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Trump avrebbe rinunciato complice la mancanza di unità militari adeguate nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi – Annunciato il comitato esecutivo per rendere «operativa la visione del Board of Peace» per Gaza – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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23:30
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Domani in Iran riaprono le scuole, erano chiuse da una settimana
Le autorità iraniane hanno deciso di riaprire le scuole a Teheran e in altre città domani, giorno feriale nel Paese. Le scuole erano chiuse dal 10 gennaio in risposta all'ondata di proteste che hanno invaso la repubblica islamica. Lo ha riportato l'agenzia di stampa ISNA. Anche gli esami programmati nelle principali università iraniane, che erano stati rinviati a causa delle manifestazioni, riprenderanno il 24 gennaio, ha aggiunto l'agenzia.
Le autorità iraniane hanno altresì annunciato oggi di aver arrestato esponenti della minoranza Bahai, accusati di essere membri attivi in ;;quelle che hanno definito «rivolte». Lo ha riportato l'agenzia di stampa Tasnim, dopo l'ondata di proteste che ha colpito il Paese. I Bahai, la più grande minoranza religiosa non musulmana dell'Iran, subiscono regolarmente persecuzioni e la Repubblica islamica ha accusato i suoi membri di essere spie legate a Israele. «È stata identificata una rete di 32 membri della setta di spionaggio Bahai, attivi nelle rivolte e negli atti di vandalismo, e 12 agenti principali sono stati arrestati, mentre 13 sono stati convocati», ha dichiarato il ministero dell'Intelligence, citato da Tasnim. Secondo la stessa fonte, la loro rete era attiva in tutto l'Iran, compresa la capitale Teheran e «il loro nascondiglio principale si trovava a Mashhad», nell'est.
18:50
18:50
Trump: «È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran»
Donald Trump invoca la fine del regime dell'ayatollah Ali Khamenei. «È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran», ha detto il presidente a Politico. Khamenei «è colpevole della completa distruzione del paese e dell'uso di violenza a livelli mai visti prima», ha detto Trump, sottolineando che affinché l'Iran continui a funzionare «la leadership dovrebbe concentrarsi sulla corretta gestione del paese, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull'uccisione di migliaia di persone per mantenere il paese».
«Il suo paese è il peggior posto in cui vivere»
Khamenei «è un uomo malato che dovrebbe governare il suo paese in modo appropriato e smetterla di uccidere persone. Il suo Stato è il peggior posto al mondo in cui vivere a causa della sua pessima leadership», ha messo in evidenza Trump.
16:28
16:28
«Lo statuto del Board of Peace slega Trump da cambiamenti politici»
Lo statuto del Consiglio per la pace (Board of Peace, volto a contribuire alla ricostruzione di Gaza) del presidente statunitense Donald Trump è stato inviato a decine di capi di Stato insieme a una lettera d'invito a far parte del Consiglio stesso. È stato il sito del quotidiano israeliano di orientamento di sinistra Haaretz a svelarne il contenuto, sottolineando che l'organismo contiene misure che lo posizionano in concorrenza con le Nazioni Unite.
Non a caso lo statuto si apre sottolineando la necessità di «un organismo internazionale per la costruzione della pace più agile ed efficace», aggiungendo che una pace duratura richiede «il coraggio di abbandonare (...) istituzioni che troppo spesso hanno fallito». Sempre secondo il documento, il Consiglio lavorerà per «ripristinare un buon governo affidabile e legittimo e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate dal conflitto », al posto di altre organizzazioni.
Lo statuto considera la presidenza un ruolo personale piuttosto che legato alla presidenza degli Stati Uniti, affermando che «Donald J. Trump sarà il primo presidente del Board of Peace», senza alcun riferimento alla carica di presidente, a un mandato fisso, o a cambiamenti politici.
Lo statuto inoltre lega i privilegi di appartenenza degli Stati ai contributi finanziari, prevedendo un'esenzione speciale per i principali donatori: mentre la maggior parte degli Stati membri è limitata a mandati triennali. Lo statuto infatti stabilisce che «il mandato triennale non si applica agli Stati membri che versano più di un miliardo di dollari (circa 802 milioni di franchi al cambio attuale) in fondi in contanti al Board of Peace entro il primo anno dall'entrata in vigore dello statuto», consentendo di fatto ai sostenitori più facoltosi di mantenere i propri seggi a tempo indeterminato, a discrezione del presidente.
15:53
15:53
Trump sul Board of Peace: «È il momento di trasformare i sogni in realtà»
«È il momento di trasformare i sogni in realtà»: questo è uno dei passaggi della lettera di invito al Consiglio per la pace (Board of Peace, volto a contribuire alla ricostruzione di Gaza) firmata dal presidente statunitense Donald Trump rivolta ai leader che ne faranno parte.
La missiva è stata pubblicata sulla rete sociale X dal presidente dell'Argentina Javier Milei, che l'ha ricevuta e ha ringraziato l'omologo americano.
«È per me un grande onore invitarvi a unirvi a me in uno sforzo storico e grandioso per consolidare la pace in Medio Oriente e, allo stesso tempo, intraprendere un nuovo e audace approccio alla risoluzione del conflitto globale», scrive Trump nella lettera. «È un onore aver ricevuto l'invito», ha dal canto suo commentato Milei.
«Il 29 settembre ho annunciato il Piano globale per porre fine al conflitto di Gaza - prosegue la missiva. Ora è il momento di trasformare tutti questi sogni in realtà. Al centro del piano c'è il Consiglio per la pace, il più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova organizzazione internazionale e amministrazione governativa di transizione. Il nostro sforzo riunirà un illustre gruppo di nazioni pronte ad assumersi la nobile responsabilità di costruire una pace duratura».
13:15
13:15
Khamenei: «Spezzeremo la schiena ai sediziosi»
Ali Khamenei, Guida suprema dell'Iran, ha affermato che le autorità «devono spezzare la schiena ai sediziosi». L'86.enne ha anche sostenuto che l'obiettivo degli Stati Uniti è «il dominio militare, politico ed economico» dell'Iran.
«Abbiamo ricevuto notizie secondo cui la Repubblica Islamica starebbe preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha ripetutamente sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni restano sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica attaccasse le risorse americane, la Repubblica Islamica si troverebbe ad affrontare una forza molto, molto potente. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump». È quanto si legge nell'account X del Dipartimento di Stato USA in lingua farsi.
13:13
13:13
«Trump ha invitato Erdogan a far parte del Board per Gaza»
Donald Trump ha «invitato» il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a far parte del Board of Peace per Gaza. Lo comunica la presidenza turca. Ieri era stato annunciato che Hakan Fidan, il ministro degli Esteri turco, farà parte del consiglio esecutivo del Consiglio per la Pace.
«Il 16 gennaio 2026, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in qualità di presidente fondatore del Board of Peace, ha inviato una lettera invitando il nostro presidente Recep Tayyip Erdogan a diventare membro fondatore del Board», ha scritto Burhanettin Duran, direttore delle comunicazioni della Repubblica Turca
13:12
13:12
Tony Blair ha dichiarato di essere «onorato» di essere nel Consiglio per la pace per Gaza
L'ex primo ministro britannico Tony Blair ha dichiarato di essere «onorato» di essere stato scelto dal leader statunitense Donald Trump per far parte di un nuovo consiglio direttivo per contribuire alla ricostruzione di Gaza.
«Ringrazio il presidente Trump per la sua leadership nell'istituzione del Board of Peace e sono onorato di essere stato nominato nel suo Consiglio esecutivo», ha dichiarato ad Afp il politico veterano ed ex inviato del quartetto delle Nazioni Unite per il Medio Oriente.
Il nome di Blair, inizialmente dato per certo nella composizione del Consiglio di Pace, era stato più volte messo in dubbio nelle settimane successive all'annuncio del piano di pace in 20 punti per la Striscia.
12:02
12:02
Reinhard Schulze: «L'Iran è in una fase terminale, potrebbe cadere entro il 15 marzo»
L'Iran è in una fase terminale: lo sostiene il noto islamologo svizzero e tedesco Reinhard Schulze, secondo cui il regime di Teheran, soffocato da una crisi economica irreversibile e da una ribellione ormai endemica, potrebbe collassare entro poche settimane.
«Gli osservatori dicono che potrebbe accadere entro il 15 marzo», afferma l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. La previsione, sebbene congetturale, si basa su un crollo valutario inarrestabile e su una rabbia popolare che ha superato ogni punto di non ritorno.
Secondo il professore emerito all'università di Berna e conoscitore dell'Iran, il paese è a un punto di svolta epocale, paragonabile alla Siria del 2012, prima della guerra civile. «Il momento delle proteste non è affatto finito», afferma Schulze. «Il regime lo teme, tanto da voler prolungare il blocco di internet fino a metà marzo. Apparentemente, la leadership teme che le proteste possano ancora trasformarsi in un movimento di insurrezione».
Lo specialista dipinge un quadro in cui la rabbia popolare, alimentata da anni di crisi economica e repressione, ha superato un punto in cui non può più essere fermata. «La rabbia si è accumulata a lungo», spiega. «All'origine di queste proteste sono state questioni economiche, sono iniziate nel bazaar. A queste si sono unite le esperienze di protesta dal 2009 in poi. All'improvviso c'era la speranza di poter sollevare la questione del potere. Non si può più tornare indietro».
Uno degli elementi cruciali dell'analisi di Schulze riguarda la possibile spaccatura all'interno dell'apparato di sicurezza. In Iran coesistono due forze armate distinte: l'esercito regolare e i Guardiani della rivoluzione. «I Guardiani hanno già preso il potere e decidono la strategia futura», afferma l'esperto. «Hanno dichiarato guerra alla società». Ma il vero «giocatore decisivo» potrebbe essere l'esercito regolare, da sempre in una posizione di subordinazione. «L'esercito potrebbe provare a ricondurre all'ordine i Guardiani della rivoluzione, il che porterebbe a un colpo di stato militare». «L'esercito non si sente particolarmente obbligato verso il regime: ha tradizioni che rimandano ancora al vecchio regime imperiale».
Questa frattura apre scenari imprevedibili e potrebbe essere accelerata da una figura simbolica: Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià in esilio. «È un populista nazionale», lo definisce Schulze. «Reclama il suo mandato dicendo di essere stato chiamato dal popolo. Si atteggia a persona neutrale, a 'padre degli iraniani'». La sua influenza, seppur dall'estero, è un ulteriore elemento di pressione su un regime che vede erodersi ogni consenso.
Oltre alla repressione e alla rabbia sociale, a minare le fondamenta della Repubblica islamica è un collasso economico che il quasi 73enne definisce inarrestabile. «La Sepah-Bank minaccia di crollare», avverte, riferendosi alla potente banca controllata dai Guardiani della rivoluzione. «Con un tasso di cambio di 1 dollaro per 1,8 milioni di rial il collasso valutario non può più essere fermato».
È da questa constatazione che emerge una possibile data per un crollo, quella del 15 marzo: si tratta di ipotesi, ma basate su argomenti economico-politici precisi. «I bancomat a un certo punto sono vuoti, poi non c'è più nulla. Questo porta a un disastro economico che il governo non può più evitare. Neanche i Guardiani della rivoluzione, che in sostanza hanno spodestato il governo, sono in grado di ricreare fiducia. Prima o poi l'agonia termina e il regime crolla».
In questo contesto esplosivo, Schulze attribuisce alla Svizzera un ruolo «decisivo». Oltre al canale diplomatico che già gestisce come potenza protettrice degli interessi statunitensi in Iran, l'esperto avanza una richiesta precisa: la Confederazione dovrebbe classificare i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica, come hanno fatto gli Stati Uniti. «Questa è probabilmente l'unica possibilità, ora, di mostrare da che parte si sta».
Secondo l'intervistato un passo del genere non sarebbe una violazione della neutralità, ma una scelta di campo a favore di valori universali. «I Guardiani della rivoluzione hanno dimostrato di non avere una legittimità politica. E questo significa anche per la Svizzera che non può tirarsi fuori», conclude.
11:33
11:33
Khamenei attacca Trump: «È colpevole per le vittime»
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei attacca il presidente americano Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni.
«Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana», ha detto l'ayatollah in occasione della festività islamica dell'Eid al-Mab'ath, secondo quanto riporta il suo profilo su X.
11:30
11:30
Gaza: neonata di 27 giorni muore per il freddo nella Striscia
Una neonata di 27 giorni è morta a causa del freddo estremo a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Lo scrive la agenzia palestinese Wafa, che cita fonti mediche, secondo cui la bambina, Aisha Ayesh al-Agha, è deceduta a Khan Younis a causa del freddo intenso.
Il numero di bambini morti nella Striscia di Gaza a causa del freddo estremo dall'inizio della stagione è salito a otto, a causa della grave carenza di aiuti umanitari e della mancanza di materiale per il riscaldamento, sottolinea Wafa.
Le fonti mediche hanno dichiarato che l'incidente evidenzia la gravità della situazione umanitaria nella Striscia, soprattutto per i bambini e gli sfollati che vivono in tende fragili e mal equipaggiate per resistere al freddo. I residenti della Striscia di Gaza soffrono per la mancanza di alloggi e assistenza medica, e per la mancanza di materiale per il riscaldamento a causa della carenza di carburante, in un clima tempestoso, freddo e piovoso.
10:12
10:12
L'Iran starebbe pianificando di abbandonare definitivamente l'internet globale
Secondo attivisti iraniani specializzati in diritti digitali, l'Iran sta pianificando di abbandonare definitivamente l'internet globale, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal regime. Lo scrive il Guardian.
«È in corso un piano confidenziale per trasformare l'accesso a internet internazionale in un privilegio governativo», secondo un rapporto di Filterwatch, un'organizzazione che monitora la censura di internet in Iran, che cita diverse fonti iraniane. «I media statali e i portavoce del governo hanno già segnalato che si tratta di un cambiamento permanente, avvertendo che l'accesso illimitato non tornerà dopo il 2026».
Secondo il piano, gli iraniani in possesso di autorizzazione di sicurezza o che hanno superato i controlli governativi avrebbero accesso a una versione filtrata dell'internet globale, ha affermato Amir Rashidi, leader di Filterwatch. Tutti gli altri iraniani avrebbero accesso solo all'internet nazionale: un internet domestico e parallelo, isolato dal resto del mondo.
Il blocco del web in corso in Iran è iniziato l'8 gennaio, dopo 12 giorni di crescenti proteste anti-regime. È uno dei più gravi blocchi di Internet della storia, più a lungo del blocco della rete realizzato in Egitto nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ieri avrebbe dichiarato ai media iraniani che la rete internazionale rimarrà inaccessibile almeno fino al Nowruz, il capodanno persiano, che di solito cade attorno al 20 marzo.
08:37
08:37
«Il Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì»
Il presidente americano Donald Trump era incline a ordinare un attacco contro l'Iran martedì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Gli ufficiali americani sono andati a dormire aspettandosi di ricevere l'ordine finale e colpire mercoledì.
Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di unità militari adeguate nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto.
Media: «Il Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì»
08:36
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Il punto alle 8
Il presidente americano Donald Trump annuncia la formazione del comitato esecutivo per rendere «operativa la visione del Board of Peace» per Gaza. I componenti sono il segretario di stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, Tony Blair, Marc Rowan, Ajay Banga e Robert Gabriel. Il comitato, si legge in una nota, è «composto da leader con esperienza in diplomazia, sviluppo, infrastrutture e strategia economica.
«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l'attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca, dove si precisa che S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di Alto Rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi.
«Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a sostenere questo quadro di transizione, lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano Globale. Il Presidente invita tutte le parti a collaborare pienamente con il NCAG, il Board of Peace e la Forza Internazionale di Stabilizzazione per garantire la rapida e proficua attuazione del Piano Globale», mette in evidenza la nota, aggiungendo che ulteriori nomine saranno annunciate nelle prossime settimane.
