Il peso della guerra in Medio Oriente: il gruppo Lufthansa potrebbe lasciare a terra 40 aerei

Donald Trump insiste: «Nelle prossime settimane colpiremo l'Iran e lo riporteremo all'età della pietra». Una dichiarazione carica di forza e, di per sé, autocelebrativa, pronunciata durante l'atteso discorso alla nazione. Una dichiarazione, ancora una volta, accompagnata dalla promessa di una guerra breve, se non brevissima: «Finiremo il lavoro, e lo finiremo molto velocemente. Ci stiamo avvicinando alla fine». In venti minuti di discorso, tuttavia, il tycoon non ha saputo indicare una data precisa. Né una tempistica a livello di exit strategy. Informazioni, queste, che i mercati attendevano con una certa ansia.
Il conflitto in Medio Oriente continua, dunque. O, peggio, non si sa quando terminerà. Con buona pace dei citati mercati. E delle compagnie aeree, confrontate fra le altre cose a una contrazione della domanda, a un aumento dei costi del carburante e a un continuo dribbling di rotte e corridoi per evitare le zone più calde. Handelsblatt, quotidiano economico tedesco, riferisce ad esempio che il Gruppo Lufthansa – di cui fa parte anche Swiss – starebbe valutando internamente la possibilità di tenere a terra alcuni aerei. Proprio per far fronte all'aumento dei costi e a una domanda, citiamo, «più incerta».
Concretamente, secondo il quotidiano Lufthansa potrebbe mettere fuori servizio, temporaneamente, una ventina di apparecchi. Se la situazione dovesse perdurare o, addirittura, aggravarsi, il Gruppo potrebbe spingersi fino a quaranta velivoli. Una prima misura, leggiamo, che riguarderebbe nello specifico gli aerei più vecchi della flotta, in ogni caso prossimi alla dismissione, per una riduzione della capacità del 2,5% secondo quanto riferito in una riunione del personale convocata con breve preavviso, scrive sempre Handelsblatt. La motivazione principale? Il massiccio aumento dei prezzi del carburante. Un aspetto, questo, di cui ha parlato recentemente anche Ryanair. Con toni più o meno cupi: «Se la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale delle nostre forniture, forse il 10%, il 20% o il 25%, possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno» ha dichiarato l'amministratore delegato della low cost irlandese, Michael O'Leary.
È vero che, come aveva confermato Swiss peraltro, che il Gruppo Lufthansa acquista carburante con un anticipo di sei mesi per garantire le operazioni, assicurando così l'85% dei movimenti. Ma la quota non coperta, ribadisce Handelsblatt, sta comportando costi aggiuntivi pari a circa 1,5 miliardi di euro. Non solo, con la chiusura di molti corridoi, complice appunto la guerra in Medio Oriente, gli aerei effettuano rotte più lunghe e, di riflesso, consumano più cherosene. È vero che, nel breve periodo, compagnie come Swiss stanno traendo vantaggio dalla situazione riorientando le proprie capacità su altre rotte, come Nuova Delhi, i cui collegamenti sono stati raddoppiati, ma l'effetto stando ad Handelsblatt non dovrebbe durare a lungo. Il settore, insomma, si starebbe preparando a un periodo con meno viaggiatori. E, dunque, a una riduzione delle rispettive flotte. Ne ha parlato, al Corriere della Sera, l'amministratore delegato di ITA Airways Joerg Eberhart, con particolare riferimento agli Airbus A321neo.
