Ma Putin è a corto di uomini?
Un centro mobile di reclutamento. A San Pietroburgo, in piazza del Palazzo, con tanto di Strelkov gonfiabile che invita i passanti a entrare, informarsi e, se caso, arruolarsi. Ohibò, significa che la Russia è a corto di uomini per sostenere l’invasione dell’Ucraina? Lo ha affermato, con forza, il ricercatore Kamil Galeev in un lungo thread su Twitter.
Primo indizio: la piazza in questione, immensa, è delimitata dall’Ermitage e dal Palazzo dello Stato Maggiore. È il cuore stesso della città, la seconda più grande (e importante) della Federazione. Assieme a Mosca, rappresenta da sempre l’opulenza, culturale ed economica, della Russia. Installare una stazione qui, beh, agli occhi dell’esperto è quantomeno significativo.
Le province povere
Il Cremlino, dall’inizio dell’invasione, ha sacrificato le province più remote, fra cui quelle siberiane del sud e il Daghestan, sull’altare della guerra. Risparmiando, di riflesso, gli agglomerati più importanti come, appunto, Mosca e San Pietroburgo. Lo rivelano i dati sulle vittime raccolti da Mediazona, con perdite pro capite elevatissime in Buriazia e Tuva.
Proprio i danni accusati da Mosca al fronte avevano spinto molti analisti a considerare l’ipotesi che Vladimir Putin, il 9 maggio, Giorno della Vittoria, potesse annunciare una mobilitazione generale. La cosiddetta guerra totale. Uno scenario rivoluzionario, a maggior ragione pensando alle offensive condotte in passato dalla Russia e al fatto che giovani moscoviti e pietroburghesi – finora – avessero (quasi) sempre evitato il combattimento, anche grazie agli agganci politici ed economici delle famiglie.
Putin, per contro, il 9 maggio ha mantenuto un profilo basso e, soprattutto, evitato annunci di ogni sorta. Preferendo una mobilitazione che Galeev ha definito «silenziosa», nella speranza di convogliare nell’esercito il maggior numero possibile di persone da spedire al più presto in Ucraina.
Va letta in questo senso l’introduzione di una legge, lo scorso 20 maggio, che cancella il limite di età per arruolarsi. Fino a quest’anno, infatti, i cittadini russi potevano firmare un contratto con l’esercito fino a 40 anni compiuti (30 per gli stranieri). Sì, la Russia è a corto di volontari.
Il caso di Amgalan
Se le province più remote, anche prima della guerra in Ucraina, erano attratte dall’esercito russo è perché gli stipendi, rispetto alla quotidianità e agli standard di quelle regioni, sono allettanti. La Buriazia, in particolare, è caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione. Quali, insomma, le alternative? Galeev, a tal proposito, ha fatto l’esempio di un insegnante, Amgalan, che guadagnava 7 mila rubli al mese (106 franchi circa). Si è arruolato dopo essere diventato papà, arrivando a guadagnare 40-50 mila rubli (605-757 franchi). E gli stipendi dei militari, secondo logica, sono saliti ulteriormente con l’inizio della guerra. I soldati, adesso, vengono attratti con salari fra i 200 e i 300 mila euro all’anno. Alle reclute sono garantite paghe di 5-10 volte superiori rispetto al periodo pre-invasione.
Il problema? Perfino in Daghestan, dove un tempo c’erano troppi volontari e la gente pagava fior di tangenti pur di entrare nell’esercito, Putin starebbe faticando a trovare nuovi uomini. I sentimenti più comuni, per le strade, sono la paura, la rabbia e la frustrazione, complici proprio le perdite accusate da febbraio in avanti.
L'Asia centrale
Lo sforzo delle autorità russe, ora, si starebbe concentrando sulle persone provenienti dall’Asia centrale. Siano esse di passaporto russo o semplici gastarbeiter come li ha definiti Galeev. Anche in questo caso, tuttavia, i lauti compensi promessi non avrebbero sortito gli effetti sperati. Non ancora. A prevalere, in questo gruppo etnico della popolazione a lungo bistrattato dalle autorità, sono la sfiducia nel governo e nelle istituzioni.
La Russia, demograficamente, sta cambiando. Ha meno abitanti ma, mai come in queste settimane, ha sempre meno persone disposte a sacrificarsi per una guerra fratricida.


