Guerra in Iran, Dubai perde oltre il 30% di passeggeri

Nel 2025, l'aeroporto internazionale di Dubai aveva chiuso l'anno con 95,2 milioni di passeggeri. Cifre da capogiro, già, che cozzano (e non poco) con la realtà di oggi. Il primo semestre del 2026, infatti, racconta un'altra storia. Di mezzo, manco a dirlo, c'è la guerra in Iran. Oggi, 26 agosto, Dubai Airports – società che gestisce sia Dubai International sia Al Maktoum International – ha snocciolato i conti del traffico da gennaio a giugno. I passeggeri? 31,5 milioni, per un calo del 31,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Che botta.
Nel dettaglio, i movimenti aerei sono stati 150.600 (-32,1%) mentre il carico merci si è fermato a 751.340 tonnellate (-28,7%). Mesi di conflitto e incertezza che, inevitabilmente, hanno pesato. Dubai, d'altro canto, dopo il 28 febbraio e lo scoppio della guerra congiunta israelo-americana è stata pesantemente colpita dai missili e dai droni dell'Iran. Dubai International è stato chiuso, a più riprese, per ragioni di sicurezza. Provocando uno scossone di proporzioni globali.
I singhiozzi di Dubai hanno spinto le compagnie, Swiss in testa, a rivedere le proprie operazioni. Il vettore elvetico ha sospeso i voli da e per l'Emirato rimandando, di volta in volta, la ripresa. L'ultimo termine è stato fissato per il prossimo 24 ottobre. «Per ragioni operative» ha fatto sapere la stessa Swiss. Nel frattempo, la compagnia di bandiera ha spostato capacità: fra il 1. aprile e il 31 maggio ha aggiunto un secondo collegamento giornaliero su Delhi, a giugno ha annunciato che i voli supplementari per l'India proseguiranno fino a fine ottobre.
Paul Griffiths, amministratore delegato di Dubai Airports, tornando sulla situazione nel Golfo Persico ha spiegato: «Il primo semestre dell'anno ha messo alla prova ogni parte del sistema aeronautico ma ha dimostrato la nostra capacità di reazione». E ancora: «Man mano che la capacità torna, la domanda risponde. Un discorso, questo, che vale in modo particolare per DXB, dove i transiti internazionali rappresentano una quota importante del traffico». Griffiths, forte della progressione – 3,5 milioni di passeggeri in aprile, 4,5 in maggio, 5 milioni in giugno – confida in una seconda metà dell'anno più solida e sostenuta. Il contorno, per contro, rimane quello degli ultimi mesi: lo Stretto di Hormuz, di fatto, è chiuso con effetti e conseguenze che vanno ben al di là del singolo settore, l'aviazione, mentre l'EASA, l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea, raccomanda sempre di evitare completamente (anche) gli Emirati Arabi Uniti. Il motivo? «Gli sforzi iraniani per mantenere il controllo sullo Stretto di Hormuz, i ripetuti attacchi contro navi mercantili e le relative azioni militari statunitensi creano rischi elevati» all'interno degli spazi aerei della regione.
