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L'Iran deride Trump: «Siete così nei guai che negoziate con voi stessi»

L'Iran deride i tentativi USA di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco: il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari ha affermato che la potenza strategica degli Stati Uniti si è trasformata in un «fallimento strategico» — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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L'Iran deride Trump: «Siete così nei guai che negoziate con voi stessi»
Red. Online
25.03.2026 06:57
11:20
11:20
Mosca: «Nuovo attacco vicino alla centrale nucleare iraniana di Bashehr»

Il direttore generale della società statale russa per l'energia atomica Rosatom, Alexey Likhachev ha riferito che un nuovo attacco alla centrale nucleare di Bushehr, nel sud-ovest dell'Iran, è stato effettuato nelle immediate vicinanze di un'unità di produzione in funzione.

«La situazione alla centrale nucleare di Bushehr continua a evolversi negativamente. Martedì sera, alle 21 ora di Mosca (19 svizzere), un altro attacco è stato effettuato nelle immediate vicinanze dell'unità di produzione n. 1 in funzione. Fortunatamente, non ci sono state vittime», ha dichiarato Likhachev, citato dall'agenzia Interfax.

Likhachev ha annunciato inoltre l'imminente evacuazione di altri due gruppi di dipendenti di Rosatom impegnati nei lavori presso la centrale nucleare iraniana. «Stiamo temporaneamente riducendo al minimo il numero dei nostri specialisti sul sito fino a quando la situazione non tornerà alla normalità. La salute e la vita dei nostri dipendenti sono la massima priorità per tutti», ha aggiunto Likhachev.

10:40
10:40
Sanchez: «La guerra in Medio Oriente è decisamente peggiore del conflitto in Iraq»

«Non si tratta dello stesso scenario di guerra illegale in Iraq. Ci troviamo davanti a un disastro molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo». E' quanto ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez riferendo al Congresso sulla posizione della Spagna nel conflitto in Medio Oriente.

Nel ricordare che il conflitto in Iraq nel 2003 provocò 300mila vittime e oltre 5 milioni di sfollati, Sanchez ha insistito sul fatto che l'attuale scenario in Medio Oriente «è molto peggiore», poiché l'Iran è «una potenza militare che da 40 anni di prepara a una guerra come questa».

«L'Iran è un paese due volte più popolato dell' Iraq e con un peso su economia mondiale 5 volte maggiore», che «conta su più soldati regolari che Germania, Francia e Italia assieme», con «una forza militare e tecnologie avanzate, che gli permettono di lanciare missili balistici a 4mila km di distanza, di controllare lo Stretto di Hormuz, nonostante la presenza della flotta nordamericana».

«L'Iran è una potenza militare che da 40 anni si prepara a una guerra come questa», ha segnalato il presidente del governo spagnolo, nell'avvertire che «siamo davanti a una situazione con un potenziale molto peggiore» del conflitto in Iraq.

Madrid ha negato agli Stati Uniti l'uso delle basi militari di Moron e Rota per gli attacchi mossi con Israele sull'Iran, nonostante le minacce di Washinton di interrompere gli scambi commerciali per la posizione nel conflitto.

Sanchez ha ricordato che gli attacchi israelo-statunitensi sull'Iran sono avvenuti quando le delegazioni di Stati Uniti e Iran stavano negoziando e il regime degli Ayatollah si stava aprendo a un'intesa. «Il presidente degli Stati Uniti aveva nelle sue mani queste informazioni e ha rifiutato un accordo», per poi cominciare a bombardare, due giorni dopo l'Iran, «senza dare spiegazioni, senza preavviso agli alleati , senza copertura legale e senza un obiettivo definito», ha evidenziato il premier.

Nell'enumerare i danni del conflitto, Sanchez ha ricordato che le bombe hanno già raggiunto oltre 3mila obiettivi, distrutto 40mile case, ospedali, scuole, infrastrutture energetiche dove si produce il 20% gas mondiale, ucciso «almeno duemila persone» e provocato centinaia di migliaia di rifugiati, con un impatto sulla popolazione ed economico che i Paesi coinvolti tarderanno anni per compensare.

10:39
10:39
«Nessun negoziato finora tra USA e Iran»

L'ambasciatore dell'Iran in Pakistan afferma che non ci siano stati finora colloqui tra Washington e Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump aveva parlato di incerti progressi negli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra. «Abbiamo appreso questi dettagli anche attraverso i media, ma secondo le mie informazioni - e contrariamente a quanto dichiarato da Trump - finora non si ci sono stati negoziati, né diretti né indiretti, tra i due Paesi», ha affermato l'ambasciatore Reza Amiri Moghadam.

«È naturale che i Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con entrambe le parti per mettere fine a questa aggressione illegittima», ha poi aggiunto l'ambasciatore iraniano. Ieri il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che Islamabad è pronta a ospitare eventuali trattative per porre fine alla guerra in Medio Oriente.

10:38
10:38
Iraq: «Nel raid aereo sono stati uccisi 7 nostri soldati»

Non sono «miliziani filo-iraniani» ma militari dell'esercito iracheno i sette soldati uccisi e i 13 feriti in un attacco aereo attribuito stamani alla coalizione israelo-americana nell'Iraq occidentale.

Lo riferisce il ministero della difesa di Baghdad, con un comunicato diffuso dall'agenzia di notizie governativa Nina. Il ministero della Difesa iracheno conferma il bilancio di 7 uccisi e 13 feriti, precisando che il raid è avvenuto alle 09:00 locali contro l'ambulatorio medico della base militare di Habbaniya, nella regione occidentale irachena di al-Anbar.

Secondo la stessa fonte, dopo un primo bombardamento l'area è stata colpita anche con il fuoco di bordo di un jet militare. Le vittime, afferma il ministero, erano impegnate in «compiti patriottici e umanitari», mentre squadre di soccorso sono ancora al lavoro tra le macerie alla ricerca di eventuali dispersi. Baghdad ha definito l'attacco «una grave violazione delle leggi e delle convenzioni internazionali», sottolineando che le strutture sanitarie e il personale medico non possono essere presi di mira in alcun caso. Il ministero della Difesa ha parlato di «pericolosa escalation» e ha chiesto che i responsabili siano identificati e chiamati a rispondere delle loro azioni, ribadendo che prendere di mira infrastrutture mediche costituisce «un crimine inaccettabile».

10:26
10:26
Non è ancora esodo, ma i ricchi di Dubai guardano alla Svizzera

Non è ancora esodo, ma i ricchi che avevano scelto gli Emirati Arabi Uniti (EAU) come residenza si interrogano sul loro futuro e si interessano alla Svizzera: lo riferisce oggi la radio RTS, che al tema ha dedicato un approfondimento. Stando all'emittente i soldi si stanno già muovendo, malgrado le banche rimangano molto discrete sul tema, forse non volendo dare l'impressione di approfittare di una situazione delicata. «Vi sono trasferimenti di fondi in atto», conferma alla testata romanda Patrick Akiki, esperto della società di consulenza PwC Svizzera. «Ma come potete immaginare le regole sono molto più rigide di un tempo, cosa che è giusta: le banche elvetiche fanno quello che devono fare prima di accogliere il denaro. Per poter aprire un conto bancario in Svizzera ci vuole tempo».

Trasferimenti di denaro e fisici

Ma oltre a spostare soldi c'è chi pensa anche a trasferirsi personalmente. «Negli Emirati - e più precisamente a Dubai, come centro finanziario - non si è in una situazione di panico, ma in un periodo di osservazione», spiega alla RTS Lorenzo Romano, finanziere ginevrino molto attivo in EAU, che si è trovato fra l'altro bloccato proprio a Dubai all'inizio del conflitto. «Molte persone facoltose - possono essere imprenditori o famiglie - stanno rivalutando la loro futura residenza. Negli ultimi dieci giorni ho ricevuto diverse richieste per sapere quali sono i luoghi raccomandati in Svizzera, come funzionano le scuole private, come si acquistano immobili o come si affitta, come pure quali sono gli aspetti fiscali», aggiunge. «È un tema che torna a essere discusso, è vero».

Posizione priviliegiata

La Svizzera ha già una posizione privilegiata: secondo i calcoli della società di consulenza Deloitte circa un quarto dei patrimoni stranieri gestiti nella Confederazione viene dal Medio Oriente. «Gli Emirati hanno moltissimo da offrire, in termini di diversità, cultura e altro», prosegue Romano. «Al contrario, la Svizzera viene spesso vista come noiosa. Ma molte persone attualmente capiscono che questo lato forse più monotono è un vantaggio innegabile in un mondo fortemente polarizzato, con tensioni come quelle che si vivono attualmente nel Golfo». Sulla stessa lunghezza d'onda è Akiki. I paesi del Golfo - ricorda - avevano puntato sulla sicurezza, sul livello di istruzione proposto, sul supporto medico e sulla qualità della vita. «Oggi diverse grandi famiglie si pongono però la domanda: possiamo continuare a fidarci di questi paesi o è meglio tornare verso stati quali la Svizzera, che sono neutrali, che hanno un'ottima qualità della vita e che hanno mostrato grande resilienza?», prosegue. «Si guarda anche al rafforzamento del franco, che dimostra come vi sia fiducia da parte dei mercati».

Gli Emirati reagiscono

Gli Emirati stanno comunque già reagendo. Dubai valuta per esempio attualmente un allentamento delle regole sulla fiscalità forfettaria: per beneficiarne si deve risiedere un numero di giorni minimo nel paese, ora la normativa potrebbe essere resa più flessibile. Ma secondo la RTS l'elemento determinante sarà la durata del conflitto in Iran: più a lungo proseguirà, più la piazza finanziaria locale sarà sotto pressione, con effetti favorevoli per altre nazioni.

10:19
10:19
Attacco aereo in Iraq, sette morti tra le forze filo-iraniane

Un attacco aereo contro una base nell'Iraq occidentale, avvenuto stamattina, ha causato la morte di sette membri delle forze di sicurezza, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa.

L'attentato ha preso di mira ex membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione che include gruppi filo-iraniani. In particolare, l'attentato ha colpito una clinica militare, secondo una dichiarazione del Ministero della Difesa, che ha riportato sette morti e 13 feriti tra i «combattenti» e ha specificato che «le operazioni di soccorso sono in corso».

Secondo un funzionario della sicurezza intervistato dall'agenzia di stampa Afp, la base colpita, situata nella regione di Habbaniya (provincia di Anbar), ospita personale dell'esercito iracheno, della polizia e delle Pmf, ed era già stata oggetto di un attacco martedì, attribuito agli Stati Uniti.

10:18
10:18
Colpiti due siti di produzione di missili a Teheran

L'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito due siti di produzione di missili da crociera navali a Teheran, sotto il controllo del Ministero della Difesa iraniano. «Nei giorni scorsi, l'aeronautica israeliana, agendo sulla base di informazioni di intelligence militare, ha colpito due importanti siti di produzione di missili da crociera navali a Teheran», ha dichiarato l'esercito.

Queste strutture venivano utilizzate per «sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra», secondo la dichiarazione militare, che si è vantata di aver aumentato «i danni inflitti alle infrastrutture di produzione militare del regime». La scorsa settimana Israele ha annunciato di aver condotto bombardamenti su larga scala contro navi e installazioni navali iraniane nel Mar Caspio, a nord dell'Iran.

10:17
10:17
Sono riprese le prenotazioni per alcuni Paesi del Golfo

Il colosso cinese del trasporto marittimo Cosco ha annunciato di aver ripreso ad accettare nuove prenotazioni per le spedizioni verso alcuni paesi del Golfo, tre settimane dopo aver sospeso la maggior parte delle prenotazioni a causa della guerra in Medio Oriente.

Secondo un comunicato della società, l'azienda statale «ha ripreso ad accettare nuove prenotazioni per container di merci generiche destinati» agli Emirati Arabi Uniti, all'Arabia Saudita, al Bahrein, al Qatar, al Kuwait e all'Iraq «con effetto immediato».

«Le nuove modalità di prenotazione e il trasporto effettivo sono soggetti a modifiche a causa della situazione instabile nella regione del Medio Oriente», ha aggiunto Cosco.

10:16
10:16
L'Iran ha ricevuto la proposta degli USA in 15 punti

L'Iran ha ricevuto la proposta in 15 punti degli Stati Uniti per porre fine all'attacco israelo-americano: lo riporta l'Associated Press citando due funzionari pakistani.

I funzionari pakistani hanno accennato al contenuto della proposta, affermando che include: alleviamento delle sanzioni; cooperazione sul nucleare civile; un passo indietro nel programma nucleare iraniano; monitoraggio da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica; limiti al programma missilistico iraniano; accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

09:15
09:15
Iraniani sospettosi, temono un nuovo bluff di Trump

Funzionari iraniani avrebbero detto ai Paesi che cercano di mediare i colloqui di pace con gli Stati Uniti di essere stati ingannati due volte dal presidente Trump e di «non voler essere ingannati di nuovo». È quanto scrive i sito americano Axios, citando una fonte a conoscenza diretta di tali discussioni.

Gli Usa, scrive la testata, premono per colloqui di pace in presenza già giovedì a Islamabad, in Pakistan. Ma durante i due precedenti round di colloqui Trump ha dato il via libera ad attacchi a sorpresa devastanti, pur continuando a dichiarare di voler raggiungere un accordo. Dunque, funzionari iraniani avrebbero riferito ai mediatori - Pakistan, Egitto e Turchia - che i movimenti militari statunitensi e la decisione di Trump di inviare ingenti rinforzi hanno accresciuto i loro sospetti che la sua proposta di colloqui di pace sia solo uno stratagemma.

Per l'amministrazione Trump, invece, ciò sarebbe un segno della sua serietà nel negoziare, non di una sua malafede. «Trump ha una mano aperta per un accordo e l'altra è un pugno, pronto a colpirti in faccia», ha dichiarato un consigliere di Trump.

Secondo Axios, Trump sta cercando contemporaneamente di sviluppare opzioni sia per la diplomazia che per l'escalation militare, al fine di poter decidere in base agli sviluppi, affermano funzionari statunitensi e israeliani. Questi funzionari affermano che sono previste altre due o tre settimane di guerra, anche se dovessero avere luogo dei colloqui.

Il comando dell'82a divisione aviotrasportata ha ricevuto l'ordine di schierarsi in Medio Oriente con una brigata di fanteria composta da diverse migliaia di soldati. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che un'operazione di terra è un'opzione, ma ha sottolineato che Trump non ha ancora preso una decisione.

08:31
08:31
Tra i 1.000 e i 2.000 paracadutisti statunitensi inviati in Iran

Sarebbero tra i mille e i duemila i paracadutisti che gli Stati Uniti stanno inviando in Medio Oriente, portando a circa 7000 i rinforzi per la guerra contro l'Iran. L'operazione 'Epic Fury' conta circa 50 mila unità assegnate. A ricostruire i numeri sono i media statunitensi.

Alla Cnn risultano «attorno ai mille» soldati della 82ma divisione aviotrasportata, la Associated Press parla di «almeno 1000», mentre il New York Times parla di «circa 2000». Scrive ancora il Nyt: «Le forze combattenti proverrebbero dalla 'Forza di Intervento Rapido' della divisione, una brigata di circa 3000 soldati in grado di essere schierata ovunque nel mondo entro 18 ore». Il contingente comprende il Maggior Generale Brandon R. Tegtmeier, comandante della divisione, e decine di membri del suo staff, oltre a due battaglioni, ciascuno con circa 800 soldati, hanno affermato fonti del quotidiano. Altri soldati della brigata potrebbero essere inviati nei prossimi giorni.

Considerando anche i circa 4500 Marines già in viaggio verso la regione, lo schieramento delle forze d'élite dell'Esercito porta il numero totale di truppe di terra aggiuntive inviate nella zona di guerra dall'inizio del conflitto a quasi 7000, e segna una nuova escalation del conflitto.

Non è chiaro dove verranno inviati i paracadutisti dell'esercito in Medio Oriente, scrive il New York Times, ma la località sarebbe a portata di tiro dell'Iran, hanno affermato i funzionari. Ad esempio, i paracadutisti potrebbero essere impiegati per conquistare l'isola di Kharg. Circa 2300 Marines della 31a Unità di Spedizione dovrebbero arrivare in Medio Oriente entro la fine di questa settimana e i comandanti statunitensi potrebbero impiegarli anche per conquistare l'isola di Kharg o per contribuire a bonificare lo Stretto di Hormuz. Un numero simile di Marines dell'11a Unità di Spedizione è partito dalla California meridionale la scorsa settimana e dovrebbe arrivare nella regione entro metà aprile, hanno affermato funzionari del Pentagono.

L'aeroporto di Kharg è stato danneggiato dai recenti attacchi statunitensi, quindi, secondo ex comandanti americani, sarebbe più probabile impiegare prima i Marines, i cui genieri da combattimento potrebbero riparare rapidamente le infrastrutture aeroportuali. Una volta riparato l'aeroporto, l'Aeronautica militare potrebbe iniziare a inviare materiali e truppe, se necessario, tramite aerei da trasporto C-130. In questo scenario, è possibile che le truppe dell'82a Divisione Aviotrasportata vengano impiegate a supporto dei Marines. Sebbene i paracadutisti possano arrivare durante la notte, non trasportano equipaggiamento pesante, come veicoli blindati, che offrirebbe protezione in caso di contrattacco delle forze iraniane.

08:27
08:27
Nove le vittime degli attacchi israeliani in Libano, oltre 20 feriti

Almeno 9 persone sono state uccise in un attacco israeliano nel Libano meridionale. Lo scrivono le testate internazionali. I media statali libanesi, scrive ad esempio Al-Jazeera, riferiscono che attacchi israeliani hanno ucciso almeno sei persone in una città e in un campo profughi palestinese nella zona meridionale di Sidone, e altre tre in un'altra città.

Citando il Ministero della Salute, l'agenzia di stampa ufficiale libanese Nna ha affermato che quattro persone sono state uccise in un «raid nemico israeliano» ad Adloun, e altre due in un attacco a un appartamento nel campo profughi di Mieh Mieh, che ha anche causato quattro feriti. In un'altra area del Libano meridionale, la Nna aveva precedentemente riferito che un raid israeliano nella città di Habboush aveva ucciso almeno tre persone e ne aveva ferite 18.

08:19
08:19
L'Iran deride Trump: «Siete così nei guai che negoziate con voi stessi»

Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. «Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai».

In un video preregistrato trasmesso oggi dalla televisione di Stato, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari ha affermato che la potenza strategica degli Stati Uniti si è trasformata in un «fallimento strategico». La dichiarazione dell'alto ufficiale iraniano è giunta poco dopo che l'amministrazione Trump ha inviato all'Iran, tramite il Pakistan, un piano di cessate il fuoco in 15 punti.

07:08
07:08
Channel 12 svela il piano Usa per l'Iran

Smantellamento delle capacità nucleari esistenti che sono già state accumulate, un impegno da parte dell'Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari, nessun materiale arricchito sul suolo iraniano: sono alcuni dei 15 punti dell'accordo che gli Usa hanno proposto all'Iran, secondo quanto svelato dall'emittente israeliana Channel 12. Tra i benefici per Teheran, la revoca delle sanzioni. Intanto l'Iran oggi ha annunciato il lancio di missili verso Israele, Bahrein, Kuwait e Giordania.

Inoltre tutto il materiale arricchito verrà consegnato all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) secondo un calendario che sarà stabilito dalle parti. Gli impianti di Natanz, Isfahan e Fordow saranno dismessi e distrutti. L'Agenzia per l'energia atomica avrà accesso a tutte le informazioni che si trovano all'interno dei confini iraniani.

Sempre secondo Channel 12, Teheran abbandonerà la strategia dei proxy e cesserà di finanziare e armare le milizie per procura nella regione. Lo Stretto di Hormuz rimarrà aperto, sarà una zona marittima libera e nessuno lo bloccherà. Quanto al progetto missilistico, verrà presa una decisione in seguito, ma sarà necessario limitare il numero e la gittata. e l'uso futuro sarà solo a scopo di autodifesa.

Cosa otterrà l'Iran in cambio, secondo questo piano? La rimozione di tutte le sanzioni, l'aiuto a promuovere e sviluppare un progetto nucleare civile a Bushehr (produzione di elettricità) e verrà eliminata la minaccia dello 'snapback', ossia del ripristino automatico delle sanzioni.

Fonti del Golfo hanno riferito al Telegraph che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di «tradimento» a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. «Non vogliono lavorare con Kushner e Witkoff perché li hanno pugnalati alle spalle», ha detto una fonte del Golfo. JD Vance, il vicepresidente rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto, è ora indicato come principale negoziatore in caso di nuovi colloqui a Islamabad in settimana. «Vance è preferito», ha detto una fonte del Golfo a proposito degli iraniani.

Una seconda fonte del Golfo ha affermato che gli iraniani ritengono che Vance manterrebbe la parola data e che la sua partecipazione è vista come adeguata, per livello istituzionale, a negoziare con Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano. Vance è ampiamente considerato uno scettico rispetto alla «Operation Epic Fury» del presidente statunitense. Il possibile ruolo del vicepresidente come capo di una nuova squadra negoziale statunitense, secondo il Telegraph, segnala l'intenzione della Casa Bianca di evitare ulteriori danni economici e ridurre l'escalation, anche se la strategia per porre fine alla guerra resta poco chiara.

Intanto i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato oggi di aver lanciato missili in direzione di Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato (Irib). Secondo l'emittente, i Guardiani hanno preso di mira diversi obiettivi nel nord e nel centro di Israele, tra cui Tel Aviv, nonché due basi militari utilizzate dagli Stati Uniti in Kuwait, un'altra in Bahrein e un'altra ancora in Giordania, utilizzando «missili e droni».

06:59
06:59
Spiragli diplomatici tra Usa e Iran, ma l’ONU chiede il disarmo di Hamas

Sul piano diplomatico emergono segnali contrastanti mentre si cercano possibili vie per contenere l’escalation. Secondo fonti del Golfo citate dal Telegraph, l’Iran non sarebbe disposto a tornare a negoziare con gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, accusati di «tradimento» dopo gli attacchi che avrebbero colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio.

Teheran preferirebbe invece un dialogo con il vicepresidente americano JD Vance, ritenuto più affidabile e con un livello istituzionale adeguato per confrontarsi con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Il possibile coinvolgimento di Vance in nuovi colloqui previsti a Islamabad nei prossimi giorni, sempre secondo il quotidiano britannico, indicherebbe la volontà della Casa Bianca di evitare ulteriori danni economici e ridurre l’escalation, anche se la strategia complessiva per porre fine al conflitto resta incerta.

Intanto alle Nazioni Unite cresce la pressione sulla situazione a Gaza. L’inviato di Donald Trump al «Board of Peace», Nickolay Mladenov, ha esortato il Consiglio di Sicurezza a usare «tutti i mezzi a sua disposizione» per spingere Hamas a disarmarsi «senza alcun ritardo». Durante una riunione dedicata alla crisi nella Striscia, Mladenov ha avvertito che «ogni ora e ogni giorno sprecati comportano un elevato costo umano ed erodono ulteriormente il processo per una pace credibile e duratura», sottolineando l’urgenza di iniziative concrete per fermare la spirale di violenza.

06:58
06:58
Il punto alle 7

La tensione in Medio Oriente continua a crescere con una serie di attacchi incrociati che coinvolgono diversi Paesi della regione. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato il lancio di missili e droni contro obiettivi in Israele — tra cui Tel Aviv — ma anche contro basi militari utilizzate dagli Stati Uniti in Kuwait, Bahrein e Giordania. In Kuwait, le autorità hanno riferito di una risposta difensiva alle «minacce ostili provenienti da missili e droni». La Guardia Nazionale ha dichiarato di aver abbattuto cinque droni nelle proprie aree di competenza, mentre esplosioni udite dalla popolazione sarebbero legate alle operazioni di intercettazione. Un attacco con droni ha inoltre colpito un deposito di carburante all’aeroporto internazionale di Kuwait City, provocando un incendio. Secondo l’Autorità per l’aviazione civile dell’emirato, i danni sono limitati alle infrastrutture e non si registrano vittime.

Intanto continuano le operazioni israeliane su altri fronti. In Libano, almeno sei persone sono state uccise in raid che hanno colpito la città di Adloun e il campo profughi palestinese di Mieh Mieh, nella zona meridionale di Sidone, secondo il ministero della Sanità citato dall’agenzia ufficiale National News Agency. Nella Striscia di Gaza, l’agenzia palestinese Wafa riferisce invece di quattro morti in un attacco aereo israeliano nella zona di az-Zawayda. Il bilancio delle vittime, mentre gli scontri proseguono, continua così ad aggravarsi su più teatri.