Il caso

Louis Martin Prevost, chi è il fratello maggiore di papa Leone che piace a Trump

L'attacco frontale del presidente USA al primo Papa americano continua a far discutere – Intanto, Leone XIV viene già ribattezzato «voce mondiale dell’anti-trumpismo»
© KEYSTONE (AP Photo/Andrew Medichini)
Red. Online
14.04.2026 15:30

Un «liberale», «debole» e «pauroso». L'attacco frontale di Donald Trump al primo Papa americano continua a far discutere. È la prima volta che un presidente degli Stati Uniti attacca esplicitamente il pontefice della Chiesa di Roma. Ricevendo, va detto, una replica altrettanto dura: «Io non ho paura dell’amministrazione Trump. Non sono un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui. Continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace». E anche JD Vance è entrato a gamba tesa nel caso. Intervenendo al programma Special Report with Bret Baier su Fox News, ha commentato: «Ritengo certamente che, in alcuni casi, sarebbe meglio che il Vaticano si attenesse alle questioni morali e lasciasse che il presidente degli Stati Uniti si occupi di dettare la politica pubblica americana».

Ma c'è un passaggio delle parole di The Donald – il quale ama alzare i toni e trasformare tutti in potenziali bersagli – che è passato forse inosservato. Un attacco «sul privato», verrebbe da dire. Il presidente USA ha infatti chiamato in causa il fratello maggiore di Leone XIV, Louis Martin Prevost. «Sapete, suo fratello è un grande sostenitore del movimento MAGA, ed è una brava persona, Louis, e ho detto che preferisco lui al Papa. Louis ha capito tutto».

Louis Martin Prevost

Ma chi è Louis Martin Prevost, gradito a Donald Trump per il «cuore MAGA»? È il maggiore dei tre figli di casa Prevost. Ed è celebrato dall'inquilino della Casa Bianca come un vero sostenitore del movimento «Make America Great Again». Classe 1951, ha una formazione cattolica di stampo agostiniano. Si diploma nel 1969 al liceo Mendel, prima di arruolarsi nella Marina USA, di cui è attualmente un veterano in pensione.

Il fratello maggiore di Prevost era già finito sotto l'attenzione dei media in concomitanza con l'elezione di Robert Francis come successore di papa Francesco. Il sito americano Daily Beast aveva riportato alla luce alcuni suoi «repost» su Facebook, in cui il veterano rivolgeva parole di fuoco ad alcuni esponenti dem. Tra questi, l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, definita «un'ubriacona di m...». Tra gli altri interventi (ri)condivisi su Facebook, figuravano anche contenuti no-vax, meme che paragonano Joe Biden a Hitler e post che mettevano in discussione i risultati delle elezioni del 2020.

A conferma del suo posizionamento politico, il 21 maggio 2025 Louis Martin Prevost volava a Washington, dove, insieme alla moglie Deborah, incontrava nello Studio Ovale il presidente Trump e il suo vice JD Vance. Un'occasione addolcita dalle parole di Trump, che prima dell'incontro aveva detto ai giornalisti di «volergli stringere la mano e dargli un grande abbraccio».

Anche durante un colloquio con il giornalista inglese Piers Morgan, Prevost si era definito come un «tipo MAGA»: «Ho pubblicato quei post e non l'avrei fatto se non ci credessi», aveva confermato. Davanti alle inevitabili domande sul fratello, aveva negato che fosse «woke», pur definendolo «molto più progressista di me». Poi aveva puntualizzato: «Il Papa è consapevole delle mie posizioni e sa che non cambierò, se non per moderare i toni». Da quel momento, il primogenito di casa Prevos è rimasto in silenzio, probabilmente per tutelare Leone. Fino all'ottobre del 2025, quando ha rilasciato un'intervista alla ABC, in cui ha confessato di non intervenire pubblicamente sulla questione dei migranti, argomento centrale del pontificato del fratello, «per non danneggiarlo». Una sorte di «pax» tra fratelli che Trump ha provato a rompere. Il duro post di ieri su Truth – lo ricordiamo – è stato seguito dalla pubblicazione di un'immagine creata con l'intelligenza artificiale di Trump-Messia, successivamente rimossa dopo la pioggia di critiche. «L'ho postata io. Ero un medico che faceva del bene agli altri», ha spiegato il presidente USA puntando il dito contro le «fake news» responsabili di aver parlato del presidente-Cristo-guaritore. Una strana coincidenza, considerato che i nemici di Trump erano stati in passato paragonati da Louis Martin ai «malvagi» che perseguitavano Gesù.

L’anti-Trump nel mondo?

«Papa Leone non voleva, ma ora
è diventato l’Anti-Trump del mondo», scrive Marco Politi, scrittore e vaticanista. «Il suo post su Leone è – come avrebbe detto Talleyrand – peggio di un delitto, “un errore”. Perché il presidente degli Stati Uniti, già responsabile di avere perso l’appoggio di una parte dell’episcopato e dei fedeli conservatori statunitensi con la politica di persecuzione degli immigrati latino-americani (anche quelli osservanti delle leggi e regolari pagatori di tasse), non si rende conto che un attacco istituzionale così forsennato al capo della Chiesa cattolica non è sostenibile nemmeno per quanti nell’universo cattolico potessero essere politicamente meno d’accordo con alcune prese di posizione di Prevost. Alla resa dei conti l’effetto politico più eclatante dell’attacco di Trump è di avere trasformato papa Leone nella voce mondiale dell’anti-trumpismo. La sfida è ormai in corso e nulla potrà cambiare la contrapposizione diventata ormai palpabile a livello di massa».

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