Mondo
La diretta

«La Svizzera si è offerta di ospitare la firma dell'accordo tra USA e Iran»

La Confederazione è «in stretto contatto» con i due Paesi – Berna «è pienamente mobilitata», ha ricordato Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento diretto da Ignazio Cassis – — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
LIVE
«La Svizzera si è offerta di ospitare la firma dell'accordo tra USA e Iran»
Red. Online
12.06.2026 06:30
22:34
22:34
Araghchi: «L'unico modo per gestire l'uranio arricchito è diluirlo in Iran»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ritiene che l'unico modo per gestire le proprie scorte di uranio altamente arricchito sia diluirlo all'interno del Paese. «La nostra posizione è sempre stata che l'unico modo per gestire le scorte di materiale arricchito è diluirlo all'interno dell'Iran», ha affermato Araghchi in un'intervista alla televisione di stato.

22:33
22:33
Araghchi: «Una volta finalizzata la bozza, sarà firmata da remoto»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato oggi che, una volta finalizzata, la bozza di accordo con gli Stati Uniti sarà firmata «a distanza», il che potrebbe accadere «nei prossimi giorni». «Non appena saranno completate le fasi finali dei nostri negoziati, questo accordo sarà firmato e annunciato. La firma avverrà inizialmente in modalità digitale. Ciascuna parte firmerà a distanza. Dopodiché, verrà annunciato che questo memorandum d'intesa è stato firmato da entrambe le parti», ha affermato Araghchi in un'intervista alla televisione di stato. «Questo potrebbe accadere nei prossimi giorni. Sono molto fiducioso».

22:11
22:11
Araghchi: «Il pagamento del pedaggio a Hormuz sarà obbligatorio»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista alla televisione di stato ha affermato che lo Stretto di Hormuz è uno degli «strumenti di deterrenza più importanti» di Teheran. Riguardo ai pagamenti, Araghchi ha aggiunto che, sebbene lo stretto sia stato gratuito per molti anni, non lo sarà più e i servizi saranno a pagamento. Inoltre il titolare della diplomazia iraniana ha sottolineato che se quanto stabilito nel protocollo d'intesa non dovesse essere attuato, non si terranno negoziati per un accordo definitivo. Lo scrive al Jazeera online.

22:03
22:03
Pakistan: «C'è il testo dell'accordo tra Iran-e USA», voci sulla firma domenica a Ginevra

Le rive del lago Lemano potrebbero fare da sfondo al tanto atteso accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Ma il condizionale è d'obbligo, mentre anche la città per ospitare la firma alimenta il disaccordo tra i due schieramenti. Dopo settimane di anticipazioni e smentite, perfino Abbas Araghchi si è sbilanciato affermando che «il memorandum di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione», per la quale si attende un responso chiaro della Repubblica Islamica e si guarda a Mojtaba Khamenei.

Il Pakistan ha annunciato che «è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell'accordo di pace», spingendo la speranza che questa sia la volta buona per l'intesa. E ha messo in guardia contro «l'incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l'accordo di pace». Perché le rivendicazioni incrociate sui punti dell'intesa - che parlano soprattutto ai fronti interni e agli alleati di entrambi i Paesi - alimentano lo scontro. Con Donald Trump che scarica la sua irritazione su Teheran, che a suo dire «farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta».

Secondo Axios, portale che per primo ha avanzato la possibilità di una firma dell'accordo a Ginevra, quattro aerei C-17 statunitensi sono già decollati alla volta dell'Europa trasportando «materiale per un possibile viaggio» di J.D. Vance. Stando a Reuters online, sarà lui a firmare domenica l'intesa con la controparte iraniana, rappresentata dal capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. E in serata, ad alimentare l'ipotesi si è aggiunta anche la notizia di una telefonata tra i ministri degli Esteri di Pakistan e Svizzera. Ma tutto resta ancora in gioco: «Qualsiasi speculazione su una firma a Ginevra o su un incontro faccia a faccia non è altro che un'illusione americana», la replica dell'agenzia Fars vicina ai pasdaran.

Un copione, quello di rivendicazioni e smentite, che ha accompagnato sin da subito l'accelerazione impressa nelle ultime ore da Donald Trump al negoziato per la fine della guerra. Negoziato dal quale, secondo il tycoon, gli Stati Uniti hanno «ottenuto tutto quello che volevano»: il materiale nucleare iraniano verrà distrutto e rimosso, il programma nucleare iraniano smantellato, i fondi iraniani congelati non saranno sbloccati finché non saranno soddisfatte le condizioni - punto sottolineato chiaramente da Vance -, lo Stretto di Hormuz sarà aperto, e l'Iran non finanzierà più gruppi terroristici, stando a quanto fatto sapere dai funzionari USA ai media. Ben diversa la versione riportata dai media iraniani, secondo cui la Repubblica islamica non ha in alcun modo ceduto la gestione di Hormuz. E soprattutto, non è stato raggiunto alcun accordo sul nucleare, tema da affrontare nei 60 giorni successivi alla firma del memorandum.

La versione di Teheran ha fatto andare su tutte le furie il presidente americano: «Le condizioni che l'Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato - inclusa la loro debole e patetica affermazione sull'esistenza di un accordo - non ha alcun riscontro nella realtà. Sono persone estremamente sleali con cui trattare; con loro, la buona fede è un concetto inesistente», ha tuonato su Truth. Parole che gettano benzina sul fuoco delle tensioni che inevitabilmente restano, alimentate anche da Israele: «Finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo», ha sottolineato il premier Benyamin Netanyahu mentre il suo ministro della Difesa, Israel Katz, ha chiarito che l'Idf «non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza», mentre un funzionario USA ha chiarito che l'intesa include anche il Libano.

Nel tentativo di chiarire la situazione, il premier del mediatore Pakistan, Shehbaz Sharif, ha annunciato in serata che «è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell'accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi. La pace non è mai stata così vicina come ora». E nella diplomazia dei social, a far ben sperare c'è anche il gesto di Donald Trump che ha rilanciato su Truth il messaggio di Araghchi sull'intesa vicina e il suo appello ai media di «astenersi dal formulare speculazioni sul suo contenuto». Secondo un funzionario USA citato da Bloomberg, le chance di firma sono all'80-85% ma c'è ottimismo a Washington. Con il mondo che tiene gli occhi puntati sugli sviluppi, solo il tempo potrà colmare l'ultimo miglio per la pace. Scongiurando un ennesimo annuncio del tycoon - almeno 39 dal 23 marzo - sfumato in un nulla di fatto.

21:58
21:58
Gli Emirati hanno accettato di sbloccare miliardi di dollari per l'Iran

Gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato di sbloccare miliardi di dollari per l'Iran. Lo scrive Reuters online citando quattro fonti e parlando di una mossa finora inedita che coincide con le fasi finali dei negoziati Iran-USA.

Due fonti regionali hanno riferito a Reuters che gli Emirati hanno accettato di sbloccare un totale di 10 miliardi di dollari, di cui oltre 3 miliardi sono già stati versati. Altre due fonti hanno indicato un totale di 20 miliardi, aggiungendo che la mossa è stata concordata in cambio della cessazione degli attacchi iraniani contro gli Emirati.

Reuters non è stata in grado di stabilire se i fondi destinati ai trasferimenti appartengano agli Emirati Arabi Uniti o provengano da conti iraniani bloccati da tempo nel sistema bancario emiratino, o altrove. Tuttavia, un funzionario degli Emirati, interpellato in merito al trasferimento, ha affermato che il Paese sta cercando di allentare le tensioni e promuovere la pace. «La politica estera degli Emirati Arabi Uniti è guidata dalla promozione della de-escalation e dalla riduzione delle tensioni in tutta la regione, favorendo al contempo una pace e una stabilità durature», ha dichiarato il funzionario. «Gli Emirati Arabi Uniti sostengono gli sforzi, compresi quelli intrapresi dagli Stati Uniti, per proteggere le popolazioni della regione dalle ripercussioni del conflitto».

Una delle fonti a conoscenza dell'accordo ha affermato che la mossa offriva un modo per contribuire a risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran senza che nessuna delle due parti oltrepassasse la propria linea rossa: l'Iran può affermare di aver ottenuto un risarcimento per i danni di guerra, Washington può insistere di non aver pagato nulla e Abu Dhabi ottiene la propria sicurezza e lo status di hub di Dubai, presentando al contempo la mossa come un investimento nella ricostruzione della fiducia regionale.

Un'altra fonte a conoscenza dell'accordo ha affermato che, in cambio dell'erogazione dei fondi, l'Iran avrebbe interrotto gli attacchi missilistici e con droni contro gli Emirati Arabi Uniti e si sarebbe assistito a una ricostruzione dei legami bilaterali, compresa la condivisione di informazioni di intelligence e la cooperazione economica. La fonte ha aggiunto che l'Iran si era rivolto ad almeno altri due paesi arabi del Golfo per raggiungere un accordo simile.

La prima fonte a conoscenza dell'accordo ha affermato che i colloqui erano iniziati diverse settimane fa, ma hanno subito un'accelerazione quando funzionari delle Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno visitato Abu Dhabi la scorsa settimana per incontrare lo sceicco Tahnoun bin Zayed al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti e vice governatore di Abu Dhabi, e hanno soggiornato nella sua foresteria. A quel viaggio ha fatto seguito una visita di funzionari emiratini a Teheran per negoziare i dettagli del meccanismo.

21:57
21:57
Araghchi: «Israele cerca di far fallire la potenziale intesa con gli USA»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Israele sta cercando di far fallire un potenziale accordo con gli Stati Uniti attualmente in fase di finalizzazione. «Devo dire francamente che questo accordo ha dei nemici, primo fra tutti il regime sionista, che sta cercando pretesti per farlo fallire», ha affermato Araghchi in un'intervista alla televisione di stato.

19:46
19:46
Il ministro degli esteri pachistano sente Cassis

Il ministero degli esteri pachistano afferma sulla rete sociale X che nel corso di una telefonata i capi delle diplomazie di Pakistan e Svizzera, Mohammad Ishaq Dar e Ignazio Cassis, hanno accolto con favore quelli che Islamabad definisce «progressi incoraggianti verso un'intesa tra Stati Uniti e Iran».

La conversazione tra i due ministri degli esteri è avvenuta dopo le voci su una possibile firma dell'intesa a Ginevra, forse già nel fine settimana.

19:21
19:21
«La Svizzera si è offerta di ospitare la firma dell'accordo tra USA e Iran»

La Svizzera si è offerta come sede per l'eventuale firma di un protocollo d'intesa tra gli Stati Uniti e l'Iran, «qualora le due parti dovessero concordarlo», ha indicato oggi il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Keystone-ATS. La Confederazione è «in stretto contatto» con i due Paesi.

Berna «è pienamente mobilitata», ha ricordato Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento diretto da Ignazio Cassis. «Il DFAE sta svolgendo un ruolo di mediatore per sostenere gli sforzi volti alla stipula di un memorandum of understanding (protocollo d'intesa) destinato a consolidare la tregua e ad aprire la strada a una distensione nel contesto del conflitto» tra Teheran e Washington, ha aggiunto.

La diplomazia elvetica «ha proposto la Svizzera come sede per un'eventuale firma, qualora le parti dovessero concordarla», ha aggiunto.

19:10
19:10
«Per Trump la firma di un accordo nel fine settimana o lunedì»

Il presidente statunitense Donald Trump continua a pensare che l'accordo con l'Iran possa essere firmato nel fine settimana o lunedì. Lo riporta il sito di notizie politiche statunitense Axios facendo riferimento a un'intervista con l'inquilino della Casa Bianca.

Trump ha definito "molto buono" il messaggio sulla rete sociale X con cui il ministro degli esteri dell'Iran Seyed Araghchi ha chiarito che il protocollo d'intesa (memorandum of understanding) non è mai stato così vicino.

Nell'intervista, il presidente ha riferito di aver preteso chiarimenti pubblici in merito alle notizie diffuse dai media iraniani sull'accordo e che Teheran si è scusata in privato per "aver diffuso informazioni false".

18:44
18:44
Pakistan: «Raggiunto il testo concordato dell'accordo di pace tra Iran e USA»

«Possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell'accordo di pace». Lo afferma il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif su X.

«Il Pakistan sta lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi. La pace non è mai stata così vicina come ora», ha aggiunto Sharif.

18:14
18:14
Araghchi: «Il memorandum mai così vicino alla conclusione»

«Il memorandum d'intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare speculazioni sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno condividi con il pubblico al momento opportuno». Così su X il ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi.

Intanto, Araghchi e il ministro degli esteri francese, Jean-Noël Barrot, hanno avuto oggi una conversazione telefonica, durante la quale hanno discusso delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali. Lo riporta Irna.

Nel corso della conversazione, le due parti hanno anche discusso della recente situazione regionale e degli sviluppi diplomatici con la mediazione del Pakistan.

Dal canto suo, il vicepresidente JD Vance ha scritto su X che «gli iraniani non riceveranno soldi e fondi solo per la firma dell'accordo. L'intesa è strutturata in modo da dare priorità alle preoccupazioni degli Stati Uniti e degli alleati e se la Repubblica Islamica rispetterà i suoi obblighi, allora avrà benefici economici». Vance ha assicurato che Donald Trump farà ottenere agli Stati Uniti un «buon risultato in un modo o nell'altro».

17:43
17:43
Katz: «No al ritiro dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e a Gaza»

«Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza. L'Idf continuerà a difendere i nostri confini e i nostri cittadini dal Monte Hermon, dalle montagne libanesi, dalla Samaria e dalla maggior parte del territorio di Gaza, contro le minacce provenienti da forze e organizzazioni jihadiste, come insegnamento fondamentale tratto dagli eventi del 7 ottobre». Lo scrive in una nota il ministro della Difesa Israel Katz.

«Il presidente Usa - ha aggiunto Katz - sta attualmente portando avanti un accordo con l'Iran nell'ottica degli interessi americani, compreso l'interesse comune con Israele, ovvero impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari. Ci aspettiamo che sostenga questo principio e altri principi relativi ai missili e ai gruppi terroristici regionali». Secondo il ministro della difesa, «Israele deve garantire di avere anche la capacità di agire in modo indipendente in futuro per impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, e il premier Benjamin Netanyahu ed io abbiamo ordinato all'esercito di prepararsi di conseguenza».

«Il nostro concetto di sicurezza è chiaro e preciso: stiamo combattendo - sostiene ancora Katz -contro minacce vicine e lontane e puntiamo a soluzioni definitive, non a compromessi o concessioni. Siamo determinati a continuare a perseguire una politica di sicurezza ferma che preservi i risultati raggiunti e non comprometta la nostra capacità di combattere l'asse del male sciita guidato dall'Iran e l'asse del male sunnita guidato dai Fratelli Musulmani».

Intanto, «in un attacco mirato ieri nella Striscia di Gaza, l'Idf ha eliminato Qasslam Hassan Saleh e Sami Jamil Abu Dalal, due comandanti di plotone della Jihad Islamica, nonché Ubay Mamoun Saleh Farwana, vicecomandante di compagnia di Hamas. I terroristi stavano pianificando attacchi imminenti contro le truppe israeliane, rappresentavano una minaccia immediata e sono stati eliminati con attacchi mirati». Lo comunica il portavoce di Idf in una nota.

16:24
16:24
Trump: «L'intesa rivelata dall'Iran non ha nulla a che vedere con l'accordo»

«Le condizioni che l'Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato (...) non ha alcun riscontro nella realtà».

Lo ha scritto il presidente Usa Donald Trump sul suo social Truth.

«Sono persone estremamente sleali con cui trattare; con loro, la buona fede è un concetto inesistente». ha aggiunto Trump.

Su Truth, il presidente statunitense ha sottolineato che «l'attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz - attacco che è stato completamente respinto - è assolutamente inaccettabile». L'Iran «farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta», ha aggiunto Trump.

Secondo quanto riportato da Fox, citando un funzionario della Casa Bianca, tra i punti dell'accordo con l'Iran vi sono la distruzione e rimozione del materiale nucleare, lo smantellamento del programma nucleare e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Fra gli altri punti c'è lo stop al finanziamento da parte dell'Iran di gruppi terroristici. L'accordo è basato sui risultati che l'Iran centrerà e richiede concessioni significative prima di ottenere aiuti o un alleggerimento delle sanzioni.

In precedenza, Trump ha affermato in un colloquio telefonico con il Corriere della Sera che «gli alleati europei non sono stati d'aiuto adesso, ma possono essere molto d'aiuto in futuro, dopo» l'intesa con l'Iran. Sui possibili sviluppi diplomatici con i partner dell'Ue in seguito a un accordo con Teheran, il leader americano ha replicato: «Non ne ho idea, dipende da loro».

16:08
16:08
«Hezbollah rivendica l'uccisione di un soldato Idf vicino a Tiro»

Hezbollah ha rivendicato l'uccisione di un soldato israeliano dopo aver attaccato delle truppe in un edificio nella città di Chamaa, nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale, a mezzogiorno. Lo scrive Al-Jazeera.

In un comunicato, ha affermato di aver utilizzato un drone «Ababil» per l'attacco, così come per un attacco a un veicolo militare israeliano nella città di Tayr Harfa, sempre nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale.

L'esercito israeliano ha intanto reso noto che l'aeronautica ha colpito e distrutto cinque lanciatori di razzi di Hezbollah utilizzati per sparare contro le truppe nel Libano meridionale, secondo quanto riferito dai militari. Lo riporta il Times of Israel.

L'aeronautica israeliana ha anche colpito un centro di comando di Hezbollah e alcuni suoi membri identificati vicino alle forze israeliane, aggiunge l'Idf, pubblicando filmati degli attacchi.

Dal canto suo, Hezbollah è fiducioso che l'Iran insisterà affinché il Libano sia incluso in un accordo con gli Stati Uniti, ha dichiarato un importante politico di Hezbollah, mentre crescono le speranze di un'intesa tra Teheran e Washington. Lo riporta il Times of Israel.

Hezbollah, fondato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane nel 1982, è entrato nel conflitto regionale a sostegno di Teheran il 2 marzo, aprendo il fuoco contro Israele e provocando un'offensiva israeliana che ha causato migliaia di morti in Libano.

I funzionari iraniani hanno ripetutamente insistito sulla necessità di porre fine ai combattimenti in Libano come parte integrante di qualsiasi accordo più ampio.

«Se l'accordo andrà in porto, abbiamo piena fiducia nella Repubblica islamica... Siamo fiduciosi che insisterà su qualsiasi accordo, compresa la questione del Libano», ha dichiarato Hassan Fadlallah, un politico di Hezbollah, in un estratto di un discorso trasmesso dall'emittente televisiva del gruppo, al-Manar.

Le forze israeliane hanno occupato vaste aree del Libano meridionale, dove oggi l'agenzia di stampa nazionale libanese ha segnalato nuovi raid aerei israeliani in diverse città e villaggi.

La scorsa settimana, Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana, ha affermato che Hezbollah ha «fatto grandi sacrifici» nella guerra e che il Libano «sarà parte integrante di qualsiasi accordo e di qualsiasi cessate il fuoco», secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr. La guerra in Libano è continuata nonostante diversi cessate il fuoco annunciati dagli Stati Uniti, che hanno svolto un ruolo di mediatori nei colloqui tra i governi libanese e israeliano. Hezbollah non partecipa ai colloqui e ha chiesto al governo libanese di ritirarsi dal processo. Hezbollah ha respinto il piano, annunciato la settimana scorsa e sostenuto dagli Stati Uniti, che sarebbe subordinato al cessate il fuoco e al ritiro dei combattenti del gruppo dal Libano meridionale.

14:24
14:24
Hezbollah: «Presi di mira soldati e veicoli militari israeliani»

Hezbollah ha rivendicato in un comunicato di aver preso di mira la notte scorsa soldati e veicoli militari israeliani a Chamaa, nell'estremo sud del Libano: lo riporta il giornale libanese L'Orient-Le Jour. Il gruppo armato ha affermato di aver utilizzato, per questo attacco, salve di razzi e colpi di artiglieria.

14:13
14:13
L'IDF lancia un ordine di evacuazione per tre località in Libano

L'esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti per tre località nel distretto di Sidone: Sarafand, Tefahta e Mazraat Sinay. È quanto reso noto su X dal portavoce militare israeliano in lingua araba, Avichay Adraee.

Nel messaggio, l'esercito israeliano afferma di avere come obiettivo Hezbollah e ordina agli abitanti di rifugiarsi a nord del fiume Zahrani, situato a sud della città di Sidone, capoluogo del distretto.

14:13
14:13
Netanyahu: «L'Iran non avrà il nucleare, sono in pieno accordo con Trump»

«Finché sarò primo ministro di Israele, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo punto. Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse per questa lotta, l'Iran avrebbe avuto bombe atomiche per distruggere Israele molto tempo fa. L'Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier di Israele, questo non accadrà».

Lo riferisce il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota.

13:54
13:54
Una possibile firma del memorandum potrebbe avvenire domenica tra Vance e Ghalibaf

Un memorandum d'intesa tra Usa e Iran per porre fine alla guerra nel Golfo potrebbe essere firmato già domenica a Ginevra: lo scrivono Reuters sul sito e Bloomberg. La fonte ha affermato a Reuters che il testo del memorandum è ancora in fase di definizione e che l'Iran resta fermo sulla sua posizione, secondo cui l'accordo deve porre fine anche ai combattimenti in Libano.

L'obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l'accordo possa essere firmato dal vicepresidente Usa JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf. Non è ancora stata stabilita una sede, ma Ginevra sembra la più probabile.

13:44
13:44
«Il Qatar ha trattato segretamente con l'Iran per mettere al sicuro gas»

Il Qatar, uno dei mediatori fra Iran e Stati Uniti, ha contattato segretamente Teheran all'inizio della guerra per proporle di non colpire l'impianto di gas Ras Laffan. In cambio Doha avrebbe sospeso unilateralmente la produzione di gas così da far schizzare i prezzi del dell'energia e mettere sotto pressione Stati Uniti e Israele per mettere fine presto alla guerra.

Secondo quanto riporta il Washington Post, il Qatar non ha ottenuto alcun impegno da parte dell'Iran anche se gli eventi delle settimane successive hanno indicato che l'intesa appariva come una strada percorribile, almeno temporaneamente.

12:46
12:46
«Una firma in Svizzera? Solo un'illusione americana»

L'agenzia di stampa Fars News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha respinto le indiscrezioni su un imminente accordo con Washington. «Qualsiasi speculazione su una firma in Svizzera o su un incontro faccia a faccia non è altro che un malinteso delle proposte e un'illusione americana», ha affermato la testata, ripresa da Iran International.

11:25
11:25
Damasco: «Non intendiamo intervenire contro Hezbollah in Libano»

Il leader siriano Ahmad Sharaa ha smentito che Damasco intenda intervenire militarmente in Libano contro Hezbollah, dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla disponibilità siriana a contrastare il movimento sciita filo-iraniano.

"Le voci che circolano sull'ingresso della Siria in Libano sono solo dicerie", ha detto Sharaa, citato da media libanesi, precisando che "l'approccio della Siria punta a mettere fine alla guerra in Libano, non ad allargarla né a esserne coinvolta".

Le dichiarazioni del leader siriano arrivano mentre il conflitto tra Israele e Hezbollah continua a investire il sud del Libano e mentre Washington cerca di rafforzare il ruolo del nuovo potere siriano come interlocutore regionale dopo la dissoluzione del regime degli Assad nel dicembre del 2024.

Parlando a una delegazione proveniente dalla regione rurale di Damasco, Sharaa ha anche affermato che la delimitazione della frontiera tra Siria e Libano "non è una priorità" in questa fase, a causa di questioni considerate più urgenti. Tra queste, ha indicato la presenza di circa 1,4 milioni di rifugiati siriani in Libano e la necessità di individuare "un meccanismo adeguato" per garantire il loro ritorno.

10:42
10:42
USA e Iran si avviano ai negoziati finali su nucleare ed economia

Gli Stati Uniti e l'Iran si apprestano ad avviare i negoziati finali incentrati su questioni nucleari ed economiche, escludendo il programma missilistico: lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Mehr. Secondo Mehr, una bozza di memorandum d'intesa tra le due parti prevede la fine del blocco statunitense di Hormuz, la riapertura dello Stretto, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e l'impegno degli Usa a ritirare le forze dalle aree circostanti l'Iran.

Mehr afferma che la bozza di accordo necessita ancora dell'approvazione delle autorità competenti. L'agenzia iraniana, che cita una fonte vicina al team negoziale iraniano, ha pubblicato un elenco di termini che sarebbero contenuti nella bozza del memorandum d'intesa con gli Stati Uniti, anche se i dettagli non sono stati confermati pubblicamente né da Teheran né da Washington e sembrano molto simili alla proposta iniziale dell'Iran.

La bozza comprende 14 punti: cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l'impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell'Iran e il rispetto per la sua sovranità; la revoca del blocco navale statunitense entro 30 giorni; il ritiro delle forze statunitensi dalle aree circostanti l'Iran; la riapertura dello stretto di Hormuz entro 30 giorni «con accordi con l'Iran»; la sospensione delle sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano.

Gli Stati Uniti e i loro alleati, inoltre, elaboreranno piani di ricostruzione per l'Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari. Sessanta giorni di negoziati per raggiungere un accordo definitivo «basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa» delle sanzioni. Si ribadisce l'impegno dell'Iran a non produrre armi nucleari.

Durante i negoziati, gli Stati Uniti non aumenteranno le proprie forze nella regione né imporranno nuove sanzioni. Nella bozza si sostiene che saranno sbloccati 24 miliardi di dollari di fondi iraniani e si istituirà un meccanismo di monitoraggio per l'attuazione dell'accordo. L'accordo definitivo dovrà essere approvato tramite una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I negoziati finali, scrive Mehr, non inizieranno prima dello sblocco di metà dei fondi iraniani congelati, della sospensione delle sanzioni petrolifere e della revoca del blocco navale.  «Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza sono state definitivamente escluse dall'agenda», sostiene l'agenzia iraniana.

09:47
09:47
Teheran: «Ancora nessuna conclusione definitiva sull'accordo con gli Usa»

L'Iran ha affermato che non c'è ancora una conclusione definitiva riguardo a un'intesa con gli Stati Uniti, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva annullato raid previsti e annunciato il via libera della Repubblica islamica a un accordo che potrebbe essere firmato durante il fine settimana in Europa.

«Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione in merito. La questione è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si giungesse a una conclusione, ne saremo informati», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le parole di Trump.

«La parte principale del testo dell'accordo è stata finalizzata, ma il problema è sorto quando la parte americana ha avanzato nuove richieste e modificato le proprie posizioni. Negli ultimi giorni, hanno anche cercato di imporre richieste irragionevoli all'Iran», ha detto Baghaei, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa israeliana Isna.

«Mentre parlano di negoziati, allo stesso tempo ricorrono alla forza e ad azioni criminali», ha detto Baghaei riferendosi agli Stati Uniti e accusandoli di avere cambiato posizione più volte fin dall'inizio del negoziato, aggiungendo che l'Iran ha dimostrato di non voler scendere a compromessi sulle sue linee rosse e sui suoi interessi nazionali.

08:47
08:47
«Le forze Usa hanno abbattuto due droni iraniani su Hormuz»

Nelle ultime ore l'Iran avrebbe «provato a colpire navi commerciali» in transito nello Stretto di Hormuz e le forze Usa hanno «abbattuto due droni d'attacco unidirezionali iraniani».

Lo riferiscono diversi media internazionali, tra questi Nbc News, citando un funzionario statunitense. «Il traffico nello Stretto prosegue», ha aggiunto la fonte citata.

08:47
08:47
«La firma dell'intesa Usa-Iran potrebbe avvenire a Ginevra»

La possibile cerimonia di firma di un «memorandum di intesa» tra Washington e Teheran potrebbe avvenire «nei prossimi giorni» a Ginevra.

Lo riporta il sito statunitense di notizie Axios, spiegando che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l'Europa trasportando «materiale per un possibile viaggio» del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Donald Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l'accordo preliminare, verso la città svizzera.

Secondo un diplomatico «di uno dei Paesi mediatori» tra Washington e Teheran, che Axios cita mantenendone l'anonimato, il testo del memorandum Usa-Iran contiene accordi come «la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi» e «un alleggerimento delle sanzioni» nei confronti della Repubblica Islamica.

Inoltre, si stabilisce «un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco» tra i due Paesi in conflitto, valido «anche in Libano», anche se su quest'ultimo aspetto al momento non sono indicati ulteriori dettagli. In aggiunta, il testo «comprende un quadro che affronta la questione delle scorte di uranio arricchito iraniano», anche se «qualsiasi azione riguardante il programma nucleare iraniano dovrebbe dipendere da un secondo accordo più dettagliato».

Lo stesso diplomatico ha aggiunto che Washington e Teheran si sono trovate d'accordo sul testo del memorandum, riconoscendo però che «potrebbe essere ancora necessaria un'approvazione finale».

Axios cita poi un «alto funzionario statunitense» secondo cui il presidente statunitense Donald Trump avrebbe «accettato che una delle possibili soluzioni» sulla questione nucleare sia il «declassamento (down-blending) dell'uranio altamente arricchito iraniano all'interno del Paese sotto la supervisione di ispettori delle Nazioni Unite».

Due fonti a conoscenza della situazione, scrive ancora la testata Usa, hanno poi affermato che l'intesa è stata approvata «ad alti livelli» della leadership iraniana, ma al momento «probabilmente non ancora da parte guida suprema Mojtaba Khamenei».

08:46
08:46
Iran: «L'accordo non è definitivo, noi fermi sulle linee rosse»

Secondo il Ministero degli Esteri iraniano, citato da Al Jazeera, l'accordo con Washington non è ancora definitivo.

«Il testo dell'accordo è quasi pronto - afferma la diplomazia iraniana. Avevamo già affermato che la maggior parte delle disposizioni dell'accordo erano state definite, ma la parte americana voleva aggiungere nuove richieste. Le autorità superiori esamineranno tutti gli aspetti di qualsiasi potenziale accordo e noi comunicheremo la nostra posizione a tempo debito. Le indiscrezioni riguardanti i tempi e il luogo della firma dell'accordo sono frutto di speculazioni mediatiche».

«Le argomentazioni della parte americana mirano a dimostrare che l'Iran ha ceduto alle pressioni e alle minacce - scrive ancora il portavoce del ministero Esmaeil Baghaei. I mediatori sono ora attivi e il Pakistan e il Qatar svolgono un ruolo chiave negli sforzi di mediazione. L'Iran ha dimostrato di non scendere a compromessi su quelle che ha definito le sue linee rosse. Abbiamo discusso di diversi punti con la delegazione del Qatar durante la loro visita a Teheran».

08:16
08:16
Esplosioni udite a Hormuz, fermato il passaggio di una petroliera

Alcune esplosioni sarebbero state sentite questa sera nelle aree iraniane di Sirik e Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz.

Lo riportano i media iraniani, che spiegano come i suoni uditi sarebbero coerenti con le azioni di controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia Tasnim «le forze iraniane non hanno permesso il passaggio a una petroliera fuorilegge che era entrata senza coordinamento nella zona dello Stretto».

08:15
08:15
Dal lancio di «Epic Fury» alla pace vicina, le tappe della guerra

Il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano fra Washington e Teheran, Usa e Israele lanciano un massiccio attacco sugli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. È l'innesco della 'terza guerra del Golfo'.

L'operazione mira a eliminare i vertici degli ayatollah, provocando un 'regime change' che, però, non si materializza. Ucciso Ali Khamenei, i nuovi vertici iraniani, guidati dal figlio Mojtaba, mai apparso in pubblico dall'inizio del conflitto, si riorganizzano e contrattaccano, colpendo Israele, le basi Usa nella regione e le petromonarchie del Golfo.

Ecco le principali tappe della guerra

* L'INIZIO DEL CONFLITTO, 28 FEBBRAIO.
Alle 08:15 (ora di Teheran) del 28 febbraio scatta l'operazione 'Ruggito del Leone' o 'Epic Fury', nomi in codice dell'offensiva di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. I raid colpiscono centri di comando dei pasdaran, bunker sotterranei e basi missilistiche. Viene confermata l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di figure chiave del regime.

* L'ESCALATION NELLA REGIONE, 1 MARZO.
L'Iran risponde a quella che definisce «un'aggressione illegale» dando avvio all'operazione di rappresaglia 'Vera Promessa 4'. Lancia centinaia di droni e missili su Israele, le basi Usa in Medio Oriente e alcuni Paesi del Golfo. Hezbollah intensifica gli attacchi dal Libano meridionale contro lo Stato ebraico.

* LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ, 4 MARZO.
A tre giorni dall'escalation regionale, Teheran annuncia la chiusura di Hormuz. La mossa innesca uno shock economico globale.

* CESSATE IL FUOCO E COLLOQUI DI ISLAMABAD, 8 E 11 APRILE.
Nonostante la minaccia agitata da Trump di «riportare l'Iran all'età della Pietra», Washington e Teheran siglano l'8 aprile una tregua destinata inizialmente a durare due settimane. Il Pakistan, principale mediatore, organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti Usa-Iran dal 1979, a cui partecipa anche il vicepresidente Vance. Ma le trattative si arenano quasi subito sul nucleare iraniano e Hormuz.

* IL BLOCCO NAVALE AMERICANO, 12 APRILE.
All'indomani del fallimento dei colloqui, il Centcom dichiara di aver «completato il blocco navale nello Stretto di Hormuz» e il traffico via mare da e per l'Iran«.

* TRUMP CANCELLA L'ATTACCO SU TEHERAN, 18 MAGGIO.
Dopo un mese di stallo e continue schermaglie nello Stretto, Trump cancella un nuovo massiccio raid sull'Iran dopo l'intervento di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati che avrebbero spinto Washington a evitare una nuova escalation.

* TRUMP ANNUNCIA, 'ACCORDO PRONTO', 23 MAGGIO.
Dopo una »ottima telefonata« nello Studio Ovale con i leader del Golfo e con Netanyahu, il presidente Usa parla di »un accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione«. Ma le sue parole restano disattese.

* SI TORNA A RIVEDERE l'ACCORDO, 31 MAGGIO.
Trump chiede »modifiche significative« alla bozza di memorandum d'intesa. È il terzo ciclo di correzioni. Sale la tensione tra Usa e Israele dopo i continui raid dell'Idf in Libano.

* TRUMP STRIGLIA NETANYAHU, 2 GIUGNO.
Telefonata durissima di Trump al premier israeliano: »Sei un pazzo« .

* NOTTE DI FUOCO NEL GOLFO PERSICO, 3 GIUGNO.
Nuova escalation con l'Iran che colpisce in Kuwait e gli Usa che sferrano raid difensivi sull'isola di Qaeshm.

* NUOVO SCAMBIO DI ATTACCHI, 6 GIUGNO.
Nonostante il cessate il fuoco, il Comando centrale americano annuncia di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull'isola di Qeshm. Nelle stesse ore Teheran colpisce in Kuwait e Bahrein.

* ELICOTTERO APACHE ABBATTUTO, 9 GIUGNO.
Tensione alle stelle dopo l'abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano. Trump annuncia una dura rappresaglia degli Stati Uniti e nella notte tra il 9 e il 10 lancia tre ondate di attacchi contro radar e contraerea iraniana. Teheran risponde con droni e missili sul Golfo.

* NUOVI RAID, 10 GIUGNO.
Il commander in chief in pressing su Teheran per la chiusura dell'accordo, parla di un Iran che 'perde tempo' annunciando nuovi attacchi che mette a segno nella notte tra il 10 e l'11.

* LA MINACCIA FINALE, POI L'ANNUNCIO DI UN'INTESA, 11 GIUGNO.
Trump minaccia una terza notte di attacchi, mettendo nel mirino nel prossimo futuro anche l'isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere. Poi però nel tardo pomeriggio, a sorpresa, posta su Truth l'annuncio di fermarsi, lasciando intendere che c'è l'intesa per l'accordo.

07:55
07:55
Raid aerei dell'Idf sulla Striscia di Gaza, due morti e diversi feriti

Due palestinesi sono stati uccisi e diversi altri feriti a seguito di raid aerei israeliani che hanno colpito località nel sud e nel centro della Striscia di Gaza.

Secondo il corrispondente dell'agenzia palestinese Wafa, aerei da guerra israeliani hanno bombardato un'abitazione vicino all'incrocio di Al-Maghrabi, in via Jamal Abdel Nasser, a sud di Gaza City, provocando un morto e diversi feriti.

In un altro episodio, un palestinese è stato ucciso e altri feriti quando un raid israeliano ha colpito un gruppo di civili a ovest del campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, secondo quanto riferito da fonti locali.

07:54
07:54
Israele: «Non siamo parte dell'intesa, ma c'è apprezzamento per Trump»

«Il presidente Trump ha parlato questa sera con Netanyahu del memorandum d'intesa in fase di definizione con l'Iran per l'avvio dei negoziati. Sebbene Israele non sia parte del memorandum, Netanyahu ha espresso il proprio apprezzamento per l'impegno del presidente Trump affinché l'accordo finale includa l'eliminazione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell'Iran alle sue filiali».

Così l'ufficio del primo ministro di Israele, citato ieri sera dalla stampa israeliana.

06:31
06:31
Il punto alle 6:30

Mentre Donald Trump annuncia significativi progressi nei negoziati con l'Iran sul dossier nucleare, la tensione resta alta nello strategico Stretto di Hormuz, dove i media iraniani riferiscono di esplosioni e di un intervento delle forze di Teheran contro una petroliera ritenuta irregolare.

Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, alcune esplosioni sono state udite nelle zone di Sirik e Bandar Abbas, lungo lo Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane avrebbero inoltre impedito il transito di una petroliera definita «fuorilegge», entrata nell'area senza il necessario coordinamento con le autorità locali. I media della Repubblica islamica collegano gli eventi alle attività di controllo esercitate dall'Iran sul passaggio marittimo, cruciale per il commercio mondiale di petrolio.

Sul fronte diplomatico, Trump ha invece dipinto un quadro molto più positivo delle relazioni con Teheran. Durante un comizio virtuale, citato da Bloomberg, il presidente americano ha affermato che nell'accordo con l'Iran «abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo» e che l'intesa sarebbe ormai «praticamente fatta».

Parole ancora più esplicite sono arrivate in un altro intervento riportato dalla CNN. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti abbiano «messo fine alla guerra con l'Iran» e che Teheran abbia accettato di «non dotarsi mai di armi nucleari». «Era la condizione sulla quale abbiamo insistito. Era il 95% della questione», ha dichiarato il presidente statunitense.

Dietro le quinte, tuttavia, il dialogo tra Washington e Teheran continua a procedere con modalità particolarmente complesse. Bloomberg riferisce che le comunicazioni tra le due parti richiedono spesso giorni per essere recapitate. A causa delle difficoltà nelle comunicazioni e delle misure di sicurezza adottate dalla leadership iraniana, anche un semplice messaggio WhatsApp può impiegare fino a 48 ore per raggiungere il destinatario.

Le trattative si svolgerebbero attraverso mediatori pakistani, incaricati di trasmettere le proposte americane e raccogliere le risposte iraniane mediante telefonate o incontri diretti a Teheran. Da lì, corrieri specializzati provvederebbero a recapitare i messaggi alla Guida suprema Mojtaba Khamenei, mantenendo il massimo riserbo sui movimenti e sulle comunicazioni.

L'apparente avvicinamento a un accordo sul nucleare si accompagna quindi a una situazione ancora delicata sul terreno, soprattutto nello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per la sicurezza energetica globale.