Donald Trump agita l'arma di Boeing contro la Cina

Boeing, suo malgrado, potrebbe finire nel tritacarne della guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti. Donald Trump, infatti, ha minacciato di imporre un controllo sulle esportazioni di componenti del costruttore americano in risposta alle restrizioni di Pechino sulle esportazioni di terre rare. Lo scorso 10 ottobre, intervenendo davanti ai giornalisti alla Casa Bianca, il presidente statunitense ha spiegato che, oltre ai software per computer, l'America potrebbe intervenire su «aeroplani e componenti per aeroplani». E ancora: «La Cina ha molti aerei Boeing, e quindi necessita di pezzi di ricambio e cose del genere».
Trump, dicevamo, ha voluto mostrare i muscoli dopo la stretta della Cina sulle cosiddette terre rare e sulle relative tecnologie. Soprattutto, il tycoon ha lanciato un segnale in vista dell'incontro con il leader cinese Xi Jinping in Corea del Sud, fra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. Trump, nello specifico, ha detto che il governo USA non si aspettava una stretta del genere. «È stato scioccante» ha ammesso il presidente degli Stati Uniti. «Da dove è arrivata questa mossa? È stato un qualcosa di improvviso. E non è una mossa che ho istigato. Non solo, non colpisce noi ma l'intero mondo».
Trump, va detto, ha spesso usato Boeing come leva per ridisegnare il commercio globale. Pechino, per contro, lo scorso aprile aveva ordinato alle compagnie cinesi di non accettare più consegne dal costruttore nordamericano visto il perdurare della guerra commerciale con Washington. E questo nonostante la stessa diplomazia di Trump avesse permesso a Boeing di strappare (promesse di) ordini importanti. L'azienda, per intenderci, è in trattative per vendere fino a 500 aerei ai vettori cinesi. Vettori cinesi che, fra l'altro, sono finiti nel mirino del Dipartimento dei Trasporti per i sorvoli dello spazio aereo russo, grazie ai quali possono offrire tratte più brevi ed economicamente più vantaggiose fra gli Stati Uniti e la Cina.
Pechino, da tempo, sta cercando di smarcarsi dall'Occidente. Attualmente, la Cina vanta 29 compagnie aeree per un totale di 1.715 aerei Boeing, mentre le consegne in sospeso al momento sono 144 e sono così suddivise, secondo i dati del portale specializzato ch-aviation: due B737 MAX 7, centodiciassette B737 MAX 8, dieci B737 MAX 10 e quindici B787-9. La maggior parte delle compagnie aeree cinesi, giova ricordarlo, non rende noti i propri ordini fino alla consegna, il che significa che il numero reale di aerei che Boeing deve consegnare è probabilmente più alto. Air China, da sola, opera 208 aeromobili Boeing ma ha solo una consegna confermata in sospeso, per un B737 MAX 8, mentre sta aspettando qualcosa come 100 COMAC C919. China Southern Airlines opera 254 aerei Boeing, con 65 B737 MAX 8 in attesa e 94 COMAC C919 pure in attesa, sempre secondo i dati di ch-aviation. Hainan Airlines opera 187 Boeing con otto B737 MAX 8 in consegna, mentre la flotta di Xiamen Airlines comprende 158 Boeing e un ordine per un B737 MAX 8. China Eastern Airlines, infine, opera una flotta di 168 Boeing, con due B737 MAX 8 e quattro B787-9 ordinati, oltre a novantacinque C919 in attesa di essere consegnati. Il divieto di esportazione – scrive proprio ch-aviation – potrebbe riguardare anche CFM International, la joint venture tra la statunitense GE Aerospace e la francese Safran Aircraft Engines, che produce motori per i modelli B737 MAX, B777 e B787.
Pechino ha lavorato e sta lavorando per far crescere la propria industria aerospaziale con il C919, ma le restrizioni statunitensi sulle esportazioni di componenti occidentali hanno rallentato la produzione. Nel 2025, per dire, consegnerà solo 25 esemplari invece dei 75 preventivati. Secondo i dati di ch-aviation, a settembre COMAC ha consegnato un totale di cinque C919: due ad Air China, uno a China Eastern Airlines e due a China Southern Airlines.
