L'indagine sul misterioso viaggio di 5 Boeing 777 in Iran

Tempo fa, vi avevamo riferito del misterioso viaggio di 5 (vecchi) Boeing 777-200: dal deserto australiano all'Iran, in gran segreto e dribblando le sanzioni internazionali che, ricordiamo, vietano (o vieterebbero) a Teheran di mettere le mani su aerei che contengano componenti fabbricate negli Stati Uniti. E invece, Mahan Air – dopo un giro immenso che ha coinvolto la Cina, la Cambogia e, ci arriveremo, il Madagascar – ha infine ricevuto gli agognati velivoli. Com'è stato possibile? Bella domanda.
I cinque Boeing sono arrivati in Iran sfruttando registrazioni malgasce: 5R-ISA, -RIS, -IJA, -HER e -RIJ. Registrazioni, leggiamo su aeroTELEGRAPH, provvisorie o, meglio, fittizie. Richieste da una compagnia altrettanto fittizia, o se preferite misteriosa: UDAAN Aviation. La quale, a suo tempo, aveva affermato che la destinazione finale degli aerei era il Kenya, e quindi non l'Iran, e che l'obiettivo era costituire un nuovo vettore in Madagascar. Bufale. C'è di più: le registrazioni provvisorie e i certificati di aeronavigabilità per i cinque Boeing 777-200 erano scadute il 17 aprile. Ciononostante, gli aerei hanno potuto essere spostati dalla Cambogia all'Iran. Di nuovo: com'è stato possibile? Secondo l'Autorità per l'aviazione civile del Madagascar, le licenze erano apparentemente contraffatte, quindi sembravano valide fino al 17 luglio. Le autorità dell'isola hanno quindi avviato un'indagine penale contro UDAAN Aviation, accusandola di «contraffazione e utilizzo di documenti falsi».
L'indagine, beh, ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, come riferisce sempre aeroTELEGRAPH: 22 persone, tra cui alti funzionari dell'Autorità per l'aviazione civile e dirigenti delle aziende coinvolte, sono in custodia cautelare in Madagascar, come riportato dall'emittente Outre-mer La 1ère. Sono accusati di corruzione, falsificazione, riciclaggio di denaro e messa in pericolo della sicurezza dello Stato. Altri nove sospettati sono ancora latitanti. E ancora: si ritiene che nel caso siano coinvolte complessivamente 33 persone e aziende. L'agenzia anticorruzione del Madagascar ha interrogato testimoni ed esaminato documenti, con il supporto dell'FBI statunitense.
Non finisce qui: pure l'ex ministro dei Trasporti, infatti, è sotto esame. Ha lasciato l'incarico a fine luglio e le indagini a suo carico sono ora pendenti presso la Corte Suprema. Il governo stesso ha definito la vicenda un «grave imbarazzo» per il Paese. Detto ciò, molto resta ancora da chiarire: chi si cela, veramente ed esattamente, dietro la rete che ha consentito a Mahan Air, sfruttnado false registrazioni, di rafforzare la sua flotta? E davvero è bastato falsificare alcuni documenti e sfruttare una società fantasma, come UDAAN, per trasferire cinque «bestioni» in un Paese sotto sanzioni?