La lettera interna all'ONU: «Criticare Israele non basta: a Gaza è genocidio»

Centinaia di dipendenti della principale agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani - l'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) - hanno firmato una lettera interna in cui si chiede all'alto commissario Volker Türk (leader dell'OHCHR) di dichiarare l'offensiva di Israele a Gaza un genocidio e di invitare gli Stati membri dell'ONU a sospendere la vendita di armi a Israele. A darne notizia è il Guardian, che cita fonti interne all'agenzia. Circa un quarto dei 2 mila dipendenti dell'OHCHR, divisi fra Ginevra e New York, hanno sottoscritto la missiva di 1.100 parole, nella quale si afferma che l'offensiva israeliana a Gaza raggiunge la soglia legale del genocidio e che ciò significa che «la vendita di armi, i trasferimenti e il relativo supporto logistico o finanziario alle autorità israeliane» costituisce una chiara violazione del diritto internazionale da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Al quotidiano britannico, i membri dell'agenzia ONU hanno espresso la propria frustrazione per l'incapacità di Türk di «andare oltre la condanna di Israele».
«Il messaggio è lo stesso da quasi due anni. Criticare Israele non è sufficiente. Deve dire esattamente quali sono i passi che gli Stati membri devono compiere per adempiere ai loro obblighi di prevenzione del genocidio e sottolineare con fermezza le conseguenze legali per i leader, i funzionari e le imprese private se non lo fanno», ha spiegato un membro dello staff che ha firmato la lettera.
I contenuti
Visionata dal Guardian, la lettera afferma che sulla base delle «prove disponibili e delle valutazioni autorevoli degli esperti nominati dalle Nazioni Unite, nonché dei professionisti del diritto e del [diritto internazionale umanitario], la soglia legale [per il genocidio] è stata raggiunta. Esortiamo quindi l'Ufficio a dichiarare pubblicamente la caratterizzazione giuridica». L'OHCHR, continua l'estratto riportato dal giornale britannico, «ha la forte responsabilità legale e morale di denunciare gli atti di genocidio» e «non denunciare un genocidio in atto mina la credibilità delle Nazioni Unite e dello stesso sistema dei diritti umani».
Decine e decine di gruppi umanitari internazionali, da Amnesty International a Médecins Sans Frontières, hanno già definito come «un genocidio» l'assedio israeliano a Gaza, iniziato dopo i massacri commessi da Hamas il 7 ottobre 2023. Accusa che il governo israeliano definisce «oltraggiosa e falsa» e respinge con forza.
Nel gennaio dello scorso anno, la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha stabilito, da parte sua, che la possibilità che Israele stia commettendo un genocidio è «plausibile» e ha ordinato a Israele di «prendere tutte le misure in suo potere» per fermare gli «atti di genocidio», imponendo inoltre di adottare «misure immediate ed efficaci» per consentire l'ingresso degli aiuti a Gaza.
La risposta
Nella sua risposta alla lettera, anch'essa visionata dal Guardian, l'alto commissario OHCHR Volker Türk ha affermato che i firmatari hanno sollevato «importanti preoccupazioni» e si è impegnato a continuare a «chiedere conto dei trasferimenti di armi che facilitano le violazioni».
«So che tutti noi condividiamo un sentimento di indignazione morale per gli orrori a cui stiamo assistendo, così come la frustrazione di fronte all'incapacità della comunità internazionale di porre fine a questa situazione», ha scritto Türk, avvocato per i diritti umani e veterano delle Nazioni Unite. Interrogata dal Guardian, l'OHCHR ha sottolineato, tramite un suo portavoce, che l'agenzia ha lavorato in circostanze molto difficili «di fronte a diffamazioni e accuse di parzialità, complicità, antisemitismo, due pesi e due misure» per cercare di documentare i fatti sul campo e lanciare l'allarme. «Türk ha avvertito ripetutamente del rischio elevato e crescente che crimini di guerra vengano commessi nei Territori palestinesi occupati».