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Dopo l'invasione

Arrivati per restare: la strategia russa

Nell'estremo Sud del Paese le truppe di Putin stanno ponendo le basi per una presenza duratura – L'amministrazione locale viene sostituita da chi ha giurato fedeltà alla Federazione, mentre l'economia cambia i flussi
Luca Steinmann
20.04.2022 06:00

I russi sono arrivati in Ucraina per restarci. Non solo nel Donbass ma anche negli oblast di Kherson e Zaporizhzhia, situati nell’estremo Sud del Paese al confine con la Crimea, le truppe del Cremlino stanno ponendo le basi per una loro presenza perpetua. Dopo avere conquistato queste zone ormai a inizio marzo, gli uomini di Putin hanno iniziato a mettere in atto un programma di de-ucrainizzazione del territorio a favore della creazione di legami economici, politici e finanziari con la Federazione Russa. Gli amministratori ucraini vengono spesso sostituiti con personale filorusso, i simboli di Kiev ripetutamente cancellati, i legami economici e finanziari con l’Ucraina rimpiazzati da nuovi collegamenti con lo spazio geopolitico controllato da Mosca. L’obiettivo sembra essere quello di inglobare questi territori in maniera permanente, su modello di quanto già avvenuto in Crimea.

Calma apparente

L’unico modo per raggiungere Kherson e Zaporizhzhia è attraverso dei convogli militari delle forze speciali di Mosca che partono da Donetsk o da Sinferopoli. Partendo da Donetsk si punta verso Sud e lasciatasi alle spalle Mariupol sotto le bombe si entra nella regione di Zaporzhe, la cui parte meridionale è controllata dai russi mentre il Nord è sotto il controllo di Kiev. Il primo centro urbano che si incontra è la cittadina portuale di Berdiansk dove, a differenza della vicina Mariupol, non ci sono bombardamenti. Al contrario le strade pullulano di persone. Alcune passeggiano, godendosi il primo tiepido sole primaverile, molte altre invece si accalcano a centinaia di fronte a banche, farmacie e uffici pubblici. Di fronte ad una banca adiacente alla piazza centrale una interminabile fila di cittadini attende di potere entrare per prelevare i propri risparmi. «Ci hanno detto che a breve la moneta ucraina verrà sostituita da quella russa e che pertanto i nostri soldi non varranno più nulla», dice un’anziana signora con un foulard in testa «per questo voglio ritirare tutto quello che posso e convertirlo in rubli. Altrimenti non potrò più comprarmi da mangiare». Da quando i russi hanno strappato questi territori all’Ucraina, Kiev ha bloccato il trasferimento di denaro attraverso le proprie banche per evitare che cada in mano nemica. I cittadini hanno quindi grandi difficoltà a ricevere rimesse dall’estero o dal resto dell’Ucraina e si affrettano a ritirare quello che possono. Mosca ha promesso piani di sussidi e aiuti economici di vario tipo, che però non sono ancora arrivati. Fino ad esso stanno arrivando costantemente scatoloni contenenti aiuti umanitari come cibo, saponi, dentifrici e medicinali ma nulla di più. Per ricevere i futuri aiuti promessi i cittadini devono registrarsi presso le nuove amministrazioni filorusse, che occupano gli uffici comunali.

Le bandiere russe

Per questo anche il Comune di Berdiansk è preso d’assalto da tante presone che si accalcano intorno ad un tavolo situato all’ingresso dove compilano i moduli di registrazione. Sul palazzo comunale sventola una grande bandiera russa. L’ingresso è presidiato a vista da soldati con i volti coperti da passamontagna che entrano ed escono da una caserma di fianco. Anche su questa sventola una grande bandiera russa, affiancata da una bandiera rossa con raffigurate la falce e il martello.

Un processo che si ripete

All’interno del Municipio il nuovo sindaco, Alexandr Fedorovic, riceve gli ospiti seduto dietro una ampia scrivania. Alle sue spalle si vedono diverse icone religione e, di nuovo, un grande drappo russo. Il sindaco ha assunto la sua carica a marzo, in corrispondenza dell’arrivo dei russi mentre il suo predecessore è fuggito a Kiev. Si tratta di un processo che si ripete costantemente in molte città cadute in mano russa, i cui precedenti amministratori ucraini i fuggono oppure vengono rimossi e sostituiti da persone di comprovata lealtà al Cremlino. Essi mettono generalmente in atto politiche che creano il terreno per l’integrazione del territorio in questione nello spazio geopolitico controllato da Mosca. Così sta succedendo a Berdiansk, come spiega lo stesso Fedorovic: «Qui siamo sempre stati di lingua e cultura russa, la nostra economia è sempre stata legata allo spazio di Mosca. Negli ultimi otto anni ciò era stato proibito dal Governo ucraino, ma adesso noi stiamo riattivando i legami politici ed economici con la Federazione russa. Per esempio favoriamo l’arrivo di imprese russe e troviamo imprenditori russi che vendano prodotti ai nostri commercianti». Sul piano politico non si sbilancia ma nemmeno nasconde la vicinanza al Cremlino. «Adesso stiamo vivendo una situazione economica molto difficile e dobbiamo pensare alla sopravvivenza dei nostri cittadini. Poi ci occuperemo anche del nostro posizionamento politico. Io vedo il futuro solo legato alla Russia».

Sarà il popolo a decidere

Dello stesso parere è Galina Danilchenko, nuova sindaca di Melitopol, qualche chilometro più a Ovest. Anche lei è salita in carica a marzo, sostituendo Ivan Fedorov, arrestato dai russi a causa delle sue posizioni politiche e mandato a Kiev in occasione di uno scambio di prigionieri. Del suo predecessore dice di non sapere più nulla mentre spende parole di gradimento per le truppe russe che, come a Berdiansk, controllano a vista il palazzo comunale. Anche Danilchenko si dice apertamente favorevole all'integrazione della sua città nello spazio russo e apre la possibilità di realizzare un referendum che sancisca l’annessione. «Non sappiamo ancora quando, ma certamente chiederemo ai cittadini se vogliono entrare a fare parte della Federazione russa. Solo loro possono decidere».

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