Allarme per la crisi a Ceuta, summit dei leader europei

La crisi di Ceuta si sta «europeizzando». Martedì infatti i ministri degli Interni e della Giustizia dei 27 si riuniranno , in videoconferenza, per cercare una «risposta unitaria» alla crisi migratoria. Anche se per il momento non si vede un fronte comune contro l’emergenza.
Ben 20 Paesi, sabato, si sono accodati all’iniziativa promossa dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e dalla sua omologa danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, con una lettera indirizzata ai vertici europei, in cui si chiede una riunione urgente, perché «abbiamo il dovere di scoraggiare efficacemente e combattere senza sosta la migrazione illegale». Nella lettera si parla anche della possibilità di sospendere il Trattato di Schengen, come già deciso per un mese da Giorgia Meloni.
Anche il premier socialista spagnolo, Pedro Sánchez, ha sollecitato una riunione europea per dare una «risposta comune» alla crisi, stigmatizzando alcuni Paesi europei, che «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen».
Una città segnata
Intanto Ceuta, città profondamente segnata, continua la conta dei morti che appare senza fine: sono 88 i corpi finora recuperati lungo la costa spagnola, secondo le forze di sicurezza, anche se il Governo mantiene fermo a 72 il bilancio ufficiale delle vittime accertate.
Le autorità locali riconoscono che servirà tempo per tornare a una parvenza di normalità, nonostante molti residenti abbiano ripreso ad andare in spiaggia, mentre i sub della Guardia Civil continuano a pescare cadaveri. Il delegato del governo, Miguel Angel Perez Triano, ha confermato che «è pienamente operativa» la barriera gonfiabile lunga 500 metri al largo della scogliera del Tarajal, che segna il confine marittimo col Marocco, per poter aggirare la sentenza della Corte Suprema e rimandare subito indietro i nuovi arrivi dal mare.
Accuse al Governo
È in questo clima che il leader della destra spagnola Santiago Abascal non ha rinunciato al suo comizio, in cui ha accusato il Governo di Pedro Sanchez di essere stato «complice del Marocco» per aver consentito «un attacco brutale alla nostra sovranità» sull’exclave e «un atto di guerra». E ha chiesto all’Unione Europea di sospendere «l’accordo di associazione preferenziale con il Marocco» fino a quanto Rabat non «offrirà garanzie che questo non accadrà più».
Ma quali sono le reazioni in Svizzera alla vicenda di Ceuta? Sebbene, per il momento, l’arrivo massiccio di migranti nell’exclave spagnola non abbia avuto conseguenze per la Svizzera, ha comunque suscitato, in parte, reazioni molto dure. Il dibattito sull’asilo sta tornando ad assumere toni più aspri. Oggi sulla Neue Zürcher Zeitung è stato pubblicato un articolo su questo tema, nel quale si afferma che ad esempio il consigliere nazionale del Canton Turgovia e responsabile della politica d’asilo dell’UDC, Pascal Schmid, ha dichiarato che: «Chiunque attraversi il confine a Ceuta è come se fosse già in Svizzera». Dal canto suo il Partito Socialista (PS) tende a minimizzare il problema. Invece il partito rilancia vecchie richieste, come la reintroduzione dell’asilo presso le ambasciate. Dal canto loro, né il Consiglio federale né il «ministro» responsabile dell’asilo, Beat Jans, hanno rilasciato dichiarazioni.
Accordo di Schengen a rischio
La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha criticato duramente Madrid e ha annunciato l’intenzione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen con la Spagna. In Svizzera, però, dichiarazioni di questo tipo trovano scarso consenso. Il Paese ha infatti già sperimentato gli effetti negativi del ritiro unilaterale dell’Italia dalle regole di Schengen-Dublino: per diversi anni Roma si è rifiutata di riprendere i cosiddetti «casi Dublino», ossia i richiedenti asilo la cui procedura dovrebbe essere gestita dall’Italia secondo il regolamento vigente.
Inoltre la cooperazione tra Svizzera e Marocco in materia di migrazione è considerata, nel complesso, molto positiva. Proprio lo scorso maggio i due Paesi hanno raggiunto un accordo che disciplina la collaborazione bilaterale per il rimpatrio delle persone che soggiornano irregolarmente. Inoltre, per i migranti provenienti dai Paesi del Maghreb, il tasso di riconoscimento della protezione è infatti di appena l’1%.
Il consigliere federale Beat Jans intende valutare un inasprimento della legge sull’asilo. In Svizzera, il dibattito sta tornando ad assumere toni più duri anche per un altro motivo: già nel corso di quest’anno il Parlamento dovrebbe occuparsi della prossima iniziativa popolare dell’UDC sul tema dell’asilo. L’iniziativa per la protezione delle frontiere chiede controlli sistematici ai confini e il respingimento dei richiedenti asilo che entrano in Svizzera passando da uno Stato confinante.

