Droni, missili, interferenze GPS: i piloti e la gestione dello stress

Quanto è difficile, oggi, fare il pilota? Tanto. Anzi, tantissimo secondo un’inchiesta di Reuters. E questo perché il carico di lavoro, in cabina, è aumentato. Per tacere delle pressioni cui sono sottoposte le compagnie, fra esplosione dei costi (a partire dal cherosene) e spazi aerei sempre più piccoli attraverso cui far passare rotte, aerei e persone.
Tanja Harter, presidente dell’European Cockpit Association, non ha usato giri di parole: «Non siamo piloti militari. Non siamo addestrati per affrontare minacce belliche in volo». Negli ultimi mesi, se non anni, la sicurezza dello spazio aereo civile è peggiorata. Di più, è precipitata. Non soltanto, pensando al Medio Oriente, per l’incedere della guerra e il lancio, massiccio, di missili e droni. Ma anche per le interferenze ai segnali GPS.
Esempi recenti e lontani
Di minacce, tornando alle parole di Harter, è (purtroppo) pieno il cielo. Di recente, un volo Air France decollato per recuperare cittadini francesi negli Emirati Arabi Uniti è stato costretto a fare dietrofront per il lancio di missili. Un volo Emirates partito da Zurigo, invece, ha dovuto aspettare – sorvolando il deserto – per ore prima di atterrare a Dubai. Il motivo? La temporanea chiusura dello scalo in seguito alla caduta di alcuni detriti di un drone iraniano intercettato. Potremmo continuare all’infinito, o quasi, anche ripescando episodi del recente passato, come un altro volo Air France finito in mezzo ai missili iraniani nell’ottobre del 2024.
C’è chi, pensiamo a Beirut, ha fatto dell’eccezionalità una nuova normalità. Lo scorso 5 marzo, un video circolato sui social mostrava gli aerei di linea staccarsi da terra nonostante gli attacchi israeliani in corso. E questo nonostante nessuno, parola di Mohammed Aziz, direttore dell’Autorità per l’aviazione civile libanese, possa «garantire che l'aeroporto non venga bombardato». In situazioni del genere, scrive sempre Reuters, non c’è spazio per le emozioni in cabina: «Sei troppo occupato per elaborare quello che succede fuori dal finestrino» ha confidato un pilota.
Anche l'Europa ha i suoi problemi
Il rischio, in ogni caso, non riguarda soltanto il Medio Oriente. La guerra in Ucraina, in corso da oltre quattro anni oramai, è stata accompagnata da una crescita, quasi esponenziale, di operazioni di disturbo da parte di Bielorussia e Russia nei cieli europei. Operazioni condotte con droni che hanno paralizzato, in determinati momenti, anche gli aeroporti del Vecchio Continente. Moritz Burger, pilota basato in Germania, ha dichiarato a Reuters di aver notato un oggetto non identificato sfilare sotto la pancia del suo aereo durante un atterraggio. «Lo abbiamo visto per un secondo, forse due. Non c’è stato tempo per reagire, non c'era manovra evasiva possibile». «Prima o poi, succederà qualcosa» gli ha fatto eco un altro pilota, Christian von D’Ahe. Gli aeroporti possono utilizzare radar, sensori di frequenza e strumenti di disturbo per contrastare i droni, mentre alcuni sistemi possono «ingannarli» facendoli deviare dalla rotta. Tuttavia, per motivi di sicurezza, gli scali non possono abbattere questi oggetti. Tim Friebe, controllore del traffico aereo in Germania e vicepresidente dell’Air Traffic Controllers European Unions Coordination, ha riferito a Reuters che i droni rappresentano una «minaccia crescente», anche e proprio perché gli aeroporti hanno spesso opzioni limitate.
L’attuale crisi, ha aggiunto Harter, è solo l’ultima di una serie di minacce alla sicurezza che il settore ha dovuto affrontare nel corso degli anni. A maggior ragione, però, potrebbe causare «paura e ansia» ai piloti. Le compagnie aeree, da tempo, dispongono di programmi di supporto tra colleghi. Ma è chiaro, fin troppo chiaro che nessun pilota vorrebbe «condividere lo spazio aereo con i missili». E così, mentre i piani di volo vengono (costantemente) aggiornati per via dell’attuale contesto geopolitico, il cielo un tempo sinonimo di libertà sembra essersi trasformato in una trincea.
