Aviazione

Il ritorno del vecchio marchio Alitalia non è più un tema

Lo ha lasciato intendere l'amministratore delegato di ITA Airways, Jörg Eberhart, non escludendo tuttavia la possibilità di effettuare operazioni nostalgia
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Marcello Pelizzari
15.04.2026 21:16

E se tornasse il marchio Alitalia? La domanda, oltre tre anni fa e sulla scia dell'acquisizione di ITA Airways da parte del Gruppo Lufthansa, era sulla bocca di tutti. La stessa compagnia, a suo tempo, aveva infine fatto chiarezza, specificando che il marchio sarebbe riapparso in modo limitato e strategico, accompagnato dalla scritta «inspired by Alitalia». Logico, agli occhi di ITA, dato che Alitalia, citiamo, è sempre stata sinonimo di «eccellenza pionieristica nel trasporto aereo» fungendo, al contempo, da ambasciatrice dell'Italia nel mondo. In seguito, l'amministratore delegato di ITA, Jörg Eberhart, si era spinto oltre, ipotizzando un ritorno tout court di Alitalia sugli aerei. Addirittura, non si parlava di «se» ma di «quando». 

L'orizzonte, nel frattempo, è cambiato. E pure parecchio. Lo stesso Eberhart, in un'intervista concessa al portale Aviation Week, ha tagliato corto: «In generale, ci atteniamo al marchio ITA Airways». Con tanti saluti al vecchio marchio, dunque. La compagnia, sorella di Swiss all'interno del citato Gruppo Lufthansa, ha investito molte risorse per costruire il proprio brand. Un brand consolidatosi in questi anni. In realtà, Eberhart non ha escluso, del tutto, un ritorno di Alitalia. Il focus, tuttavia, sarebbe diverso come scrive aeroTELEGRAPH: Alitalia, insomma, verrebbe rispolverata per ricordare i decenni d'oro del vettore italiano. Gli anni Sessanta e Settanta, per intenderci. «Non sappiamo ancora quando o come» ha chiarito l'amministratore delegato di ITA, non specificando se, ad esempio, la nuova compagnia di bandiera intenda onorare Alitalia con livree retro o altro ancora. L'obiettivo, in ogni caso, è evitare di associare ITA all'Alitalia che, per lungo tempo, si è ancorata nell'immaginario collettivo, «quando faticava, bruciava soldi e offriva un servizio scadente».

La questione del marchio Alitalia è tornata di stretta, strettissima attualità nel settembre 2025, quando un Tribunale italiano ha stabilito – in seguito a una causa intentata da ITA – che il nome e il marchio di Aeroitalia, una compagnia concorrente, erano troppo simili ad Alitalia. Di qui l'ipotesi di ribattezzare il vettore Air Italy. Detto ciò, Eberhart al momento ha altre priorità e altre sfide da affrontare. Sia sul fronte interno, con l'integrazione nel Gruppo Lufthansa, sia pensando all'attuale situazione geopolitica e alle conseguenze in termini di costo del cherosene, domanda e offerta di voli. 

La mitica «A» di Alitalia risale al 1969, quando il vettore italiano toccava il cielo con un dito. Era l’unica compagnia in Europa, infatti, a vantare una flotta di soli aviogetti, volendo ricorrere al gergo dell’epoca. Serviva, però, un logo all’altezza. Capace di far entrare la compagnia nella memoria (e nel cuore) di tutti. I vertici del vettore si rivolsero a un’agenzia creativa di San Francisco, la Landor Associates. Il risultato fu clamoroso: una «A» stilizzata, tricolore, che riprende l’impennaggio. E la scritta Alitalia. Un insieme unico e inimitabile, sebbene tutte le altre compagnie – gelose – chiesero alla Landor di replicare quel capolavoro. Un insieme che rendeva alla perfezione la dimensione del volo e, di riflesso, quella del sogno.

Il cosiddetto rebranding fu inaugurato con un Boeing 747-100. Assieme al logo, si apriva un’era di viaggi e possibilità. Un’era che contribuì a disegnare il Paese e i suoi cittadini. In effetti, la compagnia sprizzava italianità da tutti i pori. Tanti professionisti, negli anni, definirono il look di Alitalia. Ignazio Gardella, Delia Biagiotti, Mila Schön, addirittura Giorgio Armani e ancora Alberta Ferretti. Per tacere delle locandine, delle pubblicità, di oggetti divenuti culto come le posate di Gio Ponti e di Joe Colombo. 

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