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La nuova Guida suprema iraniana è stata nominata la scorsa domenica dall'Assemblea degli esperti – Swiss prolunga la sospensione dei voli per Dubai fino al 28 marzo – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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21:17
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Iran: «Distruggeremo le infrastrutture di petrolio e gas nella regione»
L'Iran ha minacciato di devastare l'industria petrolifera e del gas della regione se le sue infrastrutture energetiche dovessero essere attaccate durante la guerra con Stati Uniti e Israele.
«Diamo fuoco al petrolio e al gas della regione al minimo attacco alle infrastrutture energetiche e ai porti iraniani», ha dichiarato un portavoce del comando operativo centrale dell'esercito iraniano, noto come Khatam al-Anbiya.
18:23
18:23
«Dall'Iran comportamento vergognoso e crimini di guerra»
Un «comportamento vergognoso, inaccettabile sia dal diritto islamico che dal diritto internazionale umanitario» e che «costituisce un crimine di guerra»: così il segretario generale della Lega araba, Aboul Gheit, ha condannato l'attacco iraniano al porto di Salalah in Oman, una «brutale aggressione» con missili che hanno danneggiato diversi serbatoi di carburante all'interno del porto.
Ancor più grave, evidenzia Gheit, l'attacco contro un Paese, l'Oman, «che si è sforzato in ogni modo possibile di risparmiare alla regione e all'Iran il flagello della guerra attraverso notevoli sforzi di mediazione».
«Il deliberato attacco dell'Iran a siti civili e infrastrutture vitali nella regione del Golfo, l'inquinamento dell'ambiente marino con l'affondamento di gigantesche petroliere in un mare semichiuso, l'impatto sugli impianti di desalinizzazione e il bombardamento di impianti petroliferi rappresentano una minaccia per il tessuto stesso della vita civile», ha aggiunto.
Jamal Roshdy, portavoce del segretario generale, ha sottolineato che «lo scetticismo dell'Iran riguardo all'identità dei responsabili dell'attacco al porto di Salalah in Oman non diminuisce la sua chiara responsabilità per la pericolosa situazione che ha creato nella regione del Golfo».
Intanto l'Egitto torna a condannare gli attacchi iraniani nel Golfo e, consultati Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Bahrein, Oman e Germania, sottolinea la necessità di «sviluppare una visione nuova e completa per la sicurezza regionale, in cooperazione con partner regionali e internazionali amici».
La priorità - ha detto il ministro degli esteri egiziano Badr Abdelatty durante i colloqui - va data alla sicurezza nazionale araba, all'attivazione dell'Accordo di difesa araba congiunta e alla formazione di una forza araba congiunta, «considerando questa l'unica garanzia per preservare la sicurezza e la sovranità degli Stati arabi di fronte alle attuali minacce».
Durante i colloqui telefonici avuti questa mattina, Abdelatty ha ribadito la condanna dell'Egitto per i recenti attacchi, in particolare quello contro il porto di Salalah, nel Sultanato dell'Oman, così come per quelli contro il Qatar e la regione del Golfo in generale.
Ha espresso il «categorico rifiuto dell'Egitto per la persistente aggressione iraniana» e ha sottolineato la necessità di «una cessazione immediata di queste azioni, che violano apertamente il diritto internazionale e minacciano la stabilità regionale».
I ministri hanno convenuto - riporta una nota del ministero egiziano - «che non vi è alternativa a una soluzione diplomatica per contenere l'escalation della situazione e che è imperativo intensificare la comunicazione, le azioni e gli sforzi per porre fine al conflitto attraverso un dialogo continuo con tutte le parti interessate».
18:22
18:22
«Israele ha postato un video vecchio di attacchi a Gerusalemme»
«Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme, uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro del Pianto, dalla Moschea di al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro». Lo scrive su X il ministero degli Esteri israeliano postando il video del luogo colpito dall'ordigno iraniano.
«Proteggere le vite e la sicurezza dei fedeli viene prima di tutto. Ecco perché la preghiera in tutti i luoghi sacri è stata temporaneamente sospesa», aggiunge il messaggio.
In realtà il video risale al 28 febbraio, primo giorno di guerra. Le immagini - già pubblicate su alcuni media israeliani il 1. marzo - vengono utilizzate per motivare la decisione delle autorità israeliane di chiudere l'area. Ieri i Paesi islamici avevano protestato per la chiusura dei luoghi sacri durante il Ramadan.
18:04
18:04
La popolazione iraniana è infuriata per gli attacchi al patrimonio culturale
Luoghi iconici del patrimonio culturale iraniano che hanno resistito agli sconvolgimenti della storia sono stati duramente colpiti dalla guerra di USA e Israele, facendo infuriare la popolazione.
Come riporta il «New York Times», nella città di Isfahan i raid aerei israeliani hanno danneggiato diversi dei gioielli culturali più preziosi dell'Iran: il Palazzo Ali Qapu e il palazzo e il giardino di Chehel Sotoun, risalenti alla dinastia safavide del XVII secolo, hanno subito gravi danni, stando alle foto e video pubblicati dal ministero della cultura iraniano.
L'onda d'urto di lunedì ha anche fatto crollare le piastrelle turchesi dell'iconica Moschea Jameh, ritenuta un gioiello dell'architettura persiana e islamica.
Solo una settimana prima il palazzo Golestan, risalente al XIV secolo e divenuto in seguito la sede della dinastia Qajar, è stato gravemente danneggiato durante un attacco a una stazione di polizia nel centro di Teheran.
Gli scatti dei siti storici distrutti dai missili hanno scatenato la rabbia di molti iraniani, che in interviste e post sulle reti sociali si chiedono come la guerra, presumibilmente condotta contro il governo e l'esercito della Repubblica islamica, abbia finito per colpire la loro identità culturale.
«Per me i monumenti antichi sono importanti quanto le vite umane, perché mi collegano al passato - ha spiegato in un post Mojtaba Najafi, eminente studiosa e ricercatrice iraniana -. La loro distruzione significa che la mia memoria viene demolita».
Mentre una portavoce dell'Unesco, Monia Adjiwanou, ha fatto sapere che l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura «è profondamente preoccupata per le segnalazioni di distruzione che stanno colpendo i siti del patrimonio culturale in Medio Oriente, in particolare in Iran e nei paesi limitrofi».
17:15
17:15
Iran: «Non stiamo minando lo Stretto di Hormuz»
L'Iran non sta minando lo Stretto di Hormuz: ad affermarlo è il viceministro degli esteri di Teheran, Majid Takht-Ravanchi in un'intervista all'AFP in cui gli è stato chiesto delle notizie secondo cui la Repubblica islamica avrebbe posato mine nella via d'acqua strategica. «Assolutamente no. Questo non è vero», ha detto Takht-Ravanchi.
L'Iran ha permesso alle navi di alcuni paesi di attraversare lo Stretto di Hormuz, ha aggiunto il viceministro: «alcuni paesi ci hanno già parlato della possibilità di attraversare lo stretto e abbiamo collaborato con loro».
«Riteniamo che i Paesi che hanno aderito all'aggressione non dovrebbero beneficiare di un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz», ha sottolineato.
16:36
16:36
«Mojtaba l'ha ordinato, Hormuz resta chiuso»
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno promesso di mantenere chiuso lo strategico Stretto di Hormuz, dopo l'appello del nuovo leader della Repubblica Islamica, l'ayatollah Mojtaba Khamenei.
«In risposta all'ordine del comandante in capo, infliggeremo i colpi più duri al nemico aggressore, mantenendo la strategia di chiusura dello Stretto di Hormuz», ha dichiarato il comandante della marina delle Guardie Alireza Tangsiri in un post su X.
16:25
16:25
Ancora 1.900 turisti svizzeri bloccati in Medio Oriente
Circa 1.900 turisti svizzeri sono tuttora bloccati in vari paesi del Medio Oriente in seguito alla guerra scatenata dall'attacco israelo-statunitense contro l'Iran. Il dato, aggiornato ad oggi a mezzogiorno dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), corrisponde alle persone registrate su Travel Admin, l'applicazione del DFAE pensata per aiutare i cittadini a spostarsi in modo più sicuro e organizzato.
La maggior parte dei viaggiatori elvetici, ovvero 1100, si trova negli Emirati Arabi Uniti, 230 sono in Oman e 190 in Qatar.
15:44
15:44
Colpita Gerusalemme vicino alla città vecchia
«Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme, uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro del Pianto, dalla Moschea di al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro». Lo scrive su X il ministero degli esteri israeliano postando il video del luogo colpito dall'ordigno iraniano.
«Proteggere le vite e la sicurezza dei fedeli viene prima di tutto. Ecco perché la preghiera in tutti i luoghi sacri è stata temporaneamente sospesa», aggiunge il messaggio.
15:32
15:32
Foto satellitari mostrano 3 buchi in sito nucleare Taleghan
Sono state pubblicate le prime immagini satellitari del sito di Taleghan, nel delicato complesso militare iraniano di Parchin a 30 chilometri da Teheran, colpito dalle Forze di difesa israeliane (IDF): nelle immagini si vedono tre grandi buchi nella struttura di cemento con cui era stato coperto l'impianto dopo la guerra dei 12 giorni a giugno. «I fori ricordano quelli documentati nel sito di Fordow dopo un altro attacco, e potrebbero indicare l'uso di bombe penetranti anti-bunker», scrive «Yedioth Ahronot».
L'esercito israeliano ha dichiarato che Teheran ha cercato di utilizzare la struttura per promuovere capacità legate allo sviluppo di armi nucleari. Precedenti immagini satellitari di ottobre 2025 avevano documentato lavori di fortificazione attorno al sito, inizialmente una struttura portante, poi un tetto metallico e a febbraio una copertura di cemento.
Il complesso di Parchin è considerato uno dei più grandi e sensibili centri dell'industria militare iraniana, dove sono immagazzinate infrastrutture militari pesanti, tra cui produzione e stoccaggio di testate, motori e sistemi per missili e armamenti. Nel sito operano anche strutture per la riparazione e la manutenzione di sistemi dell'industria militare pesante.
15:26
15:26
Petroliera raggiunge l'India passando dallo Stretto Hormuz
«La petroliera Suezmax Shenlong, che trasporta greggio saudita, è arrivata al porto di Mumbai», in India, «dopo aver attraversato lo stretto» di Hormuz: lo scrive la Reuters sul suo sito web aggiungendo che la nave sarebbe giunta oggi.
«La nave battente bandiera liberiana è stata la prima nave porta-greggio a raggiungere l'India dal Medio Oriente da quando è scoppiata la guerra» in Medio Oriente, riporta sempre la Reuters citando i dati di LSEG, il gestore della Borsa di Londra. Precedentemente, una fonte governativa indiana aveva dichiarato alla Reuters che l'Iran avrebbe consentito alle petroliere indiane di transitare nello Stretto di Hormuz, ma un'altra fonte iraniana aveva negato il raggiungimento di un accordo in tal senso.
15:14
15:14
Parla Khamenei: «Non ci ritireremo mai»
«Noi non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri, vendicheremo il sangue di tutti i nostri cittadini. I nostri nemici pagheranno il prezzo, perché ci sarà una vendetta». Lo ha detto la nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei.
Nel suo primo messaggio da quando è stato nominato dall'Assemblea negli esperti domenica, l'ayatollah ha affermato che «finora è stata ottenuta una vendetta limitata per il sangue dei martiri, ma finché non sarà pienamente realizzata, questo continuerà ad avere la priorità. Il crimine deliberatamente commesso dal nemico nel caso della scuola 'Shajarah Tayyiba' a Minab e in altri casi simili occupano un posto speciale».
«Garantisco a tutti che non ci asterremo dal vendicare il sangue dei nostri martiri. La vendetta che intendiamo compiere non è legata solo al martirio del grande leader della rivoluzione (Ali Khamenei, ndr), ma di ogni appartenente alla nazione martirizzato dal nemico», ha aggiunto.
Mojtaba Khamenei ha anche dichiarato che «la leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione». «Abbiamo studiato l'apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza ed è estremamente vulnerabile. Questi saranno attivati se la situazione di guerra persiste e in base agli interessi nazionali», ha aggiunto la nuova Guida suprema. «Dobbiamo sconfiggere il nemico e la nostra forza ci aiuterà a farlo.»
L'ayatollah ha poi affermato che «i paesi della regione devono assumersi la responsabilità per gli aggressori della nostra amata patria e per gli assassini del nostro popolo. Raccomando loro di chiudere quelle basi il prima possibile, perché ormai devono aver capito che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna».
«Da anni il nemico installa gradualmente basi in alcuni paesi confinanti. Nel recente attacco sono state utilizzate alcune di queste basi e, come avevamo avvertito, abbiamo colpito solo le basi, senza attaccare quei paesi», ha aggiunto Mojtaba Khamenei, sottolineando che «chiederemo un risarcimento al nemico e, se dovesse rifiutare, prenderemo la maggior parte dei suoi beni che riterremo opportuni. Se ciò non fosse possibile, distruggeremo una quantità equivalente di beni».
La nuova Guida suprema ha poi espresso «la mia sincera gratitudine ai combattenti del Fronte della Resistenza. Consideriamo i paesi del Fronte della Resistenza i nostri migliori amici e parte integrante dei valori della rivoluzione islamica».
«Non c'è dubbio che la solidarietà tra le componenti del Fronte di Resistenza abbrevierà il cammino verso la liberazione dalla sedizione sionista. Il coraggioso e leale Yemen non ha mai smesso di difendere il popolo oppresso di Gaza, il devoto Hezbollah è accorso in aiuto della Repubblica Islamica nonostante tutte le difficoltà, e la resistenza irachena ha coraggiosamente seguito la stessa linea», ha aggiunto.
«Promettiamo alla defunta Guida suprema» Ali Khamenei «che seguiremo il percorso e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato e chiedo a tutti i diversi leader politici dell'Iran di fare del proprio meglio per mostrare unità», ha concluso il 56enne.
Mojtaba Khamenei non è apparso in pubblico: una speaker ha letto la sua dichiarazione sulla tv di Stato, con l'immagine del leader sullo sfondo.
14:31
14:31
Swiss sospende i voli per Dubai fino al 28 marzo
La guerra in Medio Oriente continua a sconvolgere il traffico aereo internazionale: Swiss si vede così costretta a prolungare la sospensione dei suoi voli per Dubai fino al 28 marzo. In un comunicato la compagnia aerea elvetica motiva la decisione con le significative riduzioni del traffico imposte dalle autorità aeroportuali della città degli Emirati Arabi Uniti (EAU), alle prese con gravi limitazioni legate al conflitto in corso. Inizialmente, i collegamenti erano stati cancellati fino al 15 marzo. Il prolungamento della sospensione riguarda tutti i vettori del gruppo Lufthansa, che oltre a Swiss comprende Lufthansa, ITA Airways, Austrian Airlines ed Eurowings.
Swiss tenterà di ottenere deroghe
Nonostante il blocco, Swiss non getta la spugna: l'azienda fa sapere che, in collaborazione con le autorità locali, tenterà di ottenere deroghe per mantenere attivi alcuni collegamenti: si sta verificando se sia possibile ottenere singole autorizzazioni al decollo. La società avverte però che non esiste alcuna garanzia circa l'ottenimento di tali permessi o il rispetto degli orari desiderati. Swiss vuole comunque rassicurare i passeggeri e spiegare le ragioni profonde della sua scelta. «Il nostro obiettivo è riprendere i voli per Dubai il prima possibile e riportare a casa i passeggeri interessati», si legge nella nota. «La sicurezza dei viaggiatori e degli equipaggi rimane però la nostra priorità assoluta ed è il presupposto fondamentale per effettuare qualsiasi volo. La situazione locale viene monitorata continuamente e con la massima attenzione».
Rammarico per i disagi ai passeggeri
La compagnia ha espresso rammarico per i disagi arrecati ai passeggeri, assicurando che tutti i viaggiatori con prenotazioni sui voli cancellati potranno aggiornare il loro collegamento gratuitamente su date alternative o richiedere il rimborso integrale del biglietto.
Altre compagnie riorganizzano la propria offerta
Mentre Swiss frena, altre compagnie del gruppo cercano di riorganizzare la propria offerta. Lufthansa, ad esempio, ha già annunciato l'attivazione di voli supplementari verso Asia e Africa per sopperire alla chiusura delle rotte mediorientali. Da parte sua la sorella minore di Swiss, Edelweiss, ha optato per una strategia simile: il vettore ha prolungato la sospensione di tutti i voli per l'Oman almeno fino al 2 maggio, contemporaneamente ha però deciso di potenziare l'offerta su altre destinazioni a lungo raggio. Secondo quanto riportato dal portale specializzato Travelnews e confermato da un portavoce di Edelweiss all'agenzia Awp tra il 3 aprile e il 2 maggio 2026 sarà operato un volo aggiuntivo settimanale da Zurigo verso le Maldive, per rispondere alla domanda di viaggiatori in cerca di mete alternative e sicure.
Ancora 2450 svizzeri in Medio Oriente
Mentre le compagnie aeree cercano di districarsi tra le maglie di un cielo sempre più complesso da gestire non si attenua la preoccupazione per i cittadini elvetici ancora presenti nell'area di crisi. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), aggiornati a martedì, sono ancora 2450 i viaggiatori svizzeri nella regione registrati su Travel Admin, l'applicazione del DFAE pensata per aiutare i cittadini a spostarsi in modo più sicuro e organizzato. La maggior parte di loro, 1400 persone, si trova proprio negli Emirati Arabi Uniti, dove la situazione aeroportuale è più critica. Seguono l'Oman con 310 viaggiatori e il Qatar con 270. Numeri ben più consistenti riguardano i residenti svizzeri stabilmente all'estero: 25'400 vivono in Israele, 5400 negli Emirati Arabi Uniti e 1100 in Libano.
14:29
14:29
Air France e Klm aumentano tariffe dei voli a lungo raggio
Air France e Klm hanno aumentato le tariffe sui voli a lungo raggio in risposta allo shock petrolifero causato dalla guerra in Iran. Lo ha annunciato il gruppo all'Afp. «L'attuale situazione geopolitica in Medio Oriente ha portato a un aumento significativo e improvviso dei prezzi del carburante, in particolare del cherosene. Di conseguenza, Air France e Klm stanno aumentando le loro tariffe sui voli a lungo raggio per i biglietti emessi a partire da mercoledì 11 marzo 2026», afferma il gruppo Air France-Klm.
Più specificamente, «in classe economica, le tariffe aumenteranno di 50 euro andata e ritorno», ha affermato il gruppo aereo franco-olandese, seguendo le orme di altre compagnie aeree che hanno annunciato supplementi negli ultimi giorni, come SAS, Cathay Pacific, Air India e Qantas. Swiss ha per contro rinunciato finora ad aumentare il suo supplemento per il carburante.
12:46
12:46
Il più vasto attacco di Hezbollah su Israele questa notte
L'esercito israeliano ha dichiarato che Hezbollah ha lanciato nella notte circa 200 razzi contro Israele, in quello che ha descritto come la «più grande raffica» di raid del gruppo libanese dall'inizio della guerra. «Hezbollah ha programmato un attacco simultaneo con l'Iran lanciando razzi e droni contro città e comunità in tutto Israele. I numeri (sono) di circa 200 razzi, circa 20 droni sommati ai missili balistici lanciati dall'Iran nello stesso momento», ha dichiarato il portavoce militare Nadav Shoshani, ai giornalisti in un briefing. «Si è trattato del più grande bombardamento di Hezbollah» dall'inizio della guerra.
Colpito un sito in Iran
L'esercito israeliano ha poi annunciato di aver colpito un sito in Iran, che a suo dire sarebbe utilizzato dalla Repubblica Islamica per sviluppare armi nucleari. «L'aeronautica militare israeliana, agendo su precise informazioni di intelligence delle Idf, ha colpito un ulteriore sito del programma nucleare iraniano», ha dichiarato l'esercito, sostenendo che «il complesso di Taleghan è stato utilizzato dal regime per sviluppare capacità critiche per lo sviluppo di armi nucleari». Il complesso di Taleghan si riferisce probabilmente a una struttura a Parchin, a sud-est di Teheran, dove il think tank statunitense Institute for Science and International Security, che monitora il programma nucleare iraniano, ha recentemente affermato che la Repubblica Islamica conduce attività militari segrete.
12:44
12:44
Onu, la guerra ha provocato tre milioni di sfollati in Iran
Fino a 3,2 milioni di persone sono sfollate in Iran da quando è scoppiata la guerra quasi due settimane fa. Lo ha dichiarato l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. «Secondo le valutazioni preliminari, tra 600.000 e un milione di famiglie iraniane sono ora temporaneamente sfollate in Iran a causa del conflitto in corso, il che rappresenta fino a 3,2 milioni di persone», ha dichiarato Ayaki Ito, a capo del team di supporto alle emergenze dell'Unhcr e coordinatore della risposta ai rifugiati per l'emergenza in Medio Oriente. «È probabile che questa cifra continui ad aumentare con il perdurare delle ostilità».
11:52
11:52
Hezbollah: «Siamo pronti a una lunga guerra»
Una fonte politica di alto rango di Hezbollah ha affermato all'agenzia italiana ANSA che il movimento armato filo-iraniano è entrato «in una nuova fase della guerra» con il lancio nella notte di «150 missili» verso Israele. «Siamo pronti a ogni scenario e preparati a una lunga guerra», ha detto la fonte contattata telefonicamente ma che preferisce rimanere anonima, perché non autorizzata a parlare con i media. «Per noi è una guerra esistenziale contro il nemico», ha ribadito la fonte.
L'avvertimento
Sempre riguardo all'andamento del conflitto, il potente presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che Teheran «abbandonerà ogni moderazione» se gli Stati Uniti e Israele attaccheranno una qualsiasi delle sue isole nel Golfo. «Qualsiasi aggressione contro il suolo delle isole iraniane infrangerà ogni moderazione. Abbandoneremo ogni moderazione e faremo scorrere nel Golfo Persico il sangue degli invasori», ha dichiarato Ghalibaf in un post su X. Un rapporto di Axios ha citato funzionari statunitensi secondo cui la cattura di Kharg è sul tavolo se la guerra in Medio Oriente dovesse degenerare.
07:21
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Il punto delle 7
Donald Trump ha avvertito che potrebbe «distruggere tutte le infrastrutture e le linee elettriche dell'Iran, ma non voglio». Parlando con i giornalisti a Washington di ritorno dal Kentucky, il presidente statunitense è sembrato assumere una posizione diversa rispetto a Israele. «Gli ci vorrebbero poi 25 anni per ricostruire tutto, non voglio farlo», ha precisato. Il tycoon ha anche continuato a ripetere che lo stretto di Hormuz è al sicuro. «È in ottima forma, abbiamo distrutto tutte le navi», ha dichiarato. Il prezzo del petrolio sta scendendo, ma gli Stati Uniti devono «finire il lavoro» in Iran, aveva in precedenza spiegato l'inquilino della Casa Bianca. «Non smetteremo finché il lavoro non sarà finito», ha aggiunto. E il lavoro «sarà finito molto in fretta. L'Iran è sull'orlo della sconfitta». Teheran «è praticamente al capolinea. Non hanno la marina, non hanno l'aeronautica, non hanno la contraerea, niente. Non hanno sistemi di controllo", ha concluso il presidente statunitense.
Il Ministero della Salute libanese ha intanto riferito che un attacco israeliano sul lungomare di Beirut ha ucciso almeno sette persone, nelle prime ore di oggi, poche ore dopo un altro attacco nel cuore della capitale. «L'attacco del nemico israeliano a Ramlet al-Baida a Beirut ha provocato un bilancio di sette morti e 21 feriti», ha dichiarato il Ministero in una nota, riferendosi a una spiaggia pubblica dove gli sfollati dormono all'aperto dallo scoppio dell'ultimo conflitto tra Israele e il gruppo armato libanese filo-iraniano Hezbollah. L'esercito israeliano, dasl canto suo, ha dichiarato di aver colpito dieci obiettivi legati a Hezbollah nel sud di Beirut, tra cui un quartier generale dell'intelligence e centri di comando, come riporta Afp, dopo che il gruppo armato filo-iraniano libanese e l'Iran hanno annunciato attacchi congiunti contro Israele. «Nelle ultime ore, l'esercito israeliano ha lanciato un'ampia ondata di attacchi contro infrastrutture terroristiche appartenenti all'organizzazione terroristica Hezbollah in tutto il Libano», ha affermato l'esercito, aggiungendo di aver colpito «decine di lanciatori».
