Tensioni

La popolazione di Cipro dopo l'attacco alla base di Akrotiri: «Quello che è successo è stato terrificante»

C'è preoccupazione sull'isola, dopo che un drone lanciato, presumibilmente, da Hezbollah ha colpito la base britannica: il villaggio adiacente si è svuotato e tra i residenti aumentano i timori: «Il nostro Paese deve rimanere neutrale»
©Petros Karadjias
Red. Online
04.03.2026 23:29

Nonostante abbia causato solo lievi danni, l'attacco alla base aerea britannica RAF Akrotiri di Cipro non è passato inosservato. E, giorni dopo, la tensione, sull'isola, rimane altissima. A raccontarlo, sono gli stessi residenti della zona. Giorgos Konstantinos, vicesindaco del villaggio di Akrotiri, interpellato dal Guardian, ha raccontato che la popolazione, in quell'area, è abituata al rumore degli aerei e dei veicoli militari. «Viviamo qui, ci siamo abituati a tutte le esercitazioni di guerra, ma quello che non avremmo mai immaginato è questo: chi avrebbe mai pensato che un drone volasse nei nostri cieli, esplodesse dall'altra parte di quella recinzione e ci costringesse tutti ad andarcene?». Dopo l'attacco, infatti, è stato diramato un avviso di sicurezza dall'amministrazione della base britannica per i residenti, in cui si consigliava loro di rimanere al riparo fino a nuovo avviso. 

In un attimo, insomma, i pericoli legati al vivere vicino a una base britannica, con un conflitto in corso non molto lontano, sono diventati reali. Il giorno dopo l'attacco, il villaggio di Akrotiri si è svuotato: le persone hanno lasciato le proprie abitazioni, mentre le strade sono diventate deserte. Fatta eccezione per qualche macchina della polizia. «Siamo più di 1000 nella nostra comunità, ma oggi non sono rimaste più di 30 persone», ha dichiarato Konstantinos. «Se sono andati tutti: chi in hotel, chi al vicino monastero, chi dai parenti a Limassol. La gente non si sente al sicuro quando c'è così tanta incertezza». Una situazione amplificata da una domanda a cui nemmeno il Regno Unito, a cui appartiene la base, sa rispondere: perché, nonostante ci siano così tanti sistemi di difesa aerea, in quella base, il drone non è stato rilevato prima?

Anche la stessa posizione di Cipro – il più orientale Stato membro dell'UE – aumenta i timori. Il Paese, infatti, dista solo venti minuti di volo dal Libano: luogo da cui, secondo i funzionari ciprioti, Hezbollah avrebbe lanciato il drone – di tipo Shahed – che ha colpito la base aerea, e altri due droni intercettati nella mattinata di lunedì.

«Ho un lavoro alla base, come molti di noi ad Akrotiri», ha raccontato, sempre al Guardian, Michalis Georgiou, uno dei pochi abitanti del villaggio che, martedì, ha fatto ritorno a casa. «Quello che è successo domenica è stato terrificante. Stavo dormendo, poi ho sentito le sirene e, all'improvviso, io e i miei genitori abbiamo fatto i bagagli e siamo scappati. Non sono affatto sicuro di voler restare. Potrebbe succedere di nuovo, no?».

Anche nel resto del Paese, la tensione è alta. Martedì sera, al tramonto, centinaia di persone si sono radunate sul lungomare di Limassol per protestare contro l'offensiva statunitense-israeliana contro l'Iran e chiedere il ritiro delle strutture militare, considerate sempre più «un pericolo» per Cipro. «Il nostro è un piccolo Paese che deve rimanere neutrale», ha dichiarato Tasos Kosteas, presidente del Consiglio pancipriota per la pace, che ha organizzato la manifestazione. «Le basi rappresentano chiaramente un pericolo per Cipro, perché sono proprio queste l'obiettivo dell'Iran. Il nostro messaggio fondamentale stasera è che gli interessi degli Stati Uniti e di Israele non coincidono con i nostri. Le grandi potenze si interessano a Cipro solo per la sua importanza geostrategica, non si curano della sua popolazione».

Le proteste di questi giorni, come ricorda il Guardian, è il primo contro un'installazione militare britannica sull'isola dal 1986. E, secondo alcuni funzionari ciprioti, a incentivarlo è stata la decisione presa domenica dal premier britannico. A seguito delle pressioni di Trump, Keir Starmer, infatti, ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare le strutture in questione a scopo difensivo. Ciononostante, il Regno Unito sostiene che l'attacco sia avvenuto prima dell'annuncio. 

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