Como, cosa rende così pericoloso quel tratto di lago di fronte al Tempio Voltiano

Strappata dalla riva a causa di un’onda e portata a sei metri di profondità, in una zona in cui la balneazione è da tempo vietata. Una tragedia, quella consumatasi a Como di fronte ai giardinetti del Tempio Voltiano martedì 21 luglio, che ha purtroppo causato la morte della piccola Arwa Rfali, di soli 10 anni. Una parte di lago in cui le acque appaiono di fatto tranquille e piatte, ma che in realtà hanno caratteristiche morfologiche e idrodinamiche «insidiose», non visibili dalla superfice. Una spiegazione fornita alla Provincia di Como da uno dei vigili del fuoco che, assieme ai colleghi della squadra di soccorso fluviale acquatica, ha preso parte alle ricerche della bambina.
«In quel punto – spiega al quotidiano comasco – la fascia costiera è costituita da un fondale misto di sabbia e sassi, con la presenza di una lingua di terra emersa, formatasi per il prolungato periodo di siccità. Le acque superficiali sono calme e tiepide, sembrano sicure. Tuttavia, a breve distanza dalla riva, si incontrano masse d’acqua più fredde, generate anche dall’immissione del Cosia, che determinano un brusco cambiamento della temperatura e delle condizioni. Il fondale, inizialmente molto basso, da 10 a 50 centimetri, degrada improvvisamente con un marcato salto, passando da poche decine di centimetri a profondità di diversi metri».
Si tratta, in altre parole, di uno scalino che determina quindi una chiara variazione non solo delle temperature dell’acqua, ma anche delle condizioni di galleggiamento in cui nuotare risulta difficile anche per i più esperti.
Correnti superficiali e ricerche complesse
Nel punto in cui il torrente Cosia sfocia nel lago, prosegue il vigile, «possono svilupparsi correnti sia superficiali sia di profondità che tendono ad allontanare il nuotatore dalla riva – spiega il vigile del fuoco. Inoltre, la particolare conformazione del fondale può favorire la formazione di moti turbolenti e vortici locali». Correnti che, di fatto, possono spingere il bagnante verso il centro del lago.
Le operazioni di ricerca si sono rivelate particolarmente complesse. «La visibilità sott'acqua è generalmente molto ridotta, raramente superiore a un metro». A complicare ulteriormente il lavoro dei soccorritori è la morfologia del fondale, «estremamente irregolare», caratterizzata da affioramenti rocciosi, depositi sabbiosi e accumuli di materiali sedimentati nel corso degli anni, tra cui rocce, alberi e altri detriti.
L’alluvione dello scorso anno
Proprio in quest'area, inoltre, l'alluvione dello scorso anno ha lasciato numerosi tronchi sommersi di grandi dimensioni e una fitta presenza di rami, che rappresentano potenziali «punti di impigliamento per i bagnanti». Un contesto che gli stessi vigili del fuoco definiscono «molto pericoloso».
A rendere ancora più insidioso l'ambiente contribuiscono cavità naturali e anfratti, dove possono crearsi correnti localizzate capaci «di spostare una persona anche per decine di metri rispetto al punto di ingresso in acqua». Per questo motivo, la prima fase delle ricerche si è concentrata proprio sull'analisi delle correnti, per individuare l'area in cui il corpo avrebbe potuto essere trascinato.
Come spiegano gli stessi soccorritori, «la squadra di prima partenza dell'unità nautica e dei nuclei di Soccorso acquatico e fluviale ha iniziato la ricognizione della costa procedendo a nuoto, con l'ausilio di maschere, ispezionando i fondali fino a una profondità di 2-3 metri». Le ricerche sono state effettuate con la tecnica «a pettine», avanzando fianco a fianco per garantire una copertura sistematica dell'area.
Successivamente sono entrati in azione i sommozzatori, che hanno pianificato immersioni fino a 20 metri di profondità. Anche in questo caso la ricerca è stata condotta «a pettine», con due operatori sul fondale e tre soccorritori in superficie, mantenendo costantemente l'allineamento. Un intervento portato avanti con determinazione, professionalità e continuità, senza mai interrompere le operazioni fino al ritrovamento della bambina.
