Disastri

C'è anche uno svizzero tra i dispersi dell'alluvione in Nepal

È quanto comunicato dall'ente turistico nepalese: in un post su X è stata pubblicata una prima lista con le nazionalità delle persone che mancano all'appello – Sono almeno 270 le vittime confermate, ma il numero è destinato ad aumentare
©Niranjan Shrestha
Red. Online
27.08.2026 11:24

Con il passare delle ore, si aggrava sempre di più il bilancio dei dispersi dell'alluvione che ha travolto Nepal e Tibet. Secondo le autorità, al momento, si cercano quasi 1.500 persone. Tra di loro, c'è anche un cittadino svizzero. La notizia è stata confermata dall'ente turistico nepalese, in un elenco pubblicato sui social media. I soccorritori sono impegnati in una corsa contro il tempo per localizzare i dispersi, colpiti dalla catastrofica alluvione che ha spazzato via interi villaggi. Il bilancio provvisorio conferma la morte di 270 persone. Un numero che sta aumentando rapidamente. 

Tra i dispersi ci sono, inevitabilmente, numerosi turisti. La zona colpita è infatti una meta molto frequentata da escursionisti e pellegrini, soprattutto provenienti da India, Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada. Non è chiaro, però, quante persone siano state colpite: secondo una prima dichiarazione, almeno 600 visitatori stranieri sarebbero stati coinvolti. Si tratta, tuttavia, di un numero destinato ad aumentare. Molte delle vittime, secondo i media internazionali, stavano compiendo un pellegrinaggio al Kailash Mansarovar, un sito d’alta quota in Tibet venerato, tra gli altri, da indù e buddisti.

Le prime ipotesi da parte delle autorità nepalesi suggerivano che all'origine del disastro ci fosse un terremoto, che avrebbe causato il crollo della parte inferiore di un ghiacciaio e innescato le inondazioni. Tuttavia, nelle scorse ore, l'Istituto geologico statunitense ha smentito questa ipotesi e ha riferito che, al contrario, il terremoto di magnitudo 5.2 sarebbe stato «causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle». In altre parole, sarebbe stato il cedimento del ghiacciaio a innescare il sisma, e non il contrario. Il gigante di ghiaccio si sarebbe spezzato in due a causa delle temperature elevate e la sua massa sarebbe quindi scivolata in basso, provocando una valanga che ha bloccato il corso del fiume Bhote Koshi, innescando un disastro ancor più grande. 

Mentre è in corso una corsa contro il tempo per salvare possibili sopravvissuti, il Nepal si prepara a dover affrontare un'ulteriore tragedia. Secondo il rapporto pubblicato dal Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle zone montane ha pubblicato un rapporto sulle attuali inondazioni improvvise, le macerie trasportate dal fiume potrebbero provocare una nuova inondazione. L'allarme nella regione, dunque, resta elevato. Il timore è quello che la diga provocata dalla frana non sia stata completamente smaltita e, al contrario, stia accumulando altra forza distruttrice. L'India, a sua volta, ha messo in allerta le regioni a valle del fiume Lhende Khola in cui confluisce il Bhote Koshi.  

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