L'approfondimento

«Il mio volo è stato cancellato»: l'analisi del caos in Medio Oriente

Con Andrea Giuricin, docente universitario ed esperto di aviazione, affrontiamo i risvolti di quanto sta accadendo: sia per gli scali di Dubai e Doha, fra gli altri, sia per le compagnie
©Altaf Qadri
Marcello Pelizzari
01.03.2026 12:00

Voli cancellati, sospesi, nella migliore delle ipotesi dirottati su altri scali. E ancora: aeroporti e spazi aerei chiusi, passeggeri bloccati, clima generale di incertezza. Per tacere di quanto accaduto allo scalo di Dubai. L'attacco all'Iran per mano di Israele e Stati Uniti, unitamente alla risposta di Teheran, muscolare, hanno fatto precipitare, in poche ore, la situazione. Sì, il Medio Oriente è nel caos. Nei cieli della regione, ma non solo, la situazione resta critica. Delicata, anche. Ne abbiamo parlato con Andrea Giuricin, amministratore delegato di TRA Consulting, docente universitario ed esperto di aviazione.

«Gli scali mediorientali di Dubai, Abu Dhabi e Doha, nel complesso, fanno circa 180 milioni di passeggeri all'anno» esordisce il nostro interlocutore. «Molto di questo traffico è diretto dall'Europa all'Asia, tramite appunto questi hub». È chiaro, dunque, «che la chiusura degli spazi aerei e i droni caduti sugli aeroporti di Abu Dhabi e Dubai stanno avendo e avranno un impatto enorme. Parliamo, nello specifico, di mezzo milione di passeggeri al giorno. Se riportiamo il dato sulla settimana, siamo di fronte a qualcosa di impressionante».

Swiss, compagnia di bandiera elvetica, ha reagito all'istante sospendendo i voli da e per Tel Aviv e cancellando, a corto termine, i collegamenti da e per Dubai. Una scelta logica, che altri vettori – non solo all'interno del Gruppo Lufthansa – hanno imitato. Una scelta, però, che ha e avrà conseguenze sul piano economico. I danni maggiori, in questo senso, graveranno però sui nomi grossi della zona. Ovvero, Emirates, Qatar ed Etihad. «È difficile – prosegue Giuricin – dire al momento quanto soffriranno le tre compagnie-faro dei rispettivi Emiri. Evidentemente, molto se non tutto dipenderà da quanto dureranno le chiusure. Al contempo, è proprio questo clima di incertezza a mettere sotto pressione gli operatori». 

Non finisce qui. Il Medio Oriente, per chi mastica un po' di aviazione, è un crocevia fondamentale fra Europa e Asia. Tradotto: da qui passano i corridoi utilizzati da tutti per le rotte a lunga percorrenza

Non finisce qui. Il Medio Oriente, per chi mastica un po' di aviazione, è un crocevia fondamentale fra Europa e Asia. Tradotto: da qui passano i corridoi utilizzati da tutti per le rotte a lunga percorrenza. Con i cieli russi chiusi da quattro anni, quantomeno alle compagnie occidentali, gli spazi per volare in queste ore si sono ridotti. Tanto, tantissimo, con concentrazioni pazzesche ad esempio in Georgia. «Bisogna appunto tenere presente che lo spazio aereo russo è chiuso alle compagnie aeree europee, a quelle giapponesi e a quelle coreane» sottolinea l'esperto. «Abbiamo, a un lato, corridoi molto stretti e, dall'altro, allungamenti dei tempi di percorrenza per gran parte delle destinazioni asiatiche». 

Di riflesso, «la situazione è molto critica, anche incerta, proprio perché non sappiamo quanto dureranno questi attacchi da parte dell'Iran verso gli Emirati Arabi, il Qatar e altri Paesi dell'area. Possiamo azzardare che le perdite economiche saranno importanti. Milioni di passeggeri, svizzeri compresi, sono già stati colpiti dalle chiusure ed è complicato, ora come ora, capire che cosa succederà. Vi do un numero per capire la dimensione del problema: Dubai, lo scorso anno, ha gestito 95 milioni di passeggeri, è il primo scalo al mondo per numero di viaggiatori internazionali. Ha numeri più alti perfino di Londra Heathrow. Doha, dal canto suo, è nella top10 di questa speciale graduatoria. Per un settore come quello aereo, non avere una data certa per il ritorno alla normalità rappresenta un grande elemento di instabilità».