L’alta velocità in Spagna e quel tragico precedente del 2013 a Compostela

La Spagna si è risvegliata immersa in un silenzio irreale, rotto solo dal suono dei macchinari che ancora scavano tra le lamiere nei pressi di Adamuz. Il gravissimo incidente ferroviario avvenuto ieri, domenica 18 gennaio 2026, ha riportato il Paese in un incubo che sperava di aver definitivamente allontanato.
Con un bilancio provvisorio che parla di 39 vittime e decine e decine di feriti, lo scontro tra il convoglio della compagnia Iryo e un treno Alvia della Renfe segna uno dei punti più bassi nella storia del trasporto ferroviario moderno, scuotendo le certezze di una rete, l’Alta Velocità (AVE), considerata fino a ieri un modello globale di efficienza e sicurezza.
La dinamica di quanto accaduto ieri pomeriggio appare agli inquirenti tanto tragica quanto inspiegabile. Il treno Iryo, che procedeva sulla tratta Malaga-Madrid, è deragliato in un tratto rettilineo, invadendo la corsia opposta proprio mentre sopraggiungeva il treno Alvia. Un incastro di fatalità che ha reso vani i sofisticati sistemi di monitoraggio della stabilità.
Mentre il Ministero dei Trasporti confida nelle indagini, la memoria collettiva del Paese è tornata immediatamente a quel drammatico 24 luglio 2013, quando la Spagna pianse 79 morti nel disastro di Santiago de Compostela. In quel caso, il deragliamento avvenne sulla curva Grandeira a causa di una velocità quasi tripla rispetto al limite consentito. Sebbene tecnicamente quel tratto non fosse coperto integralmente dai sistemi di sicurezza dell'alta velocità pura, l'evento segnò uno spartiacque, portando a una revisione globale dei protocolli che ieri, ad Adamuz, sembrano aver ceduto per la prima volta in modo così catastrofico.
Il percorso verso l'eccellenza tecnologica dell'AVE non è stato privo di altri momenti critici, sebbene meno letali. Già nel marzo del 2002, a Torredembarra, la collisione tra un treno Euromed (capace di alte velocità) e un regionale aveva causato due vittime, evidenziando i rischi strutturali dei tratti in cui i convogli veloci devono condividere i binari con il traffico convenzionale. Ancora prima, nel maggio del 1992, a poche settimane dall'inaugurazione della storica linea Madrid-Siviglia, un deragliamento presso la stazione di Puertollano aveva fatto tremare il governo di allora. In quel caso, fortunatamente, non si registrarono vittime, ma il guasto tecnico a uno scambio mise a nudo le fragilità di una tecnologia allora pionieristica.
La sfida per le autorità spagnole è duplice: garantire assistenza alle famiglie delle vittime e ricostruire la fiducia in un sistema che vanta la seconda rete più estesa al mondo.
Il tutto mentre la Spagna si interroga su come sia stato possibile che, in un tratto rettilineo e tecnologicamente avanzato, la velocità si sia trasformata in tragedia. Le prossime ore saranno decisive per capire se si sia trattato di un cedimento strutturale imprevedibile o di una falla sistemica che potrebbe imporre lo stop a molti altri convogli in tutto il Paese.
