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Dopo il caso Hormuz, Teheran e Washington alzano i toni — Nessuna escalation militare nelle ultime ore, ma il confronto resta fragile — Nella notte attacchi israeliani tra Gaza City e Khan Younis — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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10:35
10:35
Vance dovrebbe partire nel pomeriggio per Islamabad
Il vicepresidente Usa JD Vance dovrebbe partire per Islamabad entro questa mattina ora americana (nel pomeriggio svizzero) per colloqui con l'Iran su un possibile accordo per porre fine alla guerra, secondo quanto riferito ad Axios da tre fonti statunitensi. Sebbene un accordo completo in tempi così ristretti sia difficile, Trump potrebbe anche accettare di prorogare la scadenza qualora si manifestassero segnali di progresso, sempre stando ad Axios.
Trump ha di fatto già aggiunto un giorno alla scadenza delle due settimane di cessate il fuoco, spostandola a domani sera. La Casa Bianca, riferisce il sito, ha trascorso l'intera giornata di ieri in attesa di un segnale da Teheran che indicasse l'invio della sua squadra negoziale a Islamabad.
Una fonte ben informata ha affermato che gli iraniani stavano temporeggiando a causa delle pressioni esercitate dalle Guardie Rivoluzionarie sui negoziatori affinché mantenessero una posizione più ferma: nessun colloquio senza la fine del blocco statunitense. I mediatori pakistani, egiziani e turchi hanno esortato gli iraniani a partecipare all'incontro. La delegazione iraniana attendeva il via libera dalla Guida Suprema. Secondo la fonte, questo è arrivato ieri sera.
10:34
10:34
«La petroliera di Teheran ha violato il blocco navale Usa»
Una petroliera iraniana è rientrata in Iran attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante il blocco imposto dagli Stati Uniti, e dovrebbe raggiungere l'isola di Kharg domani. Lo riporta l'agenzia Tasnim, l'agenzia affiliata ai Pasdaran. La petroliera era partita dall'Iran alla volta dell'arcipelago di Riau, in Indonesia, alla fine di marzo, dove ha scaricato due milioni di barili di petrolio greggio.
08:47
08:47
L'Iran ribadisce: «L'attacco USA alla Touska è un atto di pirateria»
L'Iran deplora fermamente l'attacco statunitense alla nave iraniana Touska, definendolo «un atto di pirateria, un atto terroristico e un'aggressione che non solo viola la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, ma costituisce anche un ulteriore esempio di violazione dell'attuale cessate il fuoco». Lo afferma il ministero degli Esteri iraniano in un comunicato.
«Chiediamo agli organismi internazionali e ai governi responsabili di condannare l'attacco e di intraprendere azioni severe e serie contro di esso», si legge nel comunicato, secondo l'IRNA, aggiungendo: «L'Iran mette in guardia dalle conseguenze molto pericolose di tale mossa illegale e criminale da parte degli Stati Uniti e sottolinea la necessità di un immediato rilascio della nave iraniana e del suo equipaggio».
07:10
07:10
Gaza, raid nella notte e scontri interni: almeno cinque morti
Durante la notte la situazione a Gaza è tornata a muoversi sul piano militare, con nuovi raid israeliani e scontri armati interni, mentre nelle ultimissime ore non si registrano sviluppi ulteriori. Secondo Reuters e The Guardian, durante la notte attacchi aerei israeliani hanno colpito più aree della Striscia, in particolare Gaza City, il campo di Bureij e Khan Younis. Il bilancio provvisorio è di almeno cinque morti, secondo fonti locali.
Gli attacchi si inseriscono in una dinamica ormai consolidata: il cessate il fuoco formalmente in vigore dall’autunno 2025 continua a essere violato con operazioni mirate, segno di una tregua sempre più fragile sul terreno.
L’elemento più rilevante emerso nella notte riguarda però gli scontri interni a Gaza. A Khan Younis si sono registrati combattimenti tra Hamas e milizie locali filo-israeliane, con l’impiego anche di armi pesanti. Un segnale che indica una frammentazione crescente all’interno della Striscia, con il rischio di un aumento di attori armati e di una perdita di controllo centralizzato.
Sul piano politico, non arrivano segnali di svolta. Sempre secondo Reuters, i negoziati in corso su disarmo di Hamas, ritiro israeliano e futura governance di Gaza restano in una fase di stallo, con progressi definiti «difficili». Dalle prime ore del mattino a ora, invece, non si registrano nuovi eventi operativi rilevanti: nessun raid confermato, nessun lancio di missili significativo e nessuna escalation su altri fronti regionali, dal Libano allo scenario Iran–Israele.
Il quadro resta quindi quello di una tregua svuotata nei fatti, con violenze a bassa intensità che proseguono e un rischio crescente legato più alla dinamica interna di Gaza che a un’immediata escalation regionale.
07:01
07:01
Trump: «Sarà lungo e difficoltoso recuperare l'uranio iraniano»
Recuperare l'uranio iraniano dopo gli attacchi statunitensi sarà «lungo e difficoltoso». Lo ha scritto il presidente statunitense Donald Trump su Truth aggiungendo che «l'operazione Martello di mezzanotte è stata una completa e totale distruzione dei siti di polveri nucleari in Iran». «Pertanto - ha aggiunto - riportarli alla luce sarà un processo lungo e difficoltoso».
06:59
06:59
Il punto alle 7
La tensione tra Iran e Stati Uniti resta elevata e si concentra soprattutto sul piano politico e comunicativo. Il punto di frizione più recente è l’episodio nello Stretto di Hormuz, dove gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave iraniana. Teheran ha reagito definendo l’azione «pirateria», riaccendendo uno scontro che, secondo The Washington Post, rischia di compromettere ulteriormente un equilibrio già fragile.
Da quel momento, il confronto si è spostato sulle dichiarazioni ufficiali e sui social. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non intende negoziare sotto pressione e non accetterà imposizioni da Washington, un messaggio rilanciato anche online e riportato da CBS News. La linea iraniana resta quindi rigida, senza aperture immediate.
Sul fronte americano, Donald Trump ha alternato segnali diversi: da un lato la possibilità di un accordo, dall’altro minacce esplicite contro infrastrutture iraniane, comprese quelle strategiche. Anche questa comunicazione, diffusa in parte attraverso i social e ripresa da CBS News, contribuisce a rendere incerto il quadro complessivo.
I contatti diplomatici non si sono interrotti, ma restano fragili. Secondo quanto riferito da The Washington Post, sono in discussione nuovi colloqui indiretti, mentre Teheran continua a negare una partecipazione formale, lasciando tuttavia margini di ambiguità. Il risultato è una fase negoziale sospesa, senza progressi concreti.
Sul piano operativo, la situazione è stabile. Nelle ultime ore non risultano attacchi militari né escalation dirette tra Iran e Stati Uniti, né un’attivazione significativa degli attori regionali. La tensione resta quindi alta, ma confinata — almeno per ora — a livello politico e strategico.
Il quadro complessivo è quello di un confronto acceso ma contenuto, in cui la retorica cresce più rapidamente dei fatti sul terreno. Un equilibrio precario, che dipende sempre più da sviluppi diplomatici ancora incerti.
