Tensioni

«La Corea del Nord è nella fase finale di sviluppo di un missile nucleare»

È quanto ha dichiarato il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, spiegando che Pyongyang è vicina alla realizzazione di un missile balistico intercontinentale che potrebbe colpire gli Stati Uniti con armi nucleari
©KCNA
Red. Online
26.09.2025 14:37

I riflettori puntati su Kim Jong-un e le armi nucleari nordcoreane non si spengono. Anzi, le discussioni sul programma di armamento di Pyongyang si fanno sempre più intense. Secondo quanto ha dichiarato, ieri, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, la Corea del Nord si trova infatti nella «fase finale di sviluppo di un missile balistico intercontinentale che potrebbe colpire gli Stati Uniti con armi nucleari». 

«Sia per ottenere influenza nei colloqui con gli Stati Uniti, sia per rafforzare il proprio regime, la Corea del Nord ha continuato a sviluppare missili balistici intercontinentali in grado di trasportare ordigni nucleari fino a raggiungere gli Stati Uniti», ha evidenziato Lee durante la sua visita alla Borsa di New York. Secondo il presidente sudcoreano, Pyongyang, al momento, non avrebbe ancora completato l'obiettivo. «Ma si dice che sia nella fase finale, con solo la tecnologia di rientro irrisolta», ha precisato, spiegando che si tratta di un nodo che potrebbe essere sciolto nei prossimi tempi. 

Ormai è risaputo: la Corea del Sud e i suoi alleati occidentali non sono riusciti a fermare il programma di armamenti della Corea del Nord. Dall'altro lato, dopotutto, il leader Kim Jong-un ha più volte ribadito di non avere intenzione di rinunciare al suo arsenale nucleare. Tuttavia, da quando è entrato in carica a giugno come presidente sudcoreano, Lee ha avviato una «politica di allentamento delle tensioni». Rispetto al suo predecessore, Yoon Suk-yeol, ha promesso «un approccio più accomodante verso Pyongyang», con cui vorrebbe impegnarsi a «chiudere il circolo vizioso di tensioni».

Nel corso della sua visita a New York, Lee ha però ribadito che, alla luce degli ultimi progressi, «l'obiettivo dovrebbe essere quello di congelare lo sviluppo nucleare e dei missili intercontinentali, oltre che le esportazioni». In altre parole, fermare l'ulteriore produzione e sviluppo di armi nucleari della Corea del Nord, così da permettere all'Occidente di avere «importanti vantaggi in termini di sicurezza». 

Sempre Lee ha dichiarato che, secondo le sue stime, il Nord sta producendo materiale fissile sufficiente per produrre «circa 15-20 bombe nucleari aggiuntive ogni anno». «Se non si interviene, il numero di ordigni continuerebbe a crescere e i missili balistici intercontinentali nordcoreani diventerebbero più avanzati», ha aggiunto. Nelle scorse ore, anche il ministro sudcoreano dell'Unificazione Chung Dong-young ha fornito le sue stime, secondo le quali Pyongyang possiede fino a 2.000 kg di uranio altamente arricchito. «È urgente uno stop. Anche in questo preciso momento le centrifughe per l'uranio in quattro aree del Nord sono in funzione per accumulare materiale nucleare», ha spiegato Chung, spiegando che la ripresa dei colloqui Corea del Nord-USA sarebbe una «svolta» rispetto allo stallo in cui ci si trova ora per denuclearizzare il Paese eremita. 

Ma gli ostacoli, in tal senso, sono molti. Solo qualche giorno fa, proprio Kim Jong-un ha dichiarato di «essere aperto al dialogo con l'amministrazione Trump» solo nel momento in cui Washington «smetterà di insistere» sulla questione delle armi nucleari. In altre parole, insomma, per il leader nordcoreano la denuclearizzazione «non dovrebbe essere il fulcro» di eventuali colloqui futuri con il presidente Trump. Il che complica, ulteriormente, la situazione. 

Tensioni con il Sud

Mentre si cerca di fermare Pyongyang, le tensioni, va da sé, aumentano. Sempre nelle scorse ore, l'esercito sudcoreano ha sparato colpi d'avvertimento verso una nave mercantile nordcoreana entrata nelle sue acque territoriali, costringendola ad allontanarsi oltre il confine marittimo – la Northern Limit Line (NII) – nelle acque del mar Giallo. 

«Le nostre forze hanno emesso trasmissioni di avvertimento e sparato colpi di allerta, dopodiché la nave si è ritirata oltre le nostre acque», ha riferito in una nota l'esercito di Seul, spiegando di aver agito «in conformità alle procedure», monitorando attentamente i movimenti della Corea del Nord che, tuttavia, non riconosce formalmente la Northern Limit Line.