Il punto

Alluvione in Nepal, un lago creato dal crollo del ghiacciaio ha iniziato a straripare

Il bacino minaccia le aree già devastate dalle inondazioni: l'acqua continua ad accumularsi e a salire di livello – La Croce Rossa: «Colpite almeno 93.000 persone nel disastro»
©NARENDRA SHRESTHA
Red. Online
28.08.2026 20:00

La tensione in Nepal rimane alle stelle, soprattutto nell'area al confine con la Cina. Il lago formatosi dopo la frana di mercoledì ha iniziato a straripare nelle corse ore, minacciando le aree già devastate dalla cosiddetta «alluvione lampo». Il bacino, secondo le prime ricostruzioni, si è formato in seguito al distacco dell'enorme massa di roccia, ghiaccio, fango e detriti che si è staccata dal ghiacciaio, riversandosi lungo i corsi d'acqua montani dell'Himalaya. L'acqua, tuttavia, negli scorsi giorni ha continuato ad accumularsi e a salire di livello. Secondo le ultime dichiarazioni delle autorità nepalesi, nelle scorse ore il volume d'acqua del lago ha superato i 2,5 milioni di metri cubi. In seguito, ha iniziato a tracimare nel fiume Bhotekoshi. 

«Abbiamo ricevuto una comunicazione secondo cui il lago ha rotto gli argini», ha spiegato alla Reuters Narendra Pariyar, funzionario di grado più elevato del distretto nepalese di Rasuwa, colpito dall'inondazione. «Non conosciamo però le dimensioni del lago, e nemmeno il livello dell'acqua. Possiamo solo vedere che il livello del fiume sta salendo». Una situazione che, inevitabilmente, suscita estrema tensione. La popolazione è scappata verso le zone più elevate, mentre nelle aree a rischio sono stati diffusi avvisi a stare lontani dai fiumi. Anche i soccorritori sono stati invitati ad allontanarsi dalle zone più a rischio. In precedenza, erano stati costretti a sospendere le loro operazioni, a seguito del cedimento della diga, che aveva aumentato il rischio di inondazioni. 

Mentre la situazione rimane estremamente monitorata, il bilancio delle vittime si fa sempre più critico. La Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC) – la più grande rete umanitaria al mondo – ha espresso il timore che il bilancio delle vittime continui a salire, poiché alcune delle zone più colpite rimangono inaccessibili a causa della distruzione di strade e ponti da parte delle acque torrenziali. Attualmente, secondo gli ultimi aggiornamenti, sarebbero almeno 93.000 le persone colpite dalle inondazioni. Il numero dei morti è invece salito a 540, mentre il numero dei dispersi ha superato quota 1.900. Tra questi, come reso noto dalla RSI, c'è anche una coppia residente in Ticino, formata da una donna svizzera e dal suo compagno, cittadino italiano. Ieri, altri due cittadini svizzeri – un uomo e una donna – dichiarati dispersi, sono stati ritrovati «in buone condizioni, considerando le circostanze».

«Il trauma causato da questo evento è enorme», ha dichiarato venerdì David Fisher, capo della delegazione dell'IFRC in Nepal. «Migliaia di abitazioni sono state distrutte o hanno subito danni ingenti. Riteniamo che almeno 93.000 persone siano state colpite e si trovino in grave difficoltà. Il bilancio delle vittime è molto elevato e, purtroppo, è probabile che continui a salire».

Come reso noto subito dopo il disastro, l'alluvione ha colpito una zona estremamente vasta sul confine tra Nepal e Tibet. Lo dimostra anche il fatto che le squadre di soccorso abbiano rinvenuto corpi a centinaia di chilometri a valle della zona del disastro, nel distretto di Chitwan. 

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