L'Iran sull'orlo della rivolta: «Numerosi morti, migliaia gli arresti»

(Aggiornato alle 14) Un’altra notte di proteste antigovernative in Iran, mentre il blackout di Internet cerca di silenziare la voce dei dimostranti. Al momento per i media internazionali è molto difficile monitorare la situazione, ma quel poco che esce dal Paese mediorientale è spaventoso. Tant'è che ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo le minacce rivolte a Teheran, ha scritto sui social media: «L'Iran sta cercando la libertà, forse come mai prima d'ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!».
In queste ore emergono notizie di nuovi atti di violenza in tutto il Paese, sebbene il blackout di Internet stia rendendo difficile la valutazione della reale portata dei disordini.
Il governo iraniano ha imposto la chiusura della Rete nel tentativo di porre fine alle proteste. L'infrastruttura dati iraniana è strettamente controllata dalle autorità statali e di sicurezza. L'accesso a Internet è in gran parte limitato a una intranet nazionale, con collegamenti limitati con il mondo esterno.
Negli ultimi anni, il governo ha progressivamente limitato l'accesso alla Rete a livello globale. Tuttavia, spiega la BBC, durante l'attuale tornata di proteste, per la prima volta le autorità hanno non solo bloccato l'accesso a Internet a livello mondiale, ma anche imposto severe restrizioni all'intranet nazionale.
Alcuni video filtrati online mostrerebbero ondate di proteste in diversi quartieri della capitale Teheran e in diverse città, tra cui Rasht, a nord, Tabriz, a nord-ovest, e Shiraz e Kerman, a sud. La Reuters sottolinea però come al momento non sia possibile stabilire con esattezza dove e quando siano stati girati i filmati.
La CNN, tuttavia, è riuscita a interpellare alcuni testimoni, i quali riferiscono di folle enormi e brutali violenze nelle strade di Teheran. Una donna ha raccontato all’emittente USA di aver visto «corpi ammucchiati gli uni sugli altri» in un ospedale. Stando ai resoconti, le forze di sicurezza iraniane avrebbero ucciso «molte persone» a colpi di fucile.
Il figlio in esilio dell'ultimo scià dell'Iran, Reza Pahlavi, ha lanciato il suo appello su X affinché le proteste si trasformino in una rivolta per rovesciare il Governo: «Il nostro obiettivo non è più semplicemente scendere in piazza; l'obiettivo è prepararci a conquistare i centri cittadini e a mantenerli», ha scritto sul social network.
I media statali riportano la notizia di un edificio municipale incendiato a Karaj, a ovest di Teheran, attribuendo la responsabilità dell'incendio ai «rivoltosi». La TV di Stato ha trasmesso le immagini dei funerali di membri delle forze di sicurezza, che sarebbero rimasti uccisi durante le proteste nelle città di Shiraz, Qom e Hamedan.
In un video verificato da Reuters, che mostra una protesta notturna nel distretto di Saadatabad a Teheran, si sente un uomo affermare che i dimostranti hanno preso il controllo della zona: «La folla sta arrivando. Morte al dittatore, morte a Khamenei», urla l’uomo, riferendosi alla guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei.
Le proteste sono scoppiate in tutto il Paese lo scorso 28 dicembre, in seguito all'impennata dell'inflazione, per poi trasformarsi rapidamente in manifestazioni politiche, con i dimostranti che chiedono la caduta del Regime. Le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti e Israele di fomentare disordini.
Un assistente sociale iraniano ha spiegato alla CNN che la protesta a Teheran di venerdì è degenerata in un «incubo» quando le autorità hanno attaccato i dimostranti: «Proiettili, gas lacrimogeni, qualsiasi cosa ti venga in mente, loro la sparavano. Ed è stato davvero terrificante», ha raccontato. Aggiungendo di aver visto una ragazza svenire dopo esser stata colpita da una scossa elettrica al collo.
Un attivista di Teheran ha dichiarato al Guardian di aver visto le forze di sicurezza sparare proiettili veri contro i manifestanti, causando un numero «molto elevato» di morti.
Secondo l'organizzazione Iran Human Rights, con sede in Norvegia, almeno 192 manifestanti sono stati uccisi, ma il bilancio potrebbe essere molto più grave. La ONG iraniana per i diritti umani HRANA, con sede negli Stati Uniti, aveva in precedenza parlato di 116 persone morte, tra dimostranti e membri del personale di sicurezza. Tra le vittime ci sarebbero anche minorenni. Stando ad Axios, il canale televisivo iraniano dell'opposizione Iran International ha parlato addirittura di 2.000 manifestanti uccisi nelle ultime 48 ore, ma al momento queste cifre non possono essere confermate. Gli attivisti per i diritti umani stanno comunque denunciando l'utilizzo di forza «brutale» da parte della polizia. Le persone arrestate sarebbero 2.638.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ieri ha dichiarato che gli USA sostengono il popolo iraniano, dopo che venerdì Trump aveva nuovamente minacciato di attaccare l'Iran se le forze di sicurezza avessero commesso atti di violenza contro i manifestanti.
Secondo diversi funzionari statunitensi citati dal New York Times, negli ultimi giorni il presidente Trump sarebbe stato informato sulle nuove opzioni per attacchi militari in Iran. Il capo della Casa Bianca starebbe valutando di dare seguito alla sua minaccia di attaccare il Paese per aver represso duramente i manifestanti.
Al presidente USA sarebbero state presentate diverse opzioni, tra cui attacchi contro siti non militari a Teheran. L'ayatollah Ali Khamenei venerdì ha fatto sapere che il Governo «non farà marcia indietro» di fronte alle proteste su larga scala. Khamenei ha pure accusato i manifestanti di agire per conto di Trump, affermando che i rivoltosi stavano attaccando proprietà pubbliche, avvertendo che Teheran non avrebbe tollerato questi comportamenti da «mercenari per gli stranieri». Il procuratore generale del Paese, Mohammad Movahedi Azad, ha invece avvisato che chiunque protesti sarà considerato un «nemico di Dio», un reato che prevede la pena di morte.
Trump starebbe dunque valutando di attaccare nuovamente l'Iran dopo aver ordinato, lo scorso giugno, bombardamenti contro tre dei siti nucleari del Paese mediorientale. In quell’occasione, nell’ambito delle tensioni con Israele legate alla situazione nella Striscia di Gaza, sono stati colpiti gli impianti nucleari di Fordo, Natanz e Isfahan.
Israele, intanto, ha lanciato lo stato di massima allerta per la possibilità di un attacco militare degli Stati Uniti in Iran. Le fonti citate dalla Reuters, non hanno tuttavia fornito dettagli su cosa significhi concretamente la «condizione di massima allerta» dello Stato ebraico.
