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La Casa Bianca valuta controproposte su Hormuz, mentre il vicepresidente Vance mette in discussione le valutazioni del Pentagono sulla guerra e sulle scorte missilistiche – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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15:12
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Israele ribatte a Kiev sul grano: «Le relazioni diplomatiche non si concludono sui social»
«Le relazioni diplomatiche, specie fra nazioni amiche, non si conducono su Twitter o sui media. Le accuse fatte non costituiscono prove». Lo afferma in un post su X il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar, rispondendo al post dell'omologo di Kiev, Andrii Sybiha, sulla questione del grano ucraino che, secondo gli ucraini, sarebbe stato rubato da soldati russi nei territori occupati e contrabbandato su suolo israeliano.
«Non avete nemmeno presentato una richiesta di assistenza legale prima di rivolgervi ai media e ai social network», si è lamentato il 59.enne. «La questione sarà esaminata, perché Israele rispetta lo stato di diritto e dispone di autorità di polizia indipendenti», ha concluso.
14:46
14:46
Gli Emirati Arabi Uniti escono dall'Opec e Opec+
Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno deciso di uscire dall'Opec, il gruppo dei Paesi produttori di petrolio, e dall'Opec+ (che include altri dieci Paesi, fra cui la Russia) a partire dal primo maggio. Viene messo così fine a un periodo durato sei decenni, riporta Bloomberg citando l'agenzia di stampa emiratina Wam.
EAU pianifica un riallineamento strategico nel quadro della guerra in Iran. L'uscita degli Emirati aiuterà il paese a soddisfare la domanda in continua evoluzione, riporta l'agenzia, aggiungendo che il paese aumenterà gradualmente la produzione.
14:32
14:32
Fonte iraniana ad Al Arabiya: «Ripresa delle ostilità, poi i negoziati»
«Ci aspettiamo che ci sia un ritorno limitato ai combattimenti e poi il passaggio ai negoziati»: lo ha dichiarato un funzionario iraniano di alto livello ad Al Arabiya.
Dal canto suo, «Israele non ha ambizioni territoriali in Libano. La nostra presenza nelle aree lungo il confine settentrionale del Paese ha un unico scopo: proteggere i nostri cittadini». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar durante una conferenza stampa con l'omologo serbo, Marko Djuric.
Le parole di Sa'ar arrivano mentre l'Idf ed Hezbollah continuano a scambiarsi attacchi ripetuti, nonostante il cessate il fuoco in vigore tra Beirut e lo Stato Ebraico.
13:38
13:38
«Msc Francesca e Epaminondas ancora ferme in acque iraniane»
Un'immagine satellitare dell'Agenzia Spaziale Europea mostra che Teheran ha spostato le due navi mercantili sequestrate la settimana scorsa, la Msc Francesca e la Epaminondas, nelle acque iraniane al largo dell'isola di Hormuz. Lo riporta Sky News sottolineando che le navi sarebbero a 2 chilometri di distanza l'una dall'altra, a circa 68 km dal luogo in cui erano state catturate.
Frattanto, il Qatar ha messo in guardia contro la possibilità di un «conflitto congelato» nel Golfo, mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran per un accordo di pace sembrano in una fase di stallo. «Non vogliamo assistere a un ritorno delle ostilità nella regione a breve termine, non vogliamo vedere un conflitto congelato che finisce per essere scongelato ogni volta che si presenta una ragione politica», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, in una conferenza stampa.
Dal canto suo, il ministero delle Finanze della Thailandia ha dichiarato che quest'anno prevede una crescita del Pil del Paese attorno all'1,6%, un rallentamento dunque rispetto alla crescita del 2,4% del 2025, e una riduzione dei turisti di circa due milioni rispetto alle stime precedenti, attestandosi a circa 33,5 milioni di turisti stranieri. L'annuncio dei dati viene fatto mentre la guerra in Medio Oriente continua a ostacolare le forniture energetiche.
Secondo le autorità thailandesi, anche il numero di turisti provenienti dall'Europa e dal Medio Oriente è diminuito a causa della guerra, iniziata due mesi fa, che ha fatto aumentare i prezzi del carburante.
12:18
12:18
Netanyahu torna in aula nel suo processo per corruzione
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, torna in aula per dichiarare nel suo processo per corruzione, dopo una pausa di oltre due mesi dovuta alla guerra con l'Iran. Lo raccontano diversi media israeliani, tra cui il Times of Israel. La giudice Rivka Friedman-Feldman ha annunciato che l'udienza terminerà alle 16 (le 15 in Svizzera). Il processo avrebbe dovuto riprendere ieri, ma è stato annullato all'ultimo minuto per motivi di sicurezza, segnalati al tribunale dall'avvocato di Netanyahu, Amit Hadad. La testimonianza dovrebbe riprendere da dove il premier l'aveva interrotta durante l'ultima udienza del 24 febbraio.
Netanyahu, ricorda il Times of Israel, ha già prestato dichiarazioni 80 volte e ha quasi terminato il controinterrogatorio sul Caso 4000 relativo alle accuse di aver autorizzato decisioni normative che hanno avvantaggiato finanziariamente il magnate delle telecomunicazioni Shaul Elovitch. Secondo le valutazioni dei pubblici ministeri, citate dal quotidiano Haaretz, Netanyahu ha ancora dalle quattro alle otto udienze da affrontare per quanto riguarda il Caso 2000 relativo a un presunto accordo di scambio di favori tra lui e Arnon Mozes, editore del quotidiano Yedioth Ahronoth.
La ripresa delle udienze avviene all'ombra della dichiarazione rilasciata domenica dal presidente Isaac Herzog, il quale ha respinto, almeno per il momento, la possibilità di concedere la grazia a Netanyahu, nonostante la richiesta ufficiale del primo ministro e le forti pressioni del presidente statunitense Donald Trump.
12:05
12:05
La prima nave con Gnl passa da Hormuz dall'inizio della guerra
Una petroliera che trasporta gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta dall'inizio della guerra con l'Iran. Lo riporta Sky News sottolineando che la petroliera da 136.357 metri cubi è stata avvistata l'ultima volta nel Golfo il 30 marzo, ma è ricomparsa ieri al largo della costa occidentale dell'India, secondo i dati di tracciamento navale di Icis Lng Edge, MarineTraffic e Lseg.
Si tratta di un'ulteriore prova del fatto che le navi che navigano nel Golfo - ricorda il media - utilizzano tattiche elusive, come smettere di trasmettere la propria posizione o trasmettere numeri di identificazione falsi, per evitare di essere prese di mira.
Frattanto, stando all'ultimo sondaggio Gallup, gli americani si sentono in una situazione finanziaria peggiore rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi 25 anni.
A pesare ci sono anni di inflazione elevata e un recente aumento dei prezzi della benzina dovuto alla guerra con l'Iran che pongono - ricorda il media americano - una forte incognita in vista delle elezioni di Midterm.
Il 55% degli intervistati in un sondaggio condotto da Gallup tra il primo ed il 15 aprile ha dichiarato che la propria situazione finanziaria sta peggiorando: si tratta di un aumento rispetto al 53% dello scorso anno e al 47% del 2024. Il dato - si ricorda - è superiore a quello registrato in qualsiasi altro momento dal 2001, persino rispetto alle recessioni verificatesi durante la pandemia o in seguito alla crisi finanziaria.
12:05
12:05
La guerra fa volare colossi del petrolio, boom dei profitti di BP
L'impennata dei costi degli idrocarburi, legata alla guerra innescata in Medio Oriente dagli attacchi di USA e Israele all'Iran, fa volare i conti dei colossi petroliferi. Lo confermano i dati sul primo trimestre del 2026 resi pubblici oggi dal gigante britannico BP, che indicano profitti pari a oltre i 3,8 miliardi di dollari fra gennaio e marzo, contro i 687 milioni dello stesso periodo del 2025.
Dati frutto di una situazione «eccezionale» sui mercati, riconosce la nuova direttrice generale Meg O'Neill, sottolineando tuttavia «nell'insieme» come l'attività dell'azienda proceda «bene» verso «il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2027».
Intanto, l'Iran sta «cercando freneticamente» nuove modalità di stoccaggio ed esportazione del petrolio che produce, dato che il blocco navale imposto dagli USA nell'area dello stretto di Hormuz sta provocando seri problemi in questo senso alla Repubblica Islamica: è quanto riporta il Wall Street Journal, aggiungendo che, tra i metodi a cui prova a ricorrere, ci sono la riattivazione di 'junk storage', ovvero depositi di fortuna con container «improvvisati» o in disuso, e il trasporto verso la Cina attraverso un corridoio ferroviario.
L'obiettivo di queste misure è di «ritardare una crisi infrastrutturale» legata all'impossibilità di esportare il petrolio via mare, spiega ancora il Wsj.
Il giornale cita la società di analisi Kpler, secondo cui le esportazioni di greggio e derivati è scesa da 2,1 milioni di barili al giorno in media a 567.000 barili al giorno dopo il 13 aprile, quando è partito il blocco navale statunitense. La stessa società aggiunge che, data la situazione, Teheran ha già iniziato a tagliare la produzione.
Dal canto loro, milioni di iraniani hanno perso il lavoro e fino a 4,1 milioni di persone potrebbero cadere in povertà a causa del conflitto tra il loro Paese e Stati Uniti e Israele. Lo scrive Cnn che cita dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), ricordando come l'economia iraniana già versasse in condizioni disastrose prima del conflitto, con un reddito nazionale pro capite crollato da circa 8.000 dollari nel 2012 a 5.000 dollari nel 2024, per inflazione, corruzione e sanzioni.
Ora le prospettive sono persino peggiori. Secondo l'Undp, i danni materiali causati da migliaia di raid aerei hanno provocato sfollamenti diffusi. Più di 23.000 fabbriche e aziende sono state colpite, riporta il media EcoIran. Ciò ha comportato la perdita diretta di un milione di posti di lavoro, ha detto il viceministro del Lavoro iraniano, Gholamhossein Mohammadi. La ricaduta sull'indotto ha causato la perdita di un altro milione di posti lavoro, secondo le stime della testata iraniana Etemad Online.
L'interruzione delle spedizioni, e quindi delle importazioni, ha inoltre destabilizzato la già fragile economia iraniana, «mettendo a rischio il 50% dei posti di lavoro e spingendo un ulteriore 5% della popolazione nella povertà», secondo Hadi Kahalzadeh del Quincy Institute, un think tank di politica estera. Secondo i dati ufficiali, il tasso di inflazione annuale a marzo ha raggiunto il 72%, ma per i beni di prima necessità è molto più elevato.
Nel frattempo, il capo del Mossad, l'agenzia di spionaggio esterno israeliana, ha elogiato le operazioni «innovative» dell'agenzia nella guerra contro l'Iran e Hezbollah, affermando che ha acquisito informazioni «dal cuore dei segreti del nemico». «Nelle campagne contro l'Iran e Hezbollah, abbiamo lavorato fianco a fianco con le Forze di Difesa Israeliane (Idf), sia in difesa sia in attacco», ha detto David Barnea, riferendosi all'esercito israeliano.
Barnea è intervenuto a una cerimonia nel quartier generale del Mossad ieri, ma il suo intervento è stato pubblicato oggi. «Abbiamo acquisito informazioni strategiche e tattiche dal cuore dei segreti del nemico», ha detto Barnea, aggiungendo che il Mossad ha «dimostrato nuove e innovative capacità operative nei Paesi bersaglio». Barnea ha affermato che l'esercito e il Mossad hanno cambiato la «posizione strategica» di Israele e «rafforzato la sua potenza», ma ha aggiunto che l'agenzia «non si adagerà sugli allori». «Quando vediamo una minaccia, agiremo con tutta la nostra forza», ha detto.
11:02
11:02
Teheran: «Gli USA non sono più nella posizione di dettare la loro politica ad altri Paesi»
Un esponente governativo di Teheran ha sostenuto che gli Stati Uniti non sono più in grado di «dettare la propria linea politica» agli altri Paesi, mentre Washington starebbe valutando una nuova proposta iraniana per porre fine alla guerra in Medio Oriente.
«Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di dettare la loro politica alle nazioni indipendenti», ha affermato il portavoce del ministero della Difesa Reza Talaei-Nik, secondo la televisione di Stato, aggiungendo che Washington «accetterà di dover rinunciare alle sue richieste illegali e irrazionali».
Nel frattempo, il blocco di Internet ha gravemente danneggiato le esportazioni di zafferano iraniano, interrompendo i contatti tra gli esportatori e i clienti internazionali. Lo scrive Iran International che cita ha dichiarato un funzionario del settore. Stando a dati pubblicati da Fao e World Bank, l'Iran è il principale produttore di zafferano, rappresentando circa l'85-95% dell'offerta globale.
Il vicepresidente del Consiglio nazionale dello zafferano iraniano, spiega Iran International, ha affermato che molti esportatori non sono stati in grado di comunicare con gli acquirenti o di spedire la merce in tempo a causa del limitato accesso a Internet. Il funzionario ha aggiunto che l'interruzione ha creato un'opportunità per i concorrenti stranieri, tra cui l'Afghanistan, di vendere zafferano iraniano sui mercati globali con il proprio nome.
09:59
09:59
«No a un riconoscimento dello Stato di Palestina»
Non è il momento per un riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Svizzera. È quanto pensa il Consiglio nazionale che oggi ha respinto per 116 voti a 66 (11 astenuti) un'iniziativa di Ginevra, peraltro già bocciata dagli Stati.
«Manca un governo indipendente operativo»
Il plenum ha fatto propria la raccomandazione della sua commissione di politica estera, secondo cui, allo Stato attuale, le condizioni per un riconoscimento non sono riunite. In particolare, manca un governo indipendente e operativo, secondo la maggioranza della commissione. Inoltre, un riconoscimento sarebbe contrario alla neutralità e toglierebbe alla Svizzera la possibilità di agire quale mediatrice per una soluzione del conflitto.
Cosa dice la Sinistra
I favorevoli, soprattutto a sinistra, hanno invece sostenuto la necessità di un simile passo, sull'esempio di altri Paesi (finora lo Stato di Palestina è riconosciuto da 148 paesi su 193), al fine di contrastare le mire annessioniste dello Stato di Israele che non farebbero che allontanare la soluzione dei due Stati propugnata dalla Svizzera. Se la Svizzera vuole essere credibile e coerente rispetto alla soluzione dei due Stati, deve associarsi al processo in corso di riconoscimento della Palestina, che costituisce un prerequisito per la pace, ha argomentato, invano, Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE), negando che un riconoscimento avrebbe ripercussioni sulla neutralità del nostro Paese.
09:58
09:58
Netblocks: «Il blackout di internet in Iran è in corso da due mesi»
L'osservatorio della rete Netblocks ha denunciato che il blocco quasi totale di internet in Iran, imposto dopo l'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele, è giunto al suo sessantesimo giorno.
«Esattamente due mesi fa, il 28 febbraio, l'Iran è stato gettato nell'oscurità digitale quando le autorità hanno interrotto l'accesso all'Internet globale. I dati mostrano che il blackout è giunto al suo sessantesimo giorno, dopo 1'416 ore, nonostante gli sforzi del regime per introdurre un accesso differenziato per i gruppi privilegiati», si legge in un messaggio pubblicato su X da Netblocks, che ha monitorato le restrizioni imposte sulla rete da quando sono entrate in vigore.
Intanto, due soldati israeliani sono rimasti feriti, uno «seriamente» e uno più lievemente, in un attacco con drone avvenuto ieri nel sud del Libano: lo hanno riferito oggi le Forze di difesa israeliane (Idf), citato da Haaretz. Entrambi i soldati sono stati trasportati in ospedale per ricevere assistenza medica.
L'attacco, aggiunge il Times of Israel, è attribuito a Hezbollah. Lo stesso giornale afferma che l'Idf ha lanciato un missile intercettore contro un altro sospetto drone di Hezbollah «diretto verso un'area del sud del Libano in cui sono dispiegate truppe» israeliane.
09:51
09:51
Israele usa l'acqua come arma punizione contro Gaza
Le autorità israeliane hanno utilizzato l'accesso all'acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza di approvvigionamento idrico in una campagna di punizione collettiva. E' quanto emerge dal nuovo rapporto internazionale di Medici Senza Frontiere (Msf), «Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza - L'acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele», secondo cui la negazione deliberata dell'acqua è parte integrante del genocidio perpetrato da Israele.
Msf esorta le autorità israeliane a ripristinare immediatamente l'approvvigionamento idrico a livelli adeguati per la popolazione di Gaza. Gli alleati di Israele devono utilizzare la propria influenza per esercitare pressioni su Israele affinché smetta di ostacolare l'accesso umanitario, incluso per le esigenze legate alle infrastrutture idriche.
Il rapporto di Msf documenta come il ripetuto uso dell'acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo. Ciò avviene parallelamente all'uccisione diretta di civili, alla devastazione delle strutture sanitarie e alla distruzione delle abitazioni che costringe a sfollamenti di massa. Insieme, costituiscono un'imposizione deliberata di condizioni distruttive e disumane ai palestinesi a Gaza.
«Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l'ingresso di rifornimenti idrici», afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf. «I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l'acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie», aggiunge.
Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di Msf hanno documentato casi in cui l'esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un'ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell'acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature.
L'effetto cumulativo della scarsità d'acqua provocata dalle autorità israeliane è che semplicemente non è possibile fornire acqua a sufficienza alla popolazione. Dopo le autorità locali, Msf è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza, eppure tra maggio e novembre 2025, 1 distribuzione su 5 si è esaurita perché i nostri camion non sono riusciti a trasportare acqua a sufficienza per tutte le persone che ne avevano bisogno. Gli ordini di sfollamento dell'esercito israeliano hanno impedito ai team di Msf di accedere alle aree in cui fornivamo acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l'interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita.
Le autorità israeliane hanno ostacolato l'ingresso a Gaza di materiali essenziali per l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Da ottobre 2023, l'elettricità, il carburante e le forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l'olio motore – fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell'acqua – sono stati interrotti o sottoposti a severe restrizioni. Un terzo delle nostre richieste di ingresso di forniture essenziali per l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari è stato respinto o è rimasto senza risposta. Queste forniture includono impianti di desalinizzazione dell'acqua, pompe, cloro e altri prodotti chimici per il trattamento, serbatoi d'acqua, repellenti per insetti e latrine. Molti degli articoli approvati dalle autorità israeliane sono stati successivamente respinti alla frontiera.
08:43
08:43
Tra navi intercettate legate all'Iran c'è la petroliera M/T Stream
La petroliera M/T Stream, battente bandiera iraniana, è una delle imbarcazioni intercettate dagli Usa attraverso il blocco navale istituito per ostacolare il traffico verso i porti della Repubblica Islamica: lo ha reso noto su X il Comando centrale statunitense (Centcom).
Secondo il post pubblicato, la petroliera è stata intercettata dal cacciatorpediniere Rafael Peralta domenica scorsa, mentre «tentava di dirigersi verso un porto iraniano».
Frattanto, durante una sessione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il vicecancelliere di Panama, Carlos Arturo Hoyos, ha denunciato la «crescente fragilità» della navigazione globale.
Hoyos ha avvertito che le minacce attuali ostacolano rotte chiave come lo Stretto di Hormuz. «In un mondo profondamente interconnesso, l'interruzione di queste rotte ha effetti immediati sulla sicurezza energetica e sulle economie di tutti i Paesi», ha affermato.
Il rappresentante ha segnalato i recenti attacchi contro navi con bandiera panamense, citando i mercantili Euphoria e Francesca, quest'ultimo intercettato dall'Iran. Esigendo il rilascio degli equipaggi, ha dichiarato: «Panama condanna questi attacchi e fa appello alle autorità iraniane per liberare tutte le imbarcazioni trattenute». Hoyos ha infine invitato al dialogo per allentare le tensioni: «I mari devono continuare a essere spazi di incontro e connessione tra i popoli, non scenari di scontro».
07:38
07:38
Libano, quattro morti e 51 feriti nei raid israeliani nel sud
Quattro persone, tra cui una donna, sono morte e altre 51, compresi tre bambini, sono rimaste ferite nei raid israeliani di ieri nel sud del Libano. Lo riferisce il ministro della Sanità libanese. Secondo un conteggio dell'Afp, basato sui dati forniti dal ministero, i raid di Israele hanno ucciso almeno 40 persone in Libano dall'inizio della fragile tregua il 17 aprile.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) aveva annunciato di aver «colpito oggi oltre 20 siti di infrastrutture terroristiche nella valle della Beqaa e in altre località del Libano meridionale». «Tra i siti colpiti, figurano depositi di armi e siti di lancio di razzi di Hezbollah», ha reso noto l'Idf in una nota.
06:07
06:07
I dubbi di Vance sul Pentagono sulla guerra in Iran
Il vicepresidente americano JD Vance ha ripetutamente messo in discussione la descrizione della guerra in Iran fornita dal Dipartimento della Difesa, nonché l'ipotesi che il Pentagono abbia sottostimato quello che appare come un drastico esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi. Lo riporta The Atlantic citando alcune fonti, secondo le quali Vance ha espresso dubbi sull'accuratezza delle informazioni fornite dal Pentagono in merito alla guerra.
Il vicepresidente Usa ha espresso anche preoccupazione riguardo all'esaurimento di alcuni tipi di munizioni. Vance si sarebbe rivolto direttamente a Donald Trump cercando però di non creare divisioni all'interno del governo.
06:06
06:06
Il punto alle 6
Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull'offerta dell'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l'offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull'azione in buona fede dell'Iran e sull'intenzione di Teheran di mettere fine all'arricchimento dell'uranio e impegnarsi a non sviluppare l'arma nucleare.
La nuova proposta iraniana prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco americano dei porti e della fine della guerra. Solo in una fase successiva i colloqui sul programma nucleare.
Intanto, l'ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani ha dichiarato che il ritorno della sicurezza e della stabilità nel Golfo dipende da «garanzie credibili» per l'Iran contro qualsiasi nuovo attacco israelo-americano.
«Una stabilità e una sicurezza durature nel Golfo e nella regione più ampia possono essere garantite solo da una cessazione duratura e permanente di ogni aggressione contro l'Iran, accompagnata da garanzie credibili che non si ripetano e dal pieno rispetto dei legittimi diritti e interessi sovrani dell'Iran», ha affermato l'ambasciatore durante una sessione del Consiglio di Sicurezza. «Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente», ha dal canto suo assicurato Vladimir Putin ricevendo il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.
