La disinformazione sull’uccisione di una donna da parte di un agente dell’ICE a Minneapolis

ll 7 gennaio 2026 a Minneapolis Renee Nicole Good è stata uccisa da un agente dell’ICE, l’agenzia federale USA che si occupa del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, mentre si trovava nella sua auto. Per il presidente Donald Trump e per l’ICE, l’agente avrebbe sparato per legittima difesa alla donna, in quanto avrebbe cercato di investirlo. Filmati e testimoni smentiscono però questa versione. Sul caso, è in corso un’indagine dell’FBI.
La notizia e i filmati dell’omicidio registrati dai testimoni presenti si sono subito diffusi in Rete, accompagnati però anche da affermazioni e contenuti palesemente falsi pubblicati in larga parte da ambienti MAGA in merito alla dinamica dell’accaduto e all’identità della vittima.
L’identità della donna uccisa
Poche ore dopo l’uccisione, su X è stata condivisa la foto di una donna bionda presentata come la vittima.
In realtà, l'immagine non ritrae Renee Nicole Good, la donna identificata subito dopo dalle autorità come la vittima. La foto diffusa su X, infatti, non ritrae Good, come risulta evidente dal confronto con le fotografie autentiche della vittima diffuse dalla stampa e dalla deputata statale del Minnesota Leigh Finke. La donna in questione è invece Gabriela Szczepankiewicz, ex studentessa della Old Dominion University (ODU) che, insieme a Good, aveva partecipato nel 2020 a un corso di poesia.
La foto dell’agente ICE
Il giorno dopo l’uccisione, invece, è stata diffusa in Rete una presunta foto dell’agente dell’ICE che avrebbe sparato a Good.
L’immagine diffusa su X è però falsa. Non si tratta di una fotografia reale del volto dell’agente, ma di un fermo immagine alterato con l’intelligenza artificiale Grok. Come si può vedere dai vari video, l’agente che ha sparato aveva il volto coperto dal naso in giù, una pratica molto diffusa tra le forze di polizia americane, in particolare nell’ICE. Partendo da un video reale della scena, alcuni utenti hanno chiesto a Grok di «rendere visibile» il volto dell’agente, ottenendo così l’immagine poi presentata come autentica. Parallelamente, diversi media hanno identificato l’agente come Jonathan Ross, 43 anni, addetto alle deportazioni presso l’ufficio ICE di St. Paul, in Minnesota.
Il significato distorto di una poesia della vittima
Tra le notizie false volte a screditare la vittima, si è diffuso l’idea che Good «inneggiava allo squartamento dei feti» perché aveva scritto una poesia intitolata «On Learning to Dissect Fetal Pigs» («Imparare a sezionare feti di maiale»).
Good ha effettivamente scritto quella poesia, con cui vinse tra l’altro nel 2020 un premio universitario dell’Academy of American Poets Prize. Il poema però ha un altro significato. Leggendo il testo per intero, infatti, non si legge alcun elogio allo squartamento o alla violenza sui feti. Sentito dal New York Times, il giudice del concorso di poesia, Rajiv Mohabir, ha ricordato che «la poesia di Good spiccava tra le altre opere presentate per il contrasto tra brutalità e meraviglia», dal momento che il testo «contrappone la violenta dissezione dei maiali nell’insegnamento della biologia alla comprensione infantile della fede e della memoria».
