Aviazione

Air India, un anno dopo lo schianto del volo AI 171 manca ancora il rapporto finale

Il 12 giugno del 2025 il velivolo partito da Ahmedabad e diretto a Londra precipitò pochi secondi dopo il decollo, uccidendo 260 persone – In questi mesi, le indagini si sono concentrate su uno dei due piloti che, quel giorno, avrebbe spento gli interruttori del carburante
©Ajit Solanki
Red. Online
12.06.2026 23:06

Un anno esatto fa, il 12 giugno del 2025, l'aviazione indiana viveva la giornata più tragica della sua storia. Il volo Air India 171, decollato da Ahmedabad e diretto a Londra, precipitò pochi secondi dopo il decollo, uccidendo 241 persone tra passeggeri e membri dell'equipaggio e altre 19 persone che si trovavano nell'edificio su cui cadde l'aereo. Solo Vishwash Kumar Ramesh, un cittadino britannico di 40 anni, riuscì a salvarsi nello schianto. Seduto al posto 11A, l'uomo era sopravvissuto praticamente per miracolo: era riuscito a uscire, da solo, dal rottame del velivolo, ricoperto di sangue e con lo smartphone in mano. «Quando mi sono alzato vedevo solo cadaveri intorno a me. Ero spaventato. Mi sono alzato e sono scappato. C'erano pezzi dell'aereo intorno a me. Qualcuno mi ha afferrato, mi ha fatto salire su un'ambulanza e mi hanno portato in ospedale», aveva dichiarato dopo essere riuscito a salvarsi. 

Sull'incidente del volo AI171 si è detto e scritto tanto, in questi 365 giorni. Ma a distanza di un anno dalla tragedia, manca ancora un elemento fondamentale: il rapporto finale sull'accaduto. Questo importante documento, affidato secondo le leggi internazionali all'Aircraft Accident Investigation Bureau, non è stato divulgato. Al momento, sono state diffuse solo le osservazioni contenute in un breve rapporto preliminare – diffuso ad appena un mese dalla tragedia – e rivelazioni mai confermate sul ruolo di uno dei due piloti dell'aereo nell'incidente. 

Secondo quanto venne reso noto pochi giorni dopo lo schianto, a causare il disastro aereo sarebbe stato lo spegnimento degli interruttori del carburante. Una mossa che avrebbe compiuto proprio uno dei due piloti a bordo quel giorno. A questa conclusione, mesi fa, erano arrivati anche gli investigatori indiani che presenteranno il rapporto finale. Nel frattempo, però, restano da attribuire le responsabilità. Attualmente, il principale indiziato resta il comandante Sumeet Sabharwal che, come venne rivelato un mese dopo l'incidente, soffriva di depressione.  

Queste rivelazioni avevano dato il via a forti polemiche e cause giudiziarie. Tra questi, la Federazione dei piloti indiani ha chiamato in causa la Corte Suprema, chiedendo l'avvio di un'inchiesta giudiziaria. Non solo. Dopo le prime notizie sul possibile coinvolgimento umano nell'incidente, i piloti indiani erano intervenuti sulla questione, chiedendo di evitare «speculazioni sull'equipaggio di Air India». Tuttavia, in quei giorni erano stati diffusi anche i dettagli di alcune conversazioni tra i due piloti, negli istanti precedenti al disastro. Uno dei due, prima che l'aereo precipitasse, aveva chiesto all'altro «per quale motivo avesse tagliato il carburante». L'altro pilota aveva però risposto di «non averlo fatto». 

Il comandante Sumeet Sabharwal, al centro delle indagini, aveva 56 anni e 15.638 ore di volo di esperienza, ed era anche un istruttore per Air India. Il primo ufficiale Clive Kunder aveva invece 32 anni e 3.403 ore di volo alle spalle. Sulla stampa indiana era stato descritto come «molto efficiente e dedito al lavoro». Gli mancavano, inoltre, poche centinaia di ore dalle qualificazioni per diventare un capitano a tutti gli effetti.

In seguito all'incidente, in un primo momento le indagini si erano concentrate anche su altre possibili cause. In un primissimo momento si era infatti parlato di un guasto tecnico. Ipotesi che, tuttavia, era stata prontamente scartata grazie all'analisi delle scatole nere dell'aereo. Proprio dai dati contenute in quest'ultime era emersa la conversazione tra il pilota e il primo ufficiale, in cui si parlava degli interruttori del carburante. 

Mentre cresce l'attesa per la pubblicazione del rapporto finale, Air India ha fatto sapere di avere compensato in modo preliminare il 96% delle famiglie delle vittime. A distanza di poco più di un mese dall'incidente, la compagnia aerea era finita sotto i riflettori quando ad alcuni parenti dei passeggeri morti nello schianto erano stati consegnati i resti sbagliati. Alcune famiglie avevano dovuto rinunciare ai funerali dopo essere stati informati che nella bara era contenuto il corpo di un passeggero sconosciuto. In altri casi, invece, erano stati identificati «resti mescolati» appartenenti a più persone.

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