La guerra in Ucraina verso la fantascienza: «I robot al posto dei soldati: loro non sanguinano»

La guerra non cambia mai: distruzione, sofferenza, ipocrisia e menzogne restano le vere protagoniste. Eppure, si è fatta talmente tecnologica da sembrare fantascienza. L’Ucraina, da oltre 4 anni alle prese con i bombardamenti russi, è diventata il banco di prova di quelli che saranno i conflitti del futuro. Oggi combattono i robot, perché la guerra si fa principalmente con i droni.
Secondo gli analisti dell'Institute for the Study of War, i progressi tecnologici hanno conferito a Kiev un netto vantaggio sul campo di battaglia in termini di droni. Una superiorità che sta probabilmente contribuendo «al rallentamento dell'avanzata russa e ai recenti contrattacchi ucraini. Sebbene nessuna delle due parti sia riuscita a ottenere un vantaggio decisivo, la campagna di attacchi a medio raggio dell'Ucraina ha permesso a Kiev di riprendere il sopravvento». Con gli occhi del mondo puntati sul Medio Oriente, la Russia avrebbe potuto approfittarne, scatenando un inferno di devastazione sul Paese confinante. Le centinaia di missile e droni lanciati da Mosca sono però stati in gran parte neutralizzati. Stando a Euronews, le difese aeree ucraine oggi raggiungono un impressionante tasso di intercettazione del 97%.
Il Ministro della Difesa di Kiev, lo scorso 15 aprile, ha comunicato l’introduzione di unità d'assalto supportate da droni aerei e terrestri: «Si sta introducendo un nuovo modello di guerra: le unità d'assalto con droni, che combinano quelli aerei e terrestri con la fanteria in un unico sistema. Questo approccio ha già dato risultati nel sud, dove da febbraio è stata liberata una vasta porzione di territorio, proprio grazie all'impiego di queste unità di ultima generazione». Tradotto: Kiev sta cercando di scacciare le truppe russe dai territori occupati utilizzando principalmente i robot. Stando al Ministero della Difesa sarebbero già state prodotte decine di migliaia di sistemi terrestri senza pilota, in grado di sostituire parte del personale umano. Lo sviluppo sembra essere avanzato a una velocità impressionate. A febbraio del 2025, il ministro della trasformazione digitale Mykhailo Fedorov aveva fatto sapere che più di 200 aziende stavano lavorando alla produzione di robot terrestri, con oltre 40 progetti conformi agli standard della NATO.
«I robot non sanguinano»
Un membro dell'unità «NC13» della Terza Brigata d'Assalto Indipendente ucraina, specializzata in sistemi d'attacco robotici terrestri, ha descritto alla CNN una operazione condotta la scorsa estate: per la prima volta nella storia una posizione nemica è stata espugnata e i prigionieri catturati da robot terrestri e droni senza il coinvolgimento della fanteria. Da allora, le missioni in cui i robot sostituiscono i soldati umani stanno diventando la norma. Per evitare che i soldati vengano attaccati dai droni russi, gli ucraini hanno iniziato a sperimentare veicoli terrestri telecomandati che si muovono su ruote o cingoli. Inizialmente venivano utilizzati principalmente per evacuare i feriti e rifornire le truppe, ma ora sono in grado di condurre missioni di assalto. Rispetto ai droni aerei, possono operare sotto qualsiasi condizione meteorologica e trasportare carichi più consistenti. Sono inoltre più resistenti e hanno una durata maggiore delle batterie.
Di fatto Kiev, costantemente alle prese con la carenza di uomini, sta rimpolpando i ranghi con i robot. «Non avremo mai più personale e non avremo mai un vantaggio numerico sul nemico. Pertanto, dobbiamo ottenere benefici attraverso la tecnologia» ha spiegato un militare ucraino alla CNN, evidenziando come l’obiettivo attuale sia quello di riuscire a sostituire un terzo della fanteria con droni e robot entro la fine del 2026. Questo perché «la vita umana non ha prezzo, mentre i robot non sanguinano. I sistemi robotici terrestri dovrebbero essere sviluppati molto più rapidamente, su una scala molto più ampia e implementati come un sistema globale da utilizzare sul campo di battaglia» ha commentato la fonte all'emittente statunitense.
Tutti interessati ai droni ucraini
Lo scorso 13 aprile, il presidente Volodymyr Zelensky ha elogiato i risultati ottenuti dal suo Paese nel campo dei sistemi a pilotaggio remoto affermando che i droni ucraini hanno effettuato oltre 22 mila missioni in prima linea in tre mesi: «Si tratta di alta tecnologia al servizio del valore più elevato: la vita umana», ha sottolineato il leader ucraino. Per il Kyiv Indpendent, ciò equivale ad aver salvato migliaia di vite, dato che i robot combattono al posto dei soldati in carne ed ossa nelle zone più pericolose del Paese.
Inutile dire che la tecnologia ucraina, oggi, fa gola a tutti. Con la guerra in Medio Oriente scatenata dagli USA e Israele, numerosi Paesi del Golfo persico hanno incontrato Zelensky in vista di una collaborazione nel campo della difesa aerea, dopo che l'Iran ha iniziato a sguinzagliare i temibili droni Shahed. Il capo di Kiev ha già siglato accordi con Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Una serie di intese che potrebbe portare nelle casse ucraine i soldi necessari per dotarsi di sistemi difensivi americani per contrastare i missili russi, rispetto ai quali i droni sono meno efficaci.
Kiev non sarebbe mai riuscita a conseguire un risultato del genere senza l’aiuto degli alleati, Stati Uniti in primis. Dall'inizio dell'invasione da parte della Russia, pure i Paesi europei hanno fornito all’ex Repubblica sovietica un enorme sostegno finanziario e militare. Oggi molti di quei Paesi stingono accordi con Kiev per cooperare sulla produzione di tecnologia di difesa.
La scorsa settimana Zelensky ha firmato accordi con Germania e Norvegia per la produzione congiunta di droni. Anche la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha espresso interesse per tale cooperazione.
Il monito di Mosca: l'Europa è un bersaglio
Di fronte a questo scenario, il Cremlino non resta a guardare in silenzio. Negli scorsi giorni il Ministero della Difesa russo ha denunciato come diversi Paesi membri dell’Unione europea abbiano deciso di incrementare la produzione e la fornitura di droni all’Ucraina per l'impiego in attacchi contro la Russia e di ampliare i finanziamenti alle imprese situate sul proprio territorio per la produzione di droni d'attacco e dei relativi componenti.
Mosca ha quindi pubblicato un elenco di filiali di società ucraine in Europa e di imprese straniere che produrrebbero componenti di droni per colpire la Russia: «Consideriamo questa decisione come un passo deliberato che porta a una forte escalation della situazione militare e politica nell'intero continente europeo e alla trasformazione di questi Paesi in una retrovia strategica dell'Ucraina». L'elenco pubblicato dal Ministero della Difesa comprende filiali di presunte «aziende ucraine che producono droni e componenti» in Europa, nonché imprese tecnologiche situate in Germania, Spagna, Italia, Repubblica Ceca, Israele e Turchia. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, in un post su X, ha minacciato i Paesi coinvolti, spiegando che la lista «dovrebbe essere percepita come un elenco di potenziali obiettivi per le Forze armate russe». Per l’ex presidente russo, il monito del Cremlino «dovrebbe essere inteso in modo estremamente letterale: la pubblicazione dei siti di produzione di droni e altre attrezzature militari in Europa è un registro di potenziali obiettivi legittimi per le forze armate russe».
