Mondo
La diretta
Il presidente statunitense non ha ancora preso una decisione definitiva in merito agli attacchi, mentre l'amministrazione si prepara all'invio da parte dell'Iran della sua ultima proposta questa settimana, in vista di quello che i funzionari hanno descritto come un ultimo disperato round di negoziati previsto per giovedì a Ginevra – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
LIVE

22:19
22:19
Iran, polizia nelle università per reprimere proteste
Polizia in borghese e forze di sicurezza, molte delle quali armate, hanno cercato di invadere le università ancora aperte in Iran nel tentativo di reprimere il quarto giorno di proteste studentesche contro la guida suprema, Ali Khamenei. Lo scrive il quotidiano britannico The Guardian.
Sono stati segnalati scontri in corso in alcuni campus, con video che mostrano risse tra la milizia sostenuta dallo stato Basji e gli studenti dell'Università di scienza e tecnologia di Teheran. Autocarri leggeri armati di mitragliatrici sono stati fotografati parcheggiati fuori dall'alta scuola.
19:13
19:13
Netanyahu: «Hamas sarà disarmato e Gaza smilitarizzata»
«Bisogna completare l'opera: è concordato con la forza internazionale, con il Board of peace (Consiglio di pace, organizzazione promossa dal presidente degli USA Donald Trump volta a contribuire alla ricostruzione di Gaza e a promuovere la pace nel mondo), che (il movimento islamista palestinese) Hamas deve deporre le armi e noi dobbiamo smilitarizzare Gaza», ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu parlando alla conferenza dei dirigenti dello Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano, come riferisce il suo ufficio.
«Come siamo soliti dire: o accadrà per la via facile, o accadrà per la via difficile, ma accadrà. Poi bisogna garantire che Gaza non torni a costituire una minaccia per Israele. C'è una sola forza che può garantirlo, ed è, naturalmente, che la responsabilità della sicurezza rafforzata sarà nostra».
19:08
19:08
Iran: «Opportunità storica raggiungere un accordo con gli USA»
«Abbiamo l'opportunità storica di raggiungere un accordo senza precedenti che affronti le preoccupazioni reciproche e soddisfi gli interessi comuni. Un accordo è alla nostra portata, ma solo se si darà priorità alla diplomazia». Lo ha dichiarato sulla rete sociale X il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, in vista del terzo round di colloqui con gli Stati Uniti previsti dopodomani a Ginevra.
La delegazione negoziale iraniana si presenterà in Svizzera «con la determinazione di raggiungere un accordo equo e giusto nel più breve tempo possibile», ha proseguito Araghchi, ribadendo che «l'Iran non svilupperà in nessun caso armi nucleari, né noi iraniani rinunceremo mai al nostro diritto di sfruttare i vantaggi della tecnologia nucleare pacifica a beneficio del nostro popolo».
«Abbiamo dimostrato che non ci fermeremo davanti a nulla per difendere con coraggio la nostra sovranità. Porteremo lo stesso coraggio al tavolo dei negoziati, dove cercheremo una soluzione pacifica a qualsiasi divergenza», ha concluso.
18:55
18:55
Segretario generale dell'OLP: «Hamas non è un'organizzazione terroristica»
«Tutti i discorsi sul disarmo di Hamas (il movimento islamista palestinese radicato a Gaza) e la sua definizione come organizzazione terroristica sono inaccettabili. Hamas non è un'organizzazione terroristica», ha affermato Azzam al-Ahmad, segretario generale del comitato esecutivo dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), in un'intervista pubblicata dal giornale egiziano Shorouk News.
Al-Ahmad è stato eletto lo scorso maggio alla guida dell'organo che riunisce diverse sigle palestinesi - non Hamas né l'organizzazione paramilitare Jihad islamica - ed è presieduto da Abu Mazen, presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp).
L'esponente dell'OLP condanna la comunità internazionale perché «non vuole che Hamas abbia alcun ruolo nella Striscia di Gaza, noi lo respingiamo categoricamente perché Hamas fa parte del movimento nazionale palestinese. È vero che non hanno ancora aderito all'Olp, ma siamo impegnati in un dialogo nazionale continuo con loro per soddisfare i requisiti per la loro adesione».
Al-Ahmad ha specificato che i contatti sono avviati anche per una possibile adesione della Jihad islamica all'organizzazione ombrello palestinese e ha lasciato intendere che, alle elezioni comunali palestinesi convocate per aprile, potranno prendere parte anche membri di Hamas e della Jihad islamica perché non sarà necessario aderire al programma dell'OLP e ai suoi obblighi internazionali, tra cui il riconoscimento di Israele.
Nell'intervista, Al-Ahmad ha anche puntato il dito sulla mancanza di solidarietà nei confronti della causa palestinese da parte dei paesi arabi.
17:13
17:13
Territori palestinesi: le ong presentano una petizione alla Corte israeliana
Diciassette organizzazioni umanitarie internazionali hanno presentato una petizione alla Corte suprema israeliana per bloccare un'imminente ordinanza che costringerebbe 37 organizzazioni non governative (ong) a cessare le operazioni a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, con l'avvertimento di conseguenze «catastrofiche» per i civili.
Il 30 dicembre 2025, ong tra cui Medici senza frontiere (Msf), Oxfam, il Consiglio Norvegese per i Rifugiati e Care sono state informate che le loro registrazioni israeliane erano scadute e che avevano 60 giorni di tempo per rinnovarle fornendo gli elenchi del loro personale palestinese.
La petizione, presentata da 17 organizzazioni, tra cui alcune delle ong colpite dal divieto, chiede alla Corte suprema israeliana un'ingiunzione provvisoria urgente per sospendere il blocco in attesa di una revisione giudiziaria completa.
16:39
16:39
«Oltre 150 aerei militari USA in Europa e Medio Oriente»
Gli Stati Uniti hanno dispiegato più di 150 aerei militari nelle basi in Europa e in Medio Oriente mentre il presidente Donald Trump valuta un possibile attacco all'Iran, riporta il quotidiano The Washington Post facendo riferimento a un'analisi di immagini satellitari.
L'attuale presenza di forze militari statunitensi nella regione è la più massiccia da decenni, da prima della guerra in Iraq del 2003.
12:50
12:50
«La decisione di Trump di attaccare l'Iran dipenderà dal parere di Kushner e Witkoff»
La decisione di Donald Trump di ordinare attacchi aerei contro l'Iran dipenderà in parte dal giudizio degli inviati speciali del tycoon - Steve Witkoff e Jared Kushner - circa l'eventuale temporeggiamento di Teheran su un accordo per rinunciare alla sua capacità di produrre armi nucleari. Lo scrive il Guardian citando fonti vicine alla questione. Il presidente statunitense non ha ancora preso una decisione definitiva in merito agli attacchi, mentre l'amministrazione si prepara all'invio da parte dell'Iran della sua ultima proposta questa settimana, in vista di quello che i funzionari hanno descritto come un ultimo disperato round di negoziati previsto per giovedì a Ginevra. Questi colloqui saranno guidati da Witkoff e Kushner, la cui valutazione sulla probabilità di un accordo influenzerà i calcoli di Trump. In caso di mancato accordo, il tycoon ha detto ai consiglieri che sta valutando attacchi limitati per fare pressione sull'Iran e, in caso contrario, un attacco molto più ampio per imporre un cambio di regime.
I principali consiglieri
Un funzionario statunitense ha dichiarato che Witkoff fa parte del gruppo che consiglia Trump sulla sua decisione su come procedere con l'Iran ed è stato coinvolto in tutti gli incontri relativi alla questione. Trump ha ricevuto numerosi briefing sulle opzioni militari, hanno affermato le fonti, incluso il più recente mercoledì nella Situation Room della Casa Bianca. Nelle ultime settimane ha anche sollecitato il parere di un'ampia gamma di funzionari dell'Ala Ovest su cosa dovrebbe fare con l'Iran. Tra gli altri principali consiglieri figurano il vicepresidente J.D. Vance; il Segretario di Stato Marco Rubio; il direttore della CIA John Ratcliffe; il Segretario alla Difesa Pete Hegseth; il Generale Dan Caine, presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti; Susie Wiles, capo di Stato Maggiore della Casa Bianca; e Tulsi Gabbard, direttrice dell'intelligence nazionale.
11:46
11:46
Teheran avverte: «Gli studenti hanno il diritto di protestare ma non superino le linee rosse»
Gli studenti iraniani hanno il diritto di protestare, ma non devono oltrepassare le «linee rosse», ha avvertito il governo nella sua prima reazione dopo che da sabato sono riprese le proteste in alcune università. «Naturalmente hanno il diritto di protestare», ha affermato la portavoce Fatemeh Mohajerani. Ma ci sono «linee rosse da proteggere e da non oltrepassare, nemmeno nel vivo della rabbia», ha aggiunto in una conferenza stampa settimanale, citando come esempi «i luoghi sacri e la bandiera» della Repubblica Islamica.
Anche oggi, per il quarto giorno consecutivo, si sono tenute manifestazioni di protesta contro la Repubblica islamica in vari atenei iraniani. Secondo quanto riferisce il canale dissidente iraniano, con sede a Londra, 'Iran International', gli studenti dell'università tecnologica di Isfahan si sono radunati oggi intonando slogan a favore dello Scià di Persia, nel contesto delle tensioni tra Teheran e Washington mentre il figlio dello scià, Reza Pahlavi, ha più volte invitato gli iraniani a protestare contro la Repubblica islamica.
Un gruppo di studenti e laureati provenienti da università d'arte iraniane ha annunciato la costituzione di quella che hanno chiamato «Associazione Nazionale d'Arte del Leone e del Sole dell'Iran», esprimendo a Pahlavi mentre slogan a favore dello scià sono stati intonati anche dagli studenti presso l'università della Scienza e della Tecnologia di Teheran, mentre secondo la newsletter universitaria dell'Università della Tecnologia 'Khajeh Nasir', sempre nella capitale iraniana, le forze di sicurezza avrebbero sparato gas lacrimogeni contro gli studenti all'interno dell'atrio del campus. A Teheran si sono tenuti sit-in di protesta anche da parte degli studenti della Facoltà di scienze mediche dell'Università della capitale e dell'Università di Alzahra, mentre secondo alcune fonti, sempre citate da 'Iran International', le forze di sicurezza e i membri del gruppo paramilitare Basij sono entrati all'Università di Alzahra per cercare di impedire il raduno.
08:59
08:59
Precipita un elicottero militare in Iran, morti i due piloti
Un elicottero militare iraniano è precipitato nei pressi di Isfahan, nel centro dell'Iran. Il pilota e il copilota sono rimasti uccisi, riferisce la tv di Stato.
L'elicottero si è schiantato contro un mercato ortofrutticolo di Khomeinishahr a Dorcheh, nella provincia centrale di Isfahan, provocando la morte di due persone che lavoravano nei banchi del mercato. Secondo un funzionario provinciale, lo schianto sarebbe dovuto a un "guasto tecnico", riferisce l'agenzia di stampa Isna, mentre secondo il capo della sezione locale dei vigili del fuoco, è stata aperta un'inchiesta sull'accaduto e le squadre dei soccorritori si sono recate subito sul posto per spegnere l'incendio causato dallo schianto.
07:16
07:16
Il punto alle 7.00
Notte e prime ore del mattino relativamente tese in Medio Oriente, con nuovi episodi di violenza nella Striscia di Gaza e sviluppi diplomatici sul futuro del territorio palestinese. Secondo fonti sanitarie locali, tre palestinesi sono rimasti feriti dopo che soldati israeliani hanno aperto il fuoco a est di Gaza City. L’esercito avrebbe utilizzato munizioni vere nei pressi dell’incrocio di Shuja’iyya.
Sempre nella notte:
- unità navali israeliane hanno colpito e distrutto un peschereccio al largo di Gaza;
- l’artiglieria ha sparato colpi verso aree di Beit Lahia, nel nord della Striscia.
Gli episodi segnalano un livello di tensione ancora elevato sul terreno.
Sul piano umanitario, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha trasferito otto palestinesi dalla detenzione israeliana alla Striscia di Gaza. L’operazione rientra nei meccanismi di coordinamento in corso tra le parti, anche se il quadro complessivo resta fragile.
Sul fronte politico, ieri a Bruxelles diplomatici dell’Unione europea hanno incontrato Nikolay Mladenov, responsabile del Board of Peace promosso dagli Stati Uniti per la ricostruzione di Gaza.
Secondo quanto emerso:
- l’Ue non ha aderito formalmente all’iniziativa;
- alcuni Paesi membri restano scettici;
- Bruxelles vuole comunque mantenere un ruolo nel futuro assetto della Striscia.
Il progetto americano rimane controverso e ancora in gran parte teorico.
Il contesto resta delicato anche sul piano più ampio. L’Onu ha recentemente avvertito che le violazioni nei territori palestinesi minacciano la prospettiva dei due Stati, mentre la crisi finanziaria dell’UNRWA sta riducendo servizi essenziali per centinaia di migliaia di rifugiati nella regione.
