Medio Oriente

Critiche a Trump per lo stop alle sanzioni contro la Russia: «Mossa ingiustificabile»

Con l'allentamento deciso dagli USA cresce il timore che Mosca possa sfruttare la guerra in Iran per indebolire l'Ucraina, compromettendo la sicurezza europea
©WILL OLIVER
Michele Montanari
13.03.2026 17:05

Arrivano le prime critiche dall’Europa per la decisione del presidente USA Donald Trump di sospendere temporaneamente le sanzioni contro il petrolio russo già caricato sulle petroliere e bloccato in mare. 

Nello specifico, gli Stati Uniti hanno temporaneamente revocato alcune delle sanzioni contro Mosca, consentendo fino all'11 aprile la consegna e la vendita del petrolio russo rimasto stoccato sulle imbarcazioni colpite dalle restrizioni americane. Una misura che, stando al Financial Times, consentirebbe al Cremlino di incassare fino a 4,9 miliardi di dollari di entrate aggiuntive complessive entro la fine di marzo. Negli scorsi giorni Washington aveva già permesso una deroga all'India, in difficoltà a causa del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, dal quale transita il 20% del petrolio e del gas a livello globale.

«Non c'è alcun problema di approvvigionamento»

Tra le (poche) voci che finora si sono fatte sentire contro Trump, temendo che la Russia possa accumulare miliardi di dollari da utilizzare per la guerra in Ucraina, spicca quella del cancelliere tedesco Friederich Merz: «Riteniamo che sia sbagliato. Attualmente c'è un problema di prezzo, non di approvvigionamento. E a questo proposito, vorrei sapere quali altri fattori hanno spinto il governo statunitense a prendere questa decisione». Secondo il cancelliere tedesco, la mossa dell'amministrazione Trump è stata «inaspettata». Anche perché, qualche ora prima, il tycoon si era vantato della situazione provocata in Medio Oriente, sottolineando che «gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi».

Merz ha poi evidenziato che l’UE vuole assicurarsi che «la Russia non sfrutti la guerra in Iran per indebolire l'Ucraina». La sua ministra dell'economia, Katherina Reiche, ha espresso lo stesso timore, ovvero il rischio «che si possa continuare a riempire le casse di guerra di Putin», dato che l'economia russa sta già beneficiando della guerra israelo-americana contro l'Iran (il prezzo al barile del greggio russo Urals è passato dai 52 dollari al barile degli scorsi mesi ai 70/80 dollari degli ultimi giorni).

«Mossa ingiustificabile»

Nonostante la crisi e l’aumento del prezzo del petrolio, schizzato ora a oltre 100 dollari al barile, diversi membri del G7 avevano già esortato Trump a non allentare la pressione su Mosca già durante una videoconferenza congiunta avvenuta mercoledì scorso. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva chiesto di mantenere in vigore il price cap della fonte energetica russa e tutte le restrizioni esistenti, facendo notare che non è ancora il «momento di allentare le sanzioni contro la Russia». Il presidente francese Emmanuel Macron aveva, invece, evidenziato che la paralisi dello Stretto di Hormuz «non giustifica in alcun modo» la revoca delle restrizioni. Il premier ungherese Viktor Orbán, nei giorni scorsi, era stato l’unico leader di un Paese membro UE a chiedere lo stop delle sanzioni sugli idrocarburi di Mosca.

Timori per la sicurezza europea

Quest'oggi il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha lanciato l'allarme su come la mossa di Trump possa mettere a repentaglio la sicurezza nel Vecchio continente: «La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea. Aumentare la pressione economica sulla Russia è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura» in Ucraina, ha commentato su X.

La portavoce della Commissione UE, Paula Pinho, parlando alla stampa a Bruxelles, ha invece evidenziato come le «sanzioni europee sul petrolio russo e il price cap deciso a livello UE rimangono validi». E ancora: «Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia: Mosca non può essere la beneficiaria della guerra in Iran. L'eccezione presentata dagli Stati Uniti è in ogni caso limitata al solo petrolio già in viaggio».

«Nessun vantaggio significativo per Mosca»

 Il segretario del Tesoro americano Scott Bessent, motivando la decisione, ha parlato di una mossa «per stabilizzare i mercati energetici globali sconvolti dalla guerra con l'Iran». Per Bessent si tratta di «una misura, circoscritta e di breve durata, che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione». Intervistato dal CdT, l’economista italiano Carlo Cottarelli, ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, ha lanciato un monito all'Europa: il Vecchio continente non deve cadere nella tentazione di comprare petrolio e gas da Vladimir Putin.