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«I dazi di Trump sono illegali»: buone notizie in vista per la Svizzera?

Lo ha stabilito una Corte d'appello federale: il presidente USA ha applicato tariffe in base a una legge degli anni '70 solitamente utilizzata per imporre sanzioni - Il tycoon, però, farà ricorso alla Corte Suprema
©AARON SCHWARTZ / POOL
Michele Montanari
30.08.2025 10:30

(Aggiornato alle 10.30) I dazi di Trump? Sono in gran parte illegali. Lo ha stabilito ieri una Corte d'appello federale, la quale ha inflitto un duro colpo al programma economico del presidente USA. Nel mirino della giustizia, in particolare, sono finite le tariffe considerate più severe e la sentenza, sottolinea il New York Times, potrebbe avere l'effetto di un terremoto politico ed economico internazionale.

La Corte d’appello, di fatto, conferma la sentenza iniziale di un tribunale di grado inferiore, emessa a maggio, secondo cui Trump non aveva l'autorità illimitata di imporre tassazioni su larga parte delle importazioni negli Stati Uniti. Tuttavia, i giudici d'appello hanno rinviato l'esecuzione del loro provvedimento fino a metà ottobre, consentendo ai dazi di rimanere in vigore in modo che l'amministrazione possa presentare ricorso alla Corte Suprema.

Nella sentenza viene spiegato che «la legge conferisce al presidente un'autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un'emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare». Trump ha giustificato le serie di dazi ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Questa legge del 1977 conferisce al presidente il potere di affrontare minacce «insolite e straordinarie» durante le emergenze nazionali.

La IEEPA non menziona i dazi

La decisione del tribunale getta quindi ulteriori dubbi sulla legalità della strategia commerciale di Trump, basata su una legge degli anni ’70, solitamente utilizzata per imporre sanzioni in casi eccezionali contro determinate Nazioni. Il tycoon ha invece imposto dazi ingenti e arbitrari a decine di partner commerciali degli USA senza reali emergenze. Trump ha sfruttato la IEEPA per aumentare le entrate e fare pressione sui partner commerciali affinché negozino accordi favorevoli per gli Stati Uniti.

Stando alla sentenza, «sembra improbabile che il Congresso, emanando l'IEEPA, intendesse discostarsi dalla sua prassi passata e concedere al presidente un'autorità illimitata per imporre dazi. La legge non menziona i dazi (o alcuno dei suoi sinonimi) né prevede garanzie procedurali che contengano chiari limiti al potere del Presidente di imporre dazi», prosegue la Corte federale. Qualche ora prima della sentenza, i principali consiglieri economici del presidente USA avevano espresso particolare preoccupazione per il destino degli accordi commerciali che gli Stati Uniti avevano stipulato con altri governi.

Il tycoon ha passato i primi mesi del suo ritorno alla Casa Bianca a insistere sul fatto che i suoi dazi avrebbero reso l'America «di nuovo ricca», evocando lo spettro della Grande Depressione se la sua capacità di imporre tariffe elevate ai partner commerciali fosse stata ridotta.

In un post sui social media pubblicato dopo la sentenza, Trump ha criticato duramente la corte e le sue conclusioni, annunciando un imminente ricorso alla Corte Suprema.

«Oggi una Corte d'appello fortemente faziosa ha erroneamente affermato che i nostri dazi dovrebbero essere rimossi, ma sa che alla fine vinceranno gli Stati Uniti d'America. Se questi dazi venissero eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese», ha scritto il tycoon.

E la Svizzera?

La decisione, scrive Politico, solleva inoltre dubbi sugli accordi che il tycoon ha stipulato con l'Unione Europea, il Giappone, la Corea del Sud e altri importanti partner commerciali. La sentenza in questione non è però direttamente connessa ai dazi del 39% inflitti alla Svizzera, i quali non fanno parte del pacchetto legato alla IEEPA, bensì alle tariffe del «Giorno della Liberazione» imposte lo scorso 7 agosto, che hanno portato ad una telefonata di fuoco tra Donald Trump e la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter. Tuttavia, i media internazionali evidenziano come la giustizia americana si sia opposta alle tariffe più severe (quelle oltre al 15% previste dal Trade Act), quindi il caso potrebbe fare giurisprudenza e alleviare il peso che grava sulla Svizzera, la quale ha subito un durissimo colpo in diversi settori, da quello dell'ingegneria meccanica fino a quello alimentare, passando per il mercato orologiero.

Storia a sé è invece riservata alla farmaceutica elvetica, colpita da dazi elevati sulla base di un'indagine statunitense (ancora in corso) per verificare se i medicinali importati rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale. Se l'inchiesta dovesse stabilire questa fattispecie, l'industria farmaceutica resterebbe colpita dalla tassazione del 39%.

Fentanyl, acciaio, auto e Cina

La recente sentenza minaccia pure i dazi che Trump ha imposto a Cina, Canada e Messico per fare pressione su questi Paesi affinché intervengano con maggior forza per impedire l'ingresso negli Stati Uniti di fentanyl e sostanze chimiche utilizzate nelle droghe.

La contestazione in tribunale, sottolinea la Associated Press, non riguarda le aliquote su acciaio, alluminio e automobili straniere, imposte dal presidente americano dopo le indagini del Dipartimento del Commercio, il quale aveva concluso che tali importazioni rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale.

La sentenza inoltre non include i dazi che Trump ha imposto alla Cina durante il suo primo mandato – e che il presidente Joe Biden ha mantenuto – dopo che un'indagine governativa aveva stabilito che Pechino utilizzava pratiche sleali per dare alle proprie aziende tecnologiche un vantaggio rispetto ai rivali americani.

Con il Trade Act tariffe del 15%

Inutile dire che se i dazi più severi venissero eliminati, per la Confederazione sarebbe una buonissima notizia, in quanto scenderebbero al 15% stabilito dal Trade Act. Trump può infatti utilizzare una legge alternativa alla IEEPA per imporre tasse sulle importazioni, ma queste limiterebbero il potere di azione del capo della Casa Bianca. Ad esempio, nella sua decisione di maggio, la Corte commerciale aveva osservato che Trump ha sì il potere di imporre dazi, ma questo è limitato appunto ai sensi del Trade Act del 1974, una legge che permette di applicare aliquote fino a un massimo del 15% e per soli 150 giorni ai Paesi con cui gli Stati Uniti registrano ingenti deficit commerciali.

Interpellato dalla Reuters, Josh Lipsky, presidente della Divisione economia internazionale dell'Atlantic Council, ha spiegato che la nuova sentenza pone «l'intera agenda economica di Trump su una potenziale rotta di collisione con la Corte Suprema. È diversa da qualsiasi cosa abbiamo mai visto».

Nonostante la maggioranza conservatrice (6 a 3), non è scontato che la Corte Suprema accolga il ricorso dell'Amministrazione Trump. Negli ultimi anni si è infatti dimostrata ostile alle interpretazioni «espansive» di vecchie leggi volte a conferire ai presidenti maggiori poteri.

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