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Chi è Ali Hosseini Khamenei, la Guida Suprema dell'Iran che Israele ha «eliminato»

Presidente dell'Iran dal 1981 al 1989, massimo esponente nazionale del clero sciita, al momento degli attacchi si trovava al timone del Paese da 36 anni
©Vahid Salemi
Red. Online
28.02.2026 23:00

Ali Hosseini Khamenei è morto. Anzi, è stato «eliminato» per dirla con la fonte (un alto funzionario della sicurezza israeliana) consultata dai media dello Stato ebraico, protagonista di un attacco su vasta scala assieme agli Stati Uniti contro l'Iran. Axios, portale statunitense, si è spinto oltre, affermando che Israele ha informato Donald Trump dell'avvenuta uccisione della massima autorità politica e religiosa dell'Iran, la cosiddetta Guida Suprema, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sin qui si è limitato a dire di avere «forti segnali» che Khamenei sia morto. È stato proprio Trump, in tarda serata, a confermare l'avvenuta uccisione del leader iraniano: «Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali».

Ma chi è, anzi chi era a questo punto, Ali Hosseini Khamenei? Presidente dell'Iran dal 1981 al 1989, massimo esponente nazionale del clero sciita, al momento degli attacchi si trovava al timone del Paese da 36 anni. È considerato uno degli artefici, se non il principale, della repressione che caratterizza la Repubblica islamica.

Le origini

Nato a Mashhad nel 1939, dopo le elementari Khahenei si è avviato agli studi religiosi frequentando le lezioni dei grandi ayatollah Borujerdi e Khomeini. Considerato un anticonformista, suonatore di tar e dedito al tabacco, era solito indossare i jeans sotto la veste. Da giovane scriveva anche poesie e romanzi.

L'arresto

Nell'ambito delle rivolte islamiche del 1963, Khamenei era stato arrestato. In prigione, aveva conosciuto il giornalista Hushang Azadi e il comunista Rahman Khatefi. Rilasciato poco dopo, aveva ricominciato a insegnare nelle scuole. Nel 1989, aveva salvato centinaia di comunisti, nelle carceri iraniane, dall'esecuzione.

L'ascesa

Durante la Rivoluzione, Khamenei era stato una figura chiave nonché uno stretto consigliere di Khomenei. Nominato membro del Consiglio della Rivoluzione, aveva contribuito a fondare il Partito della Repubblica e diretto i Guardiani della Rivoluzione. Nel 1979, in seguito alle dimissioni di Ali Montazeri, era stato nominato guida delle preghiere del venerdì a Teheran.

L'attentato e la presidenza

Nel 1981, a giugno, Khamenei era sfuggito a un attentato in occasione di una conferenza stampa. Una bomba, nascosta in un registratore, era stata fatta esplodere nelle sue vicinanze, ferendolo. I suoi sostenitori, da quel momento, avevano iniziato a considerarlo un «martire di vita». Nello stesso anno, Khamenei era stato eletto presidente dell'Iran con il 97% dei voti. Prima di lui, mai un religioso aveva ricoperto la carica.

Guida Suprema

Morto Khomeini, nel 1989, Khamenei era stato subito eletto Guida Suprema dell'Iran. Simbolo del conservatorismo, conosciuto per la sua politica anti-occidentale, all'epoca era la scelta più logica per la successione.

Le accuse

Khamenei, secondo le accuse, negli anni avrebbe fatto assassinare oltre 160 disertori in esilio all'estero. Uno su tutti: l'attivista Masih Alinejad. Non solo, Khamenei ha favorito la pesante repressione dei manifestanti, l'uccisione di migliaia di membri del gruppo paramilitare MEK e, negli anni, ha bersagliato scrittori e intellettuali dissidenti in Iran. In sua difesa, Khamenei ha sempre spiegato che la difesa dei diritti umani è un principio fondamentale degli insegnamenti islamici.

Nel 2000, il Comitato per la protezione dei giornalisti aveva etichettato Khamenei come «uno dei primi dieci nemici della stampa e della libertà di espressione». Khamenei, ancora, sosteneva la pratica dell'hijab e accusava a più riprese l'Occidente di aver fatto perdere l'onore alle donne. Quanto all'omosessualità, era solito dire che «è un grave problema».

La politica della Guida Suprema

Khamenei si presentava all'Iran e al mondo come un custode dei valori della Rivoluzione del 1979. Ovvero, giustizia sociale, indipendenza e governo islamico. Al di là dei valori, credeva in un modello autoritario, repressivo, il cui unico scopo era la sopravvivenza stessa del regime. 

E dopo?

Come ha spiegato al Corriere del Ticino Riccardo Redaelli, professore ordinario di Storia e istituzioni dell'Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nonché docente di Geopolitica e di Post Confict e gestione delle emergenze, la vera domanda visto quanto accaduto è: chi potrebbe governare? La costituzione prevede che venga eletto un altro religioso al suo posto, attraverso l'Assemblea degli Esperti, con possibili lotte intestine fra i vari aspiranti. Uno dei possibili sostituiti sarebbe Ali Larijani, già comandante delle Guardie Rivoluzionarie e per dodici anni a capo del Parlamento.