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Per il 62% degli israeliani la vittoria a Gaza promessa da Netanyahu non ci sarà

A rivelarlo è un sondaggio condotto da Channel 12 – Il 25% crede invece nella promessa del premier – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Per il 62% degli israeliani la vittoria a Gaza promessa da Netanyahu non ci sarà
Red. Online
04.08.2026 07:17
23:46
23:46
Netanyahu: «Andremo via da Gaza solo con il completo disarmo di Hamas»

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale di «rimanere fermo» sulle sue «posizioni in materia di sicurezza. Non ci ritireremo dalle nostre attuali linee finché Hamas non sarà completamente disarmato».

Il premier israeliano ha poi aggiunto che vengono date «istruzioni ai soldati delle forze di difesa israeliane di fare tutto il necessario per difendere se stessi, i nostri territori e i nostri cittadini».

Netanyahu ha poi concluso sottolineando che «il presidente Trump e il suo team pensano di poter disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza: stiamo valutando la situazione. Ci hanno inviato una bozza, non l'abbiamo approvata e abbiamo inviato le nostre osservazioni».

23:17
23:17
Centcom: «La rotta meridionale attraverso Hormuz resta libera e aperta»

La rotta meridionale attraverso lo Stretto di Hormuz rimane «libera e aperta» a tutte le navi commerciali che intendono attraversare una «via navigabile internazionale». Lo riferisce il Comando centrale militare Usa (Centcom), secondo cui «negli ultimi tre mesi, le forze statunitensi hanno assistito oltre 1.000 navi nell'attraversamento dello stretto, nonostante le ingiustificate aggressioni iraniane». Tali transiti, si legge ancora nel post su X, «proseguono tuttora».

20:39
20:39
USA: «Colloqui Israele-Libano cominciati oggi a Roma»

«Sulla scia dello slancio generato dall'incontro del presidente (statunitense Donald) Trump con il presidente (libanese Joseph) Aoun e il primo ministro (israeliano Benyamin) Netanyahu, nonché dal successo dell'avvio delle prime zone pilota nel Libano meridionale, le ultime trattative facilitate dagli Stati Uniti tra Israele e Libano sono iniziate oggi a Roma e continueranno fino all'8 agosto».

Lo ha scritto il portavoce del Dipartimento di stato statunitense Tommy Pigott. «Queste discussioni - spiega - riuniscono squadre tecniche di entrambi i governi per promuovere l'implementazione completa del quadro trilaterale, inclusi il processo delle zone pilota, la smilitarizzazione verificata di Hezbollah (organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese) e altre minacce alla sicurezza sostenute dall'Iran, il ridispiegamento delle forze israeliane dal Libano meridionale e la preparazione del terreno per un accordo di pace e sicurezza completo.»

«Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a sostenere entrambi i governi mentre portano avanti questo processo in modo che garantisca una sicurezza duratura per entrambi i paesi, elimini le minacce alla sicurezza per Israele e ripristini l'autorità statale libanese in tutto il sud».

20:05
20:05
Delhi: «Cargo indiano attaccato e affondato nel Mar Rosso»

Il ministero degli esteri di New Delhi denuncia che «una nave commerciale battente bandiera indiana, l'Msv Faize Noore Oliya» ha subito «un attacco» ed «è affondata nel Mar Rosso al largo delle coste dello Yemen». Stando a quanto scrive l'agenzia di stampa indiana Asian News International (ANI) sul proprio sito, il ministero della navigazione indiano ha indicato che «tutti i quattordici marinai a bordo (tra cui tredici cittadini indiani) sono stati tratti in salvo dalla guardia costiera yemenita e condotti al porto di Mokha», sulle coste del Mar Rosso.

L'agenzia di stampa indiana Press Trust of India (Pti) riporta che secondo il ministro indiano della navigazione, Sarbananda Sonowal, la nave è stata colpita da un missile che ne ha provocato «il capovolgimento e l'affondamento». «Il perdurare degli attacchi nella regione desta profonda preoccupazione», ha indicato da parte sua il ministero degli esteri di New Delhi affermando che «è necessario porre fine agli attacchi contro le navi commerciali e ripristinare al più presto la libertà di navigazione e di commercio sulle rotte internazionali della regione, in conformità con il diritto internazionale».

16:40
16:40
Rubio: «Progressi con l'Iran per la riapertura di Hormuz»

«Sono stati compiuti progressi» nei colloqui con l'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ha detto il segretario di stato degli USA Marco Rubio parlando con i giornalisti al Dipartimento di Stato. Il ministro degli esteri americano ha tuttavia precisato che «non si è ancora giunti a una conclusione definitiva. Speriamo che ciò avvenga a brevissimo».

Sullo Stretto di Hormuz, ha detto Rubio, «c'è un dialogo nei negoziati in cui siamo coinvolti tra Oman e Iran su come consentire a un maggior numero di navi di attraversarlo in sicurezza nel breve termine, mentre ci muoviamo verso i colloqui a lungo termine sul nucleare. Sono stati fatti progressi, ma non si è ancora giunti a una conclusione. Confidiamo sia finalizzata a brevissimo».

Il segretario di Stato, nel corso della firma di un accordo sul nucleare civile con il vicepresidente del Paraguay Pedro Alliana, ha aggiunto che «ci sono navi in transito attraverso lo Stretto e sta passando petrolio. Lo Stretto è aperto».

15:20
15:20
Gli USA: «Un possibile accordo per riaprire Hormuz oggi o domani»

Un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz con «libertà di navigazione» potrebbe essere raggiunto già oggi o domani, ha detto il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent secondo quanto riporta l'emittente televisiva americana di notizie economiche CNBC.

«Siamo in trattative con gli iraniani», ha dichiarato Bessent. «C'è la possibilità che si raggiunga un accordo oggi o domani per riaprire lo Stretto e procedere verso una posizione più normalizzata in questo conflitto». «Si tratterebbe di libertà di movimento», ha affermato il segretario al Tesoro quando gli è stato chiesto se all'Iran sarebbe stato consentito di imporre un pedaggio.

14:53
14:53
Reuters: «Gli USA hanno esaurito in Iran quasi tutti i loro missili»

Secondo tre fonti a conoscenza dei dati, l'esercito USA ha esaurito gran parte delle sue scorte di missili a lungo raggio ad alta precisione durante i cinque mesi di guerra con l'Iran, sollevando preoccupazioni sulla prontezza delle forze armate per futuri conflitti.

I missili in questione sono principalmente i sistemi missilistici terra-terra dell'esercito, noti come Army Tactical Missile Systems (Atacms) e Precision Strike Missiles (PrSM). Gli Stati Uniti hanno utilizzato «praticamente tutte» queste armi, secondo due delle fonti. Lo scrive la Reuters sul suo sito. Il livello di esaurimento delle scorte di Atacms e Precision Strike Missiles non era stato precedentemente reso noto.

Le munizioni a lungo raggio rappresentano una parte importante dell'arsenale militare, consentendo attacchi precisi da una distanza di sicurezza. I missili Atacms forniti dagli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave nella guerra in Ucraina, consentendo alle forze ucraine di attaccare obiettivi in Russia.

Il PrSM è una generazione più recente e avanzata che sostituirà gli Atacms, i quali hanno una gittata inferiore. Gli analisti affermano che tali armi - che costano oltre un milione di dollari ciascuna - sarebbero importanti anche in un eventuale conflitto con la Cina. Le fonti si sono rifiutate di specificare quante munizioni di ciascun tipo fossero ancora disponibili negli Stati Uniti.

Una quarta persona a conoscenza della questione ha affermato che, sebbene il Comando Centrale (Central Command), che sovrintende alle forze statunitensi in Medio Oriente, abbia quasi esaurito le scorte di missili terrestri di cui disponeva prima dell'inizio della guerra, è stato in grado di rifornirsi con materiali provenienti da altre aree del mondo.

Rispondendo a una richiesta di commento, il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato: «Le forze armate americane sono le più potenti al mondo e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente. Abbiamo condotto con successo numerose operazioni in tutti i comandi operativi, garantendo al contempo che le forze armate statunitensi possiedano un vasto arsenale di capacità per proteggere il nostro popolo e i nostri interessi».

13:08
13:08
Houthi: «Abbiamo attaccato un aeroporto saudita»

Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha affermato che il gruppo armato sostenuto dall'Iran ha «colpito con successo un obiettivo sensibile appartenente al nemico saudita presso l'aeroporto di Najran utilizzando un drone».

Saree ha aggiunto che l'attacco all'aeroporto meridionale vicino al confine con lo Yemen è stato «una risposta alla violazione dello spazio aereo sui governatorati di Saada e Hajjah da parte del nemico saudita tramite droni».

L'attacco degli Houthi arriva mentre le tensioni con l'Arabia Saudita si acuiscono dopo che i ribelli hanno dichiarato un blocco marittimo contro Riad e colpito le sue navi.

10:31
10:31
I vertici di Hamas incontrano il capo dell'intelligence turca a Istanbul

Il capo dei servizi segreti turchi (Mit), Ibrahim Kalin, ha avuto un incontro a Istanbul con una delegazione di Hamas, guidata dal leader Khalil al-Hayya, nel contesto della seconda fase del piano per porre fine al conflitto, che prevede il disarmo del gruppo palestinese e il ritiro dell'Idf dalla Striscia di Gaza.

Secondo quanto hanno riferito fonti all'agenzia Anadolu, durante i colloqui è stata sottolineata la «risposta positiva» di Hamas per la seconda fase del piano mentre «entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per l'intensificarsi delle operazioni militari israeliane a Gaza».

Il capo dell'intelligence turca ha ribadito il sostegno di Ankara per Gaza attraverso sforzi politici e iniziative umanitarie. «I partecipanti hanno riaffermato gli sforzi congiunti di Turchia, Qatar ed Egitto per contribuire a garantire la pace a Gaza, e la delegazione di Hamas ha ringraziato il presidente Recep Tayyip Erdogan per gli sforzi di mediazione di Ankara», hanno aggiunto le fonti.

09:52
09:52
Iran: «Volevamo colpire l'Ucraina, ma abbiamo rinunciato»

Mohsen Rezaei, alto funzionario iraniano, ha dichiarato che il suo Paese era «pronto ad attaccare tre località in Ucraina, ma dopo le scuse del Paese, abbiamo annullato l'attacco».

Le dichiarazioni di Rezaei - scrivono i media internazionali - sono state pronunciate nel contesto delle minacce di Teheran come rappresaglia per l'insolito attacco ucraino avvenuto a fine luglio contro una nave iraniana nel Mar Caspio.

Secondo Kiev, nell'attacco «a lungo raggio sono state colpite nel Mar Caspio navi utilizzate per il trasporto di materiale bellico destinato all'Iran, nonché una nave da guerra».

09:37
09:37
Pezeshkian: «Ci difenderemo, ma l'Iran non vuole espandere la guerra»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l'Iran non sta cercando di espandere la guerra o di continuarla, sottolineando che la Repubblica islamica continuerà a difendere i suoi confini.

«Il conflitto, sia esso in un quartiere, in una città, in un Paese o tra Paesi, è una malattia che è emersa. Difenderemo i nostri confini ma non stiamo cercando di espandere la guerra o di continuarla», ha affermato Pezeshkian.

«In queste circostanze, dobbiamo lavorare per costruire una società sana, in modo che il nemico non sia tentato di entrarvi, lacerare il nostro tessuto sociale e distruggerlo», ha aggiunto il presidente iraniano, come riferisce l'emittente Iran International.

07:18
07:18
Il punto alle 7.15

Un «proiettile non identificato» ha colpito una nave mercantile nello Stretto di Hormuz, riferisce l'agenzia marittima britannica Ukmto senza menzionare feriti o danni. L'incidente è avvenuto a circa 37 km a nordest della città omanita di Al Khasab.

Intanto, secondo un sondaggio condotto da Channel 12, il 62% degli israeliani intervistati non crede che Israele raggiungerà mai la «vittoria totale» promessa dal premier Benyamin Netanyahu a Gaza, rispetto al 25% che invece ci crede. Lo riporta The Times of Israel. La rilevazione condotta in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre mostra una situazione di stallo persistente: gli attuali partiti sionisti di opposizione otterrebbero 56 seggi, il blocco del primo ministro Netanyahu 50, il partito centrista provvisoriamente denominato Casa Sionista 4, e i partiti a maggioranza araba Ra'am e Hadash-Ta'al 5 ciascuno. Dato che Casa Sionista, guidata da Chili Tropper e Yoaz Hendel, ha annunciato l'intenzione di entrare a far parte di una coalizione anti-Netanyahu, il blocco sionista di opposizione si troverebbe a 60 seggi, poco al di sotto della maggioranza nella Knesset, la camera alta del Parlamento composta da 120 membri.