Repressione

In Iran anche i minorenni rischiano la pena di morte

Due 23.enni sono stati giustiziati, ma nel Paese molte persone sono accusate di reati che comportano la condanna a morte - Human Rights Watch: «Questi processi sono una parodia della giustizia»
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Red. Online
13.12.2022 21:44

Mohsen Shekari e Majidreza Rahnavard avevano 23 anni. Sono stati condannati a morte e giustiziati in Iran. I due uomini hanno preso parte alle proteste antigovernative scoppiate in tutto il Paese dopo la morte di Mahsa Amini. Shekari era accusato di aver bloccato una strada, di disordini, di aver estratto un'arma con l'intenzione di uccidere nonché di aver ferito intenzionalmente un ufficiale durante il servizio. Rahnavard è stato condannato per muharebeh (la guerra contro Dio), per aver accoltellato a morte due Basiji (componenti della forza paramilitare fondata dall'ayatollah Khomeini) e averne feriti altri quattro. Human Rights Watch ha definito l'esecuzione dei due uomini «un grave errore giudiziario e una pericolosa escalation» delle violenze in atto. Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, i tribunali di primo grado, da quando è scoppiata la rivolta, hanno emesso almeno altre 11 condanne a morte e si prevede che numerose altre persone verranno processate con accuse che possono comportare la pena di morte. Tra chi finirà alla sbarra ci sono anche minorenni. Le ONG denunciano procedimenti penali affrettati, l’impossibilità degli imputati di poter scegliere un avvocato e, in generale, processi gravemente al di sotto degli standard internazionali.

Tara Sepehri Far, ricercatrice senior per l'Iran di Human Rights Watch spiega: «I processi ai manifestanti condannati a morte sono stati una totale parodia della giustizia. Secondo quanto riferito, gli imputati sono stati costretti a confessare con la tortura, non hanno potuto scegliere i propri ​avvocati e sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari che aggirano tutte le garanzie del codice penale». In particolare, i due 23.enni giustiziati, avrebbero anche subito violenze dopo il loro arresto: un video pubblicato dall'agenzia di stampa IRNA mostra Rahnavard con un braccio rotto sotto custodia della polizia, mentre, in un secondo video sempre di IRNA, si vede Shekari con un livido sulla guancia sinistra. Diversi religiosi ed esperti di legge iraniani, tra cui Morteza Moghtadayi, l'ex capo della Corte Suprema, hanno criticato l'uso della pena di morte su Shekari, in quanto non accusato di omicidio.

Secondo il Comitato di volontariato per il monitoraggio della situazione dei detenuti, almeno altre 37 persone, tra cui quattro minorenni e due attivisti politici, sono state accusate di reati per cui si rischia la condanna a morte. Stando alle dichiarazioni ufficiali, le autorità avrebbero emesso almeno 1.680 incriminazioni in relazione alle proteste, mentre i gruppi per i diritti umani stimano che più di 18.000 persone siano state arrestate in seguito alla morte di Mahsa Amini.

La ONG Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha stimato che, dall'inizio delle proteste, le forze di sicurezza del regime abbiano ucciso almeno 479 persone (251 verificate), tra cui 68 bambini. I media statali hanno riferito invece della morte di 61 membri delle forze di sicurezza iraniane. Human Rights Watch ha documentato numerosi casi di uso eccessivo e letale della forza da parte della polizia contro i manifestanti in tutto il Paese. Secondo alcuni medici locali, interpellati dal Guardian, le forze dell'ordine arriverebbero a sparare al volto e ai genitali delle donne che scendono in strada contro il regime.

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