Mondo
La diretta
Trump avrebbe rinunciato complice la mancanza di unità militari adeguate nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi – Annunciato il comitato esecutivo per rendere «operativa la visione del Board of Peace» per Gaza – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
LIVE

12:02
12:02
Reinhard Schulze: «L'Iran è in una fase terminale, potrebbe cadere entro il 15 marzo»
L'Iran è in una fase terminale: lo sostiene il noto islamologo svizzero e tedesco Reinhard Schulze, secondo cui il regime di Teheran, soffocato da una crisi economica irreversibile e da una ribellione ormai endemica, potrebbe collassare entro poche settimane.
«Gli osservatori dicono che potrebbe accadere entro il 15 marzo», afferma l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. La previsione, sebbene congetturale, si basa su un crollo valutario inarrestabile e su una rabbia popolare che ha superato ogni punto di non ritorno.
Secondo il professore emerito all'università di Berna e conoscitore dell'Iran, il paese è a un punto di svolta epocale, paragonabile alla Siria del 2012, prima della guerra civile. «Il momento delle proteste non è affatto finito», afferma Schulze. «Il regime lo teme, tanto da voler prolungare il blocco di internet fino a metà marzo. Apparentemente, la leadership teme che le proteste possano ancora trasformarsi in un movimento di insurrezione».
Lo specialista dipinge un quadro in cui la rabbia popolare, alimentata da anni di crisi economica e repressione, ha superato un punto in cui non può più essere fermata. «La rabbia si è accumulata a lungo», spiega. «All'origine di queste proteste sono state questioni economiche, sono iniziate nel bazaar. A queste si sono unite le esperienze di protesta dal 2009 in poi. All'improvviso c'era la speranza di poter sollevare la questione del potere. Non si può più tornare indietro».
Uno degli elementi cruciali dell'analisi di Schulze riguarda la possibile spaccatura all'interno dell'apparato di sicurezza. In Iran coesistono due forze armate distinte: l'esercito regolare e i Guardiani della rivoluzione. «I Guardiani hanno già preso il potere e decidono la strategia futura», afferma l'esperto. «Hanno dichiarato guerra alla società». Ma il vero «giocatore decisivo» potrebbe essere l'esercito regolare, da sempre in una posizione di subordinazione. «L'esercito potrebbe provare a ricondurre all'ordine i Guardiani della rivoluzione, il che porterebbe a un colpo di stato militare». «L'esercito non si sente particolarmente obbligato verso il regime: ha tradizioni che rimandano ancora al vecchio regime imperiale».
Questa frattura apre scenari imprevedibili e potrebbe essere accelerata da una figura simbolica: Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià in esilio. «È un populista nazionale», lo definisce Schulze. «Reclama il suo mandato dicendo di essere stato chiamato dal popolo. Si atteggia a persona neutrale, a 'padre degli iraniani'». La sua influenza, seppur dall'estero, è un ulteriore elemento di pressione su un regime che vede erodersi ogni consenso.
Oltre alla repressione e alla rabbia sociale, a minare le fondamenta della Repubblica islamica è un collasso economico che il quasi 73enne definisce inarrestabile. «La Sepah-Bank minaccia di crollare», avverte, riferendosi alla potente banca controllata dai Guardiani della rivoluzione. «Con un tasso di cambio di 1 dollaro per 1,8 milioni di rial il collasso valutario non può più essere fermato».
È da questa constatazione che emerge una possibile data per un crollo, quella del 15 marzo: si tratta di ipotesi, ma basate su argomenti economico-politici precisi. «I bancomat a un certo punto sono vuoti, poi non c'è più nulla. Questo porta a un disastro economico che il governo non può più evitare. Neanche i Guardiani della rivoluzione, che in sostanza hanno spodestato il governo, sono in grado di ricreare fiducia. Prima o poi l'agonia termina e il regime crolla».
In questo contesto esplosivo, Schulze attribuisce alla Svizzera un ruolo «decisivo». Oltre al canale diplomatico che già gestisce come potenza protettrice degli interessi statunitensi in Iran, l'esperto avanza una richiesta precisa: la Confederazione dovrebbe classificare i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica, come hanno fatto gli Stati Uniti. «Questa è probabilmente l'unica possibilità, ora, di mostrare da che parte si sta».
Secondo l'intervistato un passo del genere non sarebbe una violazione della neutralità, ma una scelta di campo a favore di valori universali. «I Guardiani della rivoluzione hanno dimostrato di non avere una legittimità politica. E questo significa anche per la Svizzera che non può tirarsi fuori», conclude.
11:33
11:33
Khamenei attacca Trump: «È colpevole per le vittime»
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei attacca il presidente americano Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni.
«Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana», ha detto l'ayatollah in occasione della festività islamica dell'Eid al-Mab'ath, secondo quanto riporta il suo profilo su X.
11:30
11:30
Gaza: neonata di 27 giorni muore per il freddo nella Striscia
Una neonata di 27 giorni è morta a causa del freddo estremo a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Lo scrive la agenzia palestinese Wafa, che cita fonti mediche, secondo cui la bambina, Aisha Ayesh al-Agha, è deceduta a Khan Younis a causa del freddo intenso.
Il numero di bambini morti nella Striscia di Gaza a causa del freddo estremo dall'inizio della stagione è salito a otto, a causa della grave carenza di aiuti umanitari e della mancanza di materiale per il riscaldamento, sottolinea Wafa.
Le fonti mediche hanno dichiarato che l'incidente evidenzia la gravità della situazione umanitaria nella Striscia, soprattutto per i bambini e gli sfollati che vivono in tende fragili e mal equipaggiate per resistere al freddo. I residenti della Striscia di Gaza soffrono per la mancanza di alloggi e assistenza medica, e per la mancanza di materiale per il riscaldamento a causa della carenza di carburante, in un clima tempestoso, freddo e piovoso.
10:12
10:12
L'Iran starebbe pianificando di abbandonare definitivamente l'internet globale
Secondo attivisti iraniani specializzati in diritti digitali, l'Iran sta pianificando di abbandonare definitivamente l'internet globale, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal regime. Lo scrive il Guardian.
«È in corso un piano confidenziale per trasformare l'accesso a internet internazionale in un privilegio governativo», secondo un rapporto di Filterwatch, un'organizzazione che monitora la censura di internet in Iran, che cita diverse fonti iraniane. «I media statali e i portavoce del governo hanno già segnalato che si tratta di un cambiamento permanente, avvertendo che l'accesso illimitato non tornerà dopo il 2026».
Secondo il piano, gli iraniani in possesso di autorizzazione di sicurezza o che hanno superato i controlli governativi avrebbero accesso a una versione filtrata dell'internet globale, ha affermato Amir Rashidi, leader di Filterwatch. Tutti gli altri iraniani avrebbero accesso solo all'internet nazionale: un internet domestico e parallelo, isolato dal resto del mondo.
Il blocco del web in corso in Iran è iniziato l'8 gennaio, dopo 12 giorni di crescenti proteste anti-regime. È uno dei più gravi blocchi di Internet della storia, più a lungo del blocco della rete realizzato in Egitto nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ieri avrebbe dichiarato ai media iraniani che la rete internazionale rimarrà inaccessibile almeno fino al Nowruz, il capodanno persiano, che di solito cade attorno al 20 marzo.
08:37
08:37
«Il Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì»
Il presidente americano Donald Trump era incline a ordinare un attacco contro l'Iran martedì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Gli ufficiali americani sono andati a dormire aspettandosi di ricevere l'ordine finale e colpire mercoledì.
Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di unità militari adeguate nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto.
Media: «Il Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì»
08:36
08:36
Il punto alle 8
Il presidente americano Donald Trump annuncia la formazione del comitato esecutivo per rendere «operativa la visione del Board of Peace» per Gaza. I componenti sono il segretario di stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, Tony Blair, Marc Rowan, Ajay Banga e Robert Gabriel. Il comitato, si legge in una nota, è «composto da leader con esperienza in diplomazia, sviluppo, infrastrutture e strategia economica.
«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l'attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca, dove si precisa che S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di Alto Rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi.
«Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a sostenere questo quadro di transizione, lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano Globale. Il Presidente invita tutte le parti a collaborare pienamente con il NCAG, il Board of Peace e la Forza Internazionale di Stabilizzazione per garantire la rapida e proficua attuazione del Piano Globale», mette in evidenza la nota, aggiungendo che ulteriori nomine saranno annunciate nelle prossime settimane.
