Keir Starmer si dimette: «Lascio il lavoro più importante del Paese»

Un premier sempre più impopolare e isolato: le indiscrezioni che circolavano da qualche giorno si sono infine concretizzate. Keir Starmer questa mattina è uscito dal numero 10 di Downing Street con la moglie Victoria per annunciare ai giornalisti le sue dimissioni da primo ministro e leader del Partito Laburista.
«Percorrere Downing Street, due anni fa, è stato il momento più orgoglioso della mia vita» ha affermato Starmer, aggiungendo di essere entrato in politica «per avere la possibilità di cambiare in meglio la vita di milioni di persone». Il premier ha quindi raccontato il percorso che ha portato il Partito Laburista al potere nel luglio 2024. L'uscita di scena del premier, travolto dal crollo di consensi anche all'interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, vincitore all’elezione suppletiva per un seggio parlamentare, giovedì scorso a Makerfield.
Proprio ieri notte è arrivata pure la sentenza di Washington con l'abituale mancanza di eleganza del presidente USA Donald Trump: «Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene», ha scritto sul social Truth il tycoon, un altro leader che in quanto a popolarità non fa certo faville.
Prima di annunciare le sue dimissioni, Starmer ha dichiarato di aver ereditato un Partito Laburista «in bancarotta politica, finanziaria e morale», affermando che gli era stato ripetuto «più e più volte» che il partito era «finito». «Ho dimostrato loro che si sbagliavano», ha commentato, sottolineando di aver cambiato il partito «sradicando il veleno dell'antisemitismo. Ristabilendo la fiducia nell'economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale e diventando di nuovo un partito che si schiera con orgoglio al fianco di Dio di fronte alla nostra bandiera nazionale». E ancora: «Il duro lavoro di cambiamento aveva un unico scopo: non il potere fine a se stesso, ma cambiare la Gran Bretagna in meglio, costruire un Paese più equo, basato sulla dignità e sul rispetto, dove tutti siano visti, tutti siano valorizzati, dove la ricchezza e le opportunità siano per tutti, non solo per i pochi privilegiati». Il primo ministro ha già parlato al telefono con re Carlo III, questa mattina, per comunicargli le sue dimissioni.
Andy Burnham nuovo premier?
Il leader laburista ha poi illustrato ai presenti le tempistiche della sua partenza: l'apertura delle candidature per il suo successore alla guida del partito dovrebbe essere fissata per il 9 luglio (fino al 16 luglio). Starmer ha fatto sapere che rimarrà in carica come primo ministro fino alla conclusione di una eventuale sfida elettorale, «farò tutto il possibile per garantire un passaggio di poteri ordinato», ha aggiunto.
La pausa estiva della Camera dei Comuni inizierà il 16 luglio, se Andy Burnham non avrà avversari potrebbe diventare primo ministro già il 17 di luglio. Nel caso vi fossero altri candidati, il nuovo premier entrerà in carica probabilmente entro la fine di agosto. La Camera dei Comuni riprenderà i lavori dopo la pausa estiva, il primo settembre. L'ex sindaco di Manchester diventerebbe il settimo primo ministro britannico dal referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016, il cui decennale cade proprio domani.
Burnham è stato sindaco della città di Manchester dal 2017 al 2026, prima di essere eletto alla Camera dei comuni. È considerato più carismatico di Starmer e da tempo viene indicato come suo possibile successore alla guida del Partito Laburista. Finora non aveva potuto sfidare la leadership del premier dimissionario in quanto per candidarsi occorre essere deputati in Parlamento. All'elezione suppletiva di Makerfield, un collegio elettorale vicino a Manchester, Burnham ha vinto con il 54% dei voti, superando il partito populisita di destra Reform UK, che ha ottenuto il 35%.
Il peso della Brexit
L'addio di Starmer sembra essere l'ennesimo segno della destabilizzazione economica e politica che ha colpito Londra in seguito all’uscita dall’Unione europea. Ironia della sorte, proprio quest'oggi, il contributo dell'Economist sulle pagine del CdT evidenzia: «Dieci anni e sei primi ministri dopo il voto per uscire dall’Unione Europea, la Gran Bretagna ha perso un continente senza aver ancora trovato un ruolo. Il referendum del 23 giugno 2016, in cui i britannici votarono per la Brexit con il 52% contro il 48%, li ha lasciati più divisi, meno influenti e più poveri di quanto sarebbero stati altrimenti. La promessa che la Gran Bretagna avrebbe "ripreso il controllo" si è rivelata una crudele beffa. Il paese è stato travolto dagli eventi globali. I fautori della Brexit avevano promesso che l’immigrazione sarebbe diminuita, ma sotto Boris Johnson è invece schizzata alle stelle».
Senza sconti pure l'analisi sul Governo di Starmer, un «primo ministro dimostratosi del tutto incapace di trovare le risorse all’altezza della sua retorica. L’11 giugno scorso il ministro della Difesa, John Healey, si è dimesso dopo che il governo ha infranto l’ennesima promessa di aumentare la spesa. La Gran Bretagna appare debole, e quindi un bersaglio per la Russia. Le sue esitazioni vanificano uno dei principali potenziali punti di attrazione del paese per i partner al di là della Manica. Il governo sta anche sperperando i vantaggi britannici nel campo dell’intelligenza artificiale. La Gran Bretagna non potrà mai eguagliare il dominio americano - che ha anche implicazioni per la sicurezza».
Keir Starmer, commosso, ha concluso il suo discorso affermando: «Offrirò al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno, consapevole che erediterà una Gran Bretagna molto più forte e giusta di quella che ho ereditato io due anni fa, meglio preparata ad affrontare le sfide future e più capace di garantire al Partito Laburista un secondo mandato al governo. Quando lascerò il lavoro più importante del Paese, dedicherò più tempo all'altro impiego più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia».
Farage chiede elezioni politiche
Nigel Farage, leader del partito populista Reform UK, ha chiesto di indire elezioni politiche anticipate nel Regno Unito, affermando: «È ridicolo fingere che Andy Burnham abbia un mandato significativo per guidare il Paese». Farage ha poi aggiunto: «Non ho paura di Burnham o di nessuno degli altri burattini del Partito Laburista», sostenendo che il «partito unico» formato da laburisti e conservatori ha paura di Reform UK e farà «di tutto per rimandare le elezioni generali il più a lungo possibile». Le elezioni politiche in Gran Bretagna sono previste nel 2029.
Farage ha poi affermato: «Andy Burnham ha ottimi motivi per temerci. Reform UK è l'unico partito che ascolta i bisogni dei lavoratori e offre loro soluzioni, anziché adulazione e paternalismo. Se il Labour pensa di poter piazzare un altro politico di professione al numero 10, si sbaglia di grosso».
