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Gli Stati Uniti «vicini» a un accordo provvisorio su Hormuz: «Atteso un annuncio oggi»

Washington punta ad annunciare oggi l'intesa, secondo Axios, in base a due fonti regionali e a un funzionario americano – L'accordo, oggetto di negoziati da diverse settimane, mira a ripristinare la tregua tra USA e Iran e a far ripartire i negoziati per un accordo sul nucleare – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Gli Stati Uniti «vicini» a un accordo provvisorio su Hormuz: «Atteso un annuncio oggi»


Red. Online
05.08.2026 06:25
10:02
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«Hormuz continuerà a lungo a essere leva geopolitica Iran»

La capacità dell'Iran di trarre profitto dallo stretto di Hormuz "diminuirà, ma potrebbe non scomparire mai del tutto" e "anche se le tariffe che l'Iran può imporre diminuiranno nel tempo, la sua influenza strategica non si affievolirà necessariamente. Anzi, potrebbe persino rafforzarsi man mano che il regime istituzionalizza la propria influenza regionale".

Lo scrive l'Economist in un'analisi intitolata 'Per quanto tempo l'Iran potrà utilizzare Hormuz come arma?' la cui conclusione è, appunto, che Teheran potrebbe continuare a sfruttare lo Stretto sia per ottenere entrate sia per mantenere una forte leva geopolitica ben oltre la fine della guerra.

L'Economist ricorda come per Hormuz passi circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Con la guerra, i Paesi del Golfo hanno cercato alternative. L'oleodotto est-ovest dell'Arabia Saudita, che evita lo stretto attraversando la penisola fino al porto Yanbu sul Mar Rosso, trasportava solo 1 milione di barili al giorno per l'esportazione prima della guerra. Oggi funziona a una capacità di 7 milioni.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno sfruttato al massimo il loro oleodotto Habshan-Fujairah, che trasporta 1,8 milioni di rispetto a 1 milione di barili al giorno prima della guerra. Circa 200.000 transitano attraverso un oleodotto iracheno più piccolo, un tempo inattivo, verso la Turchia.

I Paesi del Golfo stanno poi costruendo oleodotti alternativi, ma non saranno sufficienti a sostituire completamente lo Stretto. Inoltre anche le vie alternative hanno rischi. Per lasciare Yanbu si passa per Bab al-Mandab, vulnerabile agli attacchi Houthi alleati dell'Iran, oppure attraverso il canale di Suez, che sbocca sul Mediterraneo. Ma il 29 luglio un drone ha colpito una petroliera a Damietta, a soli 50 km in linea d'area da quello sbocco.

E, se per il petrolio esistono alcune alternative, per carburanti raffinati e gas naturale liquefatto (Gnl) sono molto limitate. Nuove infrastrutture richiederanno anni di lavori e potrebbero essere vulnerabili a nuovi attacchi.

09:19
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Houthi: «Colpita una petroliera saudita nel Mar Rosso»

Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver attaccato una petroliera saudita al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, mentre i ribelli continuano il loro dichiarato blocco marittimo dell'Arabia Saudita.

Il gruppo «ha colpito con successo la petroliera saudita 'Wafa' nel Mar Rosso settentrionale, al largo della costa di Yanbu, con diversi missili balistici», ha affermato il loro portavoce militare Yahya Saree in una dichiarazione video, aggiungendo che si tratta dell'ottava nave presa di mira dall'inizio del blocco il 22 luglio.

09:13
09:13
«Potenti bombardamenti israeliani nel sud del Libano»

Le forze israeliane hanno effettuato un potente bombardamento nella città di Kfar Tebnit, che si trova nel Libano meridionale nella zona di Nabatieh. Lo afferma l'agenzia libanese Nna, secondo cui gli israeliani hanno inoltre effettuato un nuovo massiccio bombardamento nella città di Haddatha, nel distretto di Bint Jbei.

Nna riporta inoltre, nelle ultime ore, di importanti operazioni di bombardamento nella zona di Al-Mashaa, tra le città di Al-Mansouri e Majdal Zoun nel distretto di Tiro.

L'agenzia libanese segnala pure, ieri sera e ieri pomeriggio, attacchi di droni sul quartiere di Al-Ruwais, alla periferia di Nabatieh.

09:13
09:13
«Hamas trasferirà in Turchia le attività clandestine»

Hamas si prepara a trasferire le sue attività clandestine in territorio turco. L'organizzazione terroristica ha iniziato a preparare il trasferimento delle sue attività dietro le quinte, come i dipartimenti di pianificazione e di sicurezza informatica, mentre secondo fonti palestinesi le attività pubbliche della leadership di Hamas rimarranno in territorio qatariota. Lo scrive la testata israeliana Kan News.

Hamas ha iniziato a preparare il trasferimento delle sue attività svolte dietro le quinte, come la pianificazione e i dipartimenti informatici, in territorio turco: lo ha annunciato per la prima volta questa mattina durante il programma 'This Morning' del telegiornale di Canale 2.

Ieri sera Kan ha pubblicato la notizia che le forze di sicurezza del Qatar hanno limitato gli spostamenti della leadership di Hamas sul territorio qatariota, imponendo loro di ottenere un'autorizzazione per qualsiasi ricevimento o riunione ufficiale che i leader dell'organizzazione tengano nella capitale Doha.

Ciò è dovuto alla delusione del Qatar per la decisione di Hamas di nominare Khalil al-Hayya come leader dell'organizzazione, dopo aver esercitato pressioni dietro le quinte affinché Khaled Meshaal assumesse la carica.

Al-Hayya appartiene all'asse iraniano, mentre Mashaal si considera parte dell'asse Qatar-Fratelli Musulmani. Fonti palestinesi hanno riferito a Here News che, in seguito all'elezione di Al-Hayya, il Qatar ha deciso di punire Hamas.

08:22
08:22
Netanyahu insiste: «Via da Gaza solo col completo disarmo di Hamas»

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale di «rimanere fermo» sulle sue «posizioni in materia di sicurezza. Non ci ritireremo dalle nostre attuali linee finché Hamas non sarà completamente disarmato».

Il premier israeliano ha poi aggiunto che vengono date «istruzioni ai soldati delle forze di difesa israeliane di fare tutto il necessario per difendere se stessi, i nostri territori e i nostri cittadini».

Netanyahu ha poi concluso sottolineando che «il presidente Trump e il suo team pensano di poter disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza: stiamo valutando la situazione. Ci hanno inviato una bozza, non l'abbiamo approvata e abbiamo inviato le nostre osservazioni».

08:20
08:20
Hegseth contesta la CNN sulla carenza dei missili: «Vergognatevi»

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha respinto la validità di quanto riportato dalla Cnn, secondo cui, dall'inizio della guerra all'Iran, gli Usa avrebbero esaurito l'80% dei missili intercettori Thaad e il 50% di Patriot.

«Quel titolo NON è vero, Cnn. Vergognatevi», ha scritto Hegseth su X, postando la foto di un momento della trasmissione in cui è stata presentata la vicenda con il relativo banner riassuntivo e la citazione dell'80% dei Thaad in meno.

«Non odiamo abbastanza i media delle fake news», ha aggiunto.

08:12
08:12
«Il ritardo dell'accordo tra Iran e Oman su Hormuz è l'ingerenza degli USA»

«La ragione principale del ritardo nell'accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz è l'ingerenza degli Stati Uniti e le minacce del presidente Donald Trump». Lo ha dichiarato un funzionario informato, citato da Sepah News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie.

«Finché continueranno queste manovre da parte degli Stati Uniti, l'accordo subirà dei ritardi», ha aggiunto, sottolineando che «Teheran non concluderà alcun accordo sotto la minaccia di tali azioni».

Nel frattempo, secondo PressTV, un «alto funzionario iraniano» ha affermato che «i colloqui tra Teheran e Muscat sono entrati in una nuova fase, grazie a una reciproca intesa».

L'obiettivo dei colloqui è quello di istituire un corridoio intermedio attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la navigazione sicura, tutelando al contempo i diritti dell'Iran in quanto Stato costiero. Il corridoio dovrebbe sostituire le attuali rotte settentrionali e meridionali, ha aggiunto.

07:36
07:36
«Usato l'80% degli intercettori Thaad e il 50% dei Patriot contro l'Iran»

Il conflitto con l'Iran sta esercitando una pressione senza precedenti sulle scorte di missili statunitensi, raggiungendo livelli «pericolosamente bassi». Le operazioni militari, riporta la Cnn, hanno portato all'uso di parte considerevole degli intercettori per la difesa aerea più avanzati, spingendo Washington a rivalutare i rischi di una campagna prolungata.

Le forze armate Usa hanno impiegato quasi l'80% degli intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot rispetto alle scorte pre-conflitto. Nelle ostilità, l'esercito ha usato praticamente tutti i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione a sua disposizione.

La Cnn ha aggiunto che la riduzione delle scorte di intercettori, unita alle valutazioni d'intelligence e alle pressioni degli alleati del Golfo, preoccupati per la propria difesa aerea, ha contribuito a convincere alcuni dei principali consiglieri del presidente Donald Trump a sostenere l'annullamento della vasta operazione militare prevista per lo scorso fine settimana.

Il Center for Strategic and International Studies ha stimato che, prima dell'inizio della guerra contro l'Iran, gli Stati Uniti disponessero di circa 2.200 missili Patriot (relativi alle due varianti più moderne della piattaforma) e 452 missili Thaad.

Anche i Paesi del Golfo hanno espresso nuove preoccupazioni su come la carenza di sistemi di difesa aerea potrebbe influire sulla loro capacità di contrasto di eventuali rappresaglie iraniane, qualora Trump decidesse di intensificare il conflitto in corso.

Diversi di questi Paesi fanno affidamento sui sistemi di difesa aerea statunitensi e hanno riconosciuto che la carenza di scorte potrebbe ostacolare la loro capacità di intercettare attacchi missilistici e di droni provenienti dall'Iran, in particolare se dovessero diventare bersagli in risposta a un'escalation americana.

La questione delle scorte è emersa nuovamente prima della decisione del presidente, presa lo scorso fine settimana, di annullare nuovi attacchi contro l'Iran: si tratta almeno della seconda volta nelle ultime settimane in cui gli alti consiglieri militari di Trump hanno espresso preoccupazioni specifiche riguardo alla riduzione delle munizioni statunitensi chiave, nel corso di discussioni su una possibile escalation del conflitto con l'Iran.

«Le forze armate americane sono le più potenti al mondo e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente - ha commentato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell -. Abbiamo condotto con successo numerose operazioni sotto diversi comandi operativi, garantendo al contempo che le forze armate statunitensi dispongano di un vasto arsenale di capacità per proteggere il nostro personale e i nostri interessi».

06:39
06:39
Trump: «L'accordo sull'apertura di Hormuz? Possibile oggi o giovedì»

«Sono stati fatti molti progressi» e un accordo «è possibile domani o dopodomani», vale a dire mercoledì o giovedì. È quanto ha detto Donald Trump, poco prima di imbarcarsi sull'Air Force One a Los Angeles dove è ancora martedì sera allo scopo di raggiungere Las Vegas, a una domanda sull'ipotesi rilanciata da Axios, secondo cui l'intesa sull'apertura dello Stretto di Hormuz è attesa oggi, mercoledì 5 agosto. «Mi hanno chiamato e hanno detto: 'Per favore, parliamone'. Vogliono parlare. La cosa buffa è che non l'avevano mai detto; dicono sempre: 'Non trattiamo'. Ma poi chiamano, vogliono parlare, stiamo parlando», ha aggiunto.

06:26
06:26
Il punto alle 6.00

Lo Stretto di Hormuz «si aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo, e allora lo Stretto si aprirà». Lo afferma il presidente Donald Trump in un'intervista a Fox News, assicurando che l'Iran «non avrà mai un'arma nucleare». «Eravamo ormai prossimi a un attacco enorme, il più grande dalla Seconda guerra mondiale. Poi mi hanno chiamato e hanno detto, molto cortesemente: 'Possiamo parlarne? Possiamo parlarne?'. E io ho risposto: 'Sì, possiamo parlarne. Chiudiamo la questione. Finalmente, chiudiamola», ha proseguito il tycoon, per il quale si tratta di una cosa che altri presidenti «avrebbero dovuto fare nell'arco di cinquant'anni. Sai, qui si parla del 47. presidente, ma la situazione dura ormai da anni, sono passati più di cinquant'anni. Altri presidenti o altri paesi avrebbero dovuto riuscirci. Io ho fatto ciò che dovevo fare, perché se avessero ottenuto un'arma nucleare, il mondo intero sarebbe un posto diverso. Ecco tutto»., ha concluso Trump.

In precedenza, Axios, in base a due fonti regionali e a un funzionario americano, ha riferito che Stati Uniti, Iran e Oman sono vicine all'accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz. L'accordo, oggetto di negoziati da diverse settimane, mira a ripristinare la tregua tra Usa e Iran e a far ripartire i negoziati per un accordo sul nucleare. L'intesa preliminare farebbe sue alcune richieste iraniane sui diritti di controllo del traffico nello stretto che non aveva prima della guerra. L'accordo in discussione consisterebbe in un meccanismo provvisorio di 60 giorni, potenzialmente prorogabile.

Sabato, il presidente Donald Trump ha deciso di non dare seguito alle minacce di un massiccio round di bombardamenti per dare più tempo alla diplomazia. Se non si dovesse raggiungere presto un'intesa, il tycoon potrebbe dare il via libera ad attacchi su larga scala. L'accordo in fase di definizione accoglierebbe alcune richieste dell'Iran per maggiore controllo sul traffico nello Stretto di Hormuz, che il Paese non aveva prima della guerra.

Secondo due fonti regionali, è previsto un meccanismo provvisorio di 60 giorni tra Oman e Iran nello Stretto di Hormuz, suscettibile di proroga. Tutto il traffico navale in entrata attraverso lo stretto e diretto verso il Golfo transiterebbe su una corsia settentrionale, attraversando le acque iraniane. Tutto quello in uscita verso il Mar Arabico transiterebbe su una corsia meridionale, in acque dell'Oman e in coordinamento con l'Iran. Non sarebbero applicati pedaggi o tariffe nei 60 giorni. Le parti lavorerebbero alla rimozione delle mine dalla corsia centrale dello stretto entro 30 giorni: una volta sgomberata, sarebbe usata per il traffico in entrata e in uscita, nei termini di un accordo permanente da negoziare tra Oman e Iran.

Casa Bianca, Oman e mediatori regionali pensavano di aver raggiunto l'intesa con l'Iran tre settimane fa, salvo poi vedere il Paese riprendere gli attacchi alle navi. Ciò ha portato a due settimane di scontri e a una situazione che ha sfiorato una guerra su vasta scala, ha osservato Axios, secondo cui oltre ai colloqui tra Oman e Iran, anche funzionari di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita sono stati coinvolti nella mediazione. La stessa Casa Bianca ha partecipato attivamente ai negoziati: nei giorni scorsi ci sono stati diversi contatti telefonici tra l'inviato di Trump, Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi. Araghchi ha dato l'assenso di massima nel fine settimana, pur restando in attesa del via libera della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, e del Consiglio Supremo per la Sicurezza nazionale: l'iter di approvazione è stato completato martedì, secondo un funzionario americano e una fonte regionale.