azienda Tretyakov, la più grande nella regione di Voronezh, stava guidando verso casa quando uno sconosciuto ha sparato due colpi di pistola alla sua macchina. Nessuno si è fatto male, per fortuna, ma l’episodio è sintomatico di una situazione che, giorno dopo giorno, è sempre più fuori controllo.

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