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Lo riportano i media americani, citando la Human Rights Activists News Agency – Il crescente numero di vittime porta con sé la possibilità di un intervento di Washington – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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16:53
16:53
Israele: «Riconoscere il Somaliland è una scelta morale»
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele è una scelta «morale» che corrisponde alla «realtà», ha spiegato il ministro degli esteri israeliano Gideon Saar durante una visita alla Repubblica autoproclamata, che la Somalia considera parte del suo territorio.
«A differenza della 'Palestina', il Somaliland non è uno Stato virtuale. È uno Stato funzionante. Il Somaliland è un paese pienamente operativo, fondato sui principi del diritto internazionale. Il Somaliland è - ed è stata - una democrazia stabile per quasi 35 anni. È filo-occidentale e amico di Israele», ha affermato Saar.
«Riconoscere la Repubblica del Somaliland come Stato indipendente e sovrano è la cosa moralmente giusta da fare, ed è ciò che abbiamo fatto», ha proseguito in un discorso inviato all'agenzia di stampa France-Presse (AFP). «Riconosciamo la semplice verità e la realtà esistente», ha aggiunto il ministro israeliano.
Dal canto suo, la Somalia condanna la visita di Saar in Somaliland, definendola una «incursione non autorizzata», a meno di due settimane dal riconoscimento ufficiale da parte di Israele della regione separatista, che ha un governo indipendente da 34 anni. Lo scrive il quotidiano in linea The Times of Israel.
«La Somalia condanna con la massima fermezza l'incursione non autorizzata del ministro degli esteri israeliano ad Hargheisa», ha indicato il ministero degli esteri somalo in una nota, aggiungendo che una visita del genere senza «l'esplicito consenso e autorizzazione del governo federale della Somalia è illegale, nulla e priva di valore».
15:37
15:37
Israele e Siria concordano a Parigi di accelerare i negoziati
Si è concluso a Parigi il quinto round dei colloqui tra Israele e Siria, mediati dagli Stati Uniti, per un accordo di sicurezza tra i due paesi.
Secondo un alto funzionario israeliano citato dal canale televisivo israeliano Channel 12 (Keshet 12), Israele e Siria hanno concordato di «accelerare il ritmo dei negoziati, incontrarsi più frequentemente e adottare misure volte a rafforzare la fiducia tra i due paesi».
«Entrambi i paesi hanno espresso il desiderio di raggiungere un accordo sulla sicurezza, in linea con la visione del presidente (statunitense Donald) Trump per il Medio Oriente», ha affermato il funzionario.
Ai colloqui hanno partecipato gli inviati di Trump, Tom Barrack, Steve Witkoff e Jared Kushner.
14:34
14:34
La polizia usa lacrimogeni contro manifestanti e negozianti in Iran
La polizia iraniana ha sparato gas lacrimogeni contro manifestanti e negozianti che protestavano e scioperavano per il decimo giorno consecutivo, in particolare al Gran Bazar e ai grandi mercati di diverse aree di Teheran, e ha condotto diversi arresti. Gli scioperi continuano anche in altre città, come Shahr-e Kord, Shiraz, Kovar, Yazdanshahr e Isfahan.
I negozianti e la gente gridavano slogan come «Abbasso il dittatore», «Questa è l'ultima battaglia, Pahlavi tornerà» (in riferimento a Reza, figlio del deposto Shah Mohammad Reza Pahlavi) e «Non Gaza, non Libano, io muoio per l'Iran».
I video pubblicati da Iran International mostrano che la polizia ha sparato gas lacrimogeni anche all'interno della stazione della metropolitana di Khordad-15, vicino al Gran Bazar, e nelle cabine della metropolitana, dove si trovavano anche dei bambini.
14:04
14:04
Video con spari sui manifestanti in ospedale, aperta un'indagine
Numerosi video in rete mostrano che le forze di sicurezza iraniane in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell'ospedale di Ilam, a 515 chilometri da Teheran, aprendo il fuoco e uccidendo manifestanti feriti.
Un episodio che, riporta l'AP, ha provocato la reazione del Dipartimento di Stato americano e ha spinto ieri sera il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a incaricare il ministero degli interni a formare una squadra speciale per un'indagine approfondita su quanto accaduto. La presidenza iraniana ha riconosciuto un «incidente in un ospedale nella città di Ilam».
07:36
07:36
Il punto alle 7.30
Il bilancio delle vittime delle violenze legate alle proteste in Iran è salito ad almeno 35 morti, hanno dichiarato oggi gli attivisti mentre le manifestazioni non accennano a fermarsi. Lo riportano i media americani, citandola Human Rights Activists News Agency.
Il media - che si affida a una rete di attivisti all'interno dell'Iran - ha dichiarato che oltre 1.200 persone sono state arrestate durante le proteste in corso da oltre una settimana e che le vittime sono 29 manifestanti, quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza iraniane.
L'agenzia di stampa semiufficiale FARS ha riferito ieri sera che circa 250 agenti di polizia e 45 membri delle forze volontarie sono rimasti feriti durante le manifestazioni.
Il crescente numero di vittime porta con sé la possibilità di un intervento di Washington, sottolineano i media americani ricordando che venerdì il presidente Donald Trump ha avvertito l'Iran che se Teheran «ucciderà violentemente manifestanti pacifici» gli Stati Uniti «andranno in loro soccorso».
