Londongrad 2, la festa è finita

Boris Johnson ha deciso di affrontare la tragedia dell’invasione ucraina prendendo a modello il suo mito, Winston Churchill. Non che la Gran Bretagna o l’Unione europea siano in guerra ma solo gli ipocriti fingono che il conflitto in Ucraina non riguardi tutta l’Europa. Davanti alla Camera dei Comuni , BoJo – come lo chiamano gli inglesi– ha subito assunto una posa churchilliana , giurando di aiutare con tutti i mezzi gli ucraini a resistere ai panzer di Putin. Non a caso, al suo grande predecessore del tempo di guerra l’attuale premier ha dedicato un’appassionata biografia , che tradisce l’ambizione di somigliargli. A Boris , com’è noto, viene più naturale la commedia della tragedia , ma l’interrogativo che conta è un altro: sta mantenendo l’impegno con gli ucraini?
A parole si direbbe di sì. È stato tra i primi ad abbracciare entusiasticamente le sanzioni, soprattutto quelle che nel caso inglese dovrebbero fare più male: le misure contro gli oligarchi amici di Putin, che hanno trasformato il cuore di Londra in Londongrad (ne parlavo giusto due settimane fa , il giorno dello scoppio della guerra). Seggono su montagne di denaro. Comprano palazzi e castelli . Mandano i figli nelle scuole più esclusive del regno con rette fino a 60 mila sterline l’anno. Con le sanzioni è finita la festa?
La risposta è nei numeri. Su 94 oligarchi e 17 grandi società legati a Putin, e per questa ragione sanzionati dagli Stati Uniti o dall’Unione europea, il Regno Unito non ne ha colpito uno. Con grande clamore ha appena sequestrato il jet privato, un elegante Global Jetsetting Bombardier, di proprietà di Evgenij Shvidler, un petroliere che con la sua fortuna di 1 miliardo e 700 milioni di dollari è tra i più «poveri» dei paperoni di Londongrad. Il suo amico ben più famoso (e molto più ricco), Roman Abramovic, avvertito per tempo ha fatto in tempo a filarsela già una settimana fa a bordo del suo favoloso Boeing 737 dai rubinetti d’oro massiccio.
Eppure la notorietà del proprietario (ormai quasi ex) del Chelsea lo rendeva un facile obiettivo delle sanzioni. Ma chissà com’è , il fucile di Johnson continua a fare cilecca. Oleg Deripaska è (era?) anche più ricco del socio Abramovic ma è stato anche più saggio, cercando di dare meno nell’occhio. A Londra per ora ha funzionato, in America ed Europa invece le sanzioni gli hanno fatto molto male. Per effetto di queste misure la fortuna dell’«industriale preferito di Putin» si è ridotta da 29 miliardi di dollari ad appena un decimo, 2,9. Anche lui però ha avuto tutto il tempo di trasferire il suo yacht alle Maldive.
Alla Camera dei Comuni l’opposizione laburista e anche deputati Tory protestano contro la tergiversazioni del Governo. «Le sanzioni non sono una gara», ha ribattuto altezzosamente il sottosegretario agli Esteri, James Cleverly. Sarà, ma l’Unione europea che Johnson e i suoi accoliti Brexiter dileggiano, un giorno sì e l’altro pure, per pavidità e irresolutezza, sembra il piè veloce Achille rispetto alla tartaruga inglese. E com’è possibile che un oligarca sieda perfino alla Camera dei Lord? Non uno qualunque. Evgenij Lebedev è figlio di un agente del KGB trasformatosi in businessman miliardario, proprietario del quotidiano Evening Standard, dichiarato finanziatore del partito conservatore. E ha ottenuto il suo ermellino nel 2020 direttamente dall’amico Boris Johnson. Sì, amico: a tal punto che i viaggiatori in partenza per Londra dall’aeroporto di Perugia avranno incontrato, qualche tempo fa, il premier di ritorno a casa dopo una fantastica festa fino all’alba nella villa di Lebedev, nel capoluogo umbro.
Viene fuori adesso, come riporta il Sunday Times, che al momento dell’elevazione a Lord i servizi segreti avevano manifestato preoccupazioni, spingendo il Comitato parlamentare per le nomine a bocciare la proposta di Johnson. Ma il premier intervenne personalmente e i servizi ritirarono il parere contrario. La ministra-ombra degli Interni, Yvette Cooper, chiede ora un’indagine parlamentare. Nel frattempo, se ci tiene a cancellare le ombre sulla sua inspiegabile lentezza, il Governo Johnson farebbe bene a iscriversi alla gara per applicare le sanzioni.


