L’ipotesi sulla morte dei cinque sub: «Potrebbero essere stati risucchiati nella grotta»

La morte dei cinque sub italiani alle Maldive potrebbe essere avvenuta – come riportato da diversi media – a causa del cosiddetto effetto Venturi, un fenomeno fisico in cui l’acqua accelera fortemente nei passaggi stretti, generando così un pericoloso effetto di risucchio. Né imprudenza o avventatezza, dunque, ma una corrente impossibile sia da prevedere che da contrastare che li avrebbe risucchiati nella parte più profonda della «Grotta degli squali» - nell'atollo Vaavu - dove non sarebbero quindi entrati di spontanea volontà. Oggi, lo ricordiamo, sono state recuperate le ultime due salme: quelle di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino.
L’ipotesi del risucchio
L’ipotesi è stata formulata dal presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini, poi espressa ad Adnkronos: «Ci penso da quando ho avuto i dettagli del sopralluogo effettuato dai subacquei della Dan Europe hanno prima mandato un Rov (remotely operated vehicle) all'ingresso delle grotte. Non sono riusciti a farlo entrare per le fortissime correnti e hanno dovuto andarci di persona. E questa ipotesi si è fatta più concreta quando mi hanno mandato lo schema del sito con le tre camere, c’è un'entrata e un'uscita. Si forma un formidabile effetto Venturi». Il presidente ha poi spiegato che sono due gli scenari possibili in questo senso: o sono stati risucchiati tutti insieme, oppure ne è stato risucchiato solo uno, e gli altri avrebbero poi tentato di soccorrerlo.
Questa teoria, prosegue, sarebbe sostenuta dal fatto che i sub coinvolti erano dei professionisti, «persone altamente preparate. La professoressa Monica Montefalcone aveva al suo attivo oltre 5.000 immersioni e aveva tutti i brevetti. Senza contare che portava con sé la figlia, quindi immaginiamo che tipo di attenzione avesse posto».
L’immersione per un sopralluogo
I cinque sub si sarebbero inoltre recati a tale profondità per effettuare un semplice sopralluogo, atto a sondare le condizioni dell’area in vista di una successiva missione. Bolognini sostiene infatti che il decesso sia avvenuto a fine immersione, la quale sarebbe stata effettuata non tanto per la grotta in sé, bensì per la barriera corallina. I cinque si sarebbero poi immersi più in profondità per visionare l’ingresso della caverna, senza tuttavia alcuna intenzione di entrarci. Lì, come detto, sarebbero però stati risucchiati in un ambiente molto buio, con visibilità pari a zero, disorientandoli completamente e mandandoli nel panico. Poi l’assenza di ossigeno.
Materiale sotto esame
Già ieri, la squadra di speleosub finlandesi ha recuperato l’attrezzatura tecnica dei cinque, così come quella rinvenuta nella grotta di Alimatha. Materiale che si trova già nelle mani degli inquirenti, GoPro e computer compresi. Elementi d’inchiesta che sono stati poi trasmessi alla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti.
Solo le immagini, dunque, potranno chiarire molti punti di questa tragedia, accertandone con molta probabilità le reali cause dei decessi, facendo luce su percorso seguito dai sub, effettive condizioni di visibilità nella grotta, la forza delle correnti marine ed eventuali ostacoli. Ancora da verificare se i sub avessero con loro delle torce e il cosiddetto «filo di Arianna» (o corda guida), indispensabile per ritrovare la via d’uscita.
Autopsie
Le autopsie sono ora in fase preparatoria, e verranno effettuate man mano che le cinque salme tornino in Italia. Esami che potranno dare ulteriori chiarimenti, smentendo o confermando l’ipotesi dell’avvelenamento da gas delle bombole.
Oggi, la Procura di Roma ha infatti affidato incarico per effettuare l'autopsia sul corpo di Gianluca Benedetti, la prima salma rientrata in Italia. Il corpo del 44.enne è arrivato ieri sera all'aeroporto di Malpensa. L'esame autoptico verrà svolto anche per le altre vittime appena faranno rientro.
Verranno, infine, sentite anche i due giovani che erano a bordo della Duke of York, la barca utilizzata per la funesta escursione.
L’effetto Venturi
L’effetto Venturi, scoperto dal fisico italiano Giovanni Battista Venturi tra Settecento e Ottocento, descrive il fenomeno per cui un fluido accelera quando passa in uno spazio ristretto, causando una diminuzione della pressione e un forte effetto di risucchio. Applicato alla tragedia della grotta alle Maldive, gli esperti spiegano che l’acqua, entrando in un passaggio più stretto della caverna, avrebbe aumentato improvvisamente velocità, creando una potente forza capace di trascinare i sub e far loro perdere il controllo. Lo stesso principio viene utilizzato anche in oggetti comuni come le bombolette spray ed è stato sfruttato persino in Formula 1 per migliorare l’aderenza delle auto in curva.







