Ma Trump ha fermato davvero la guerra nel Congo orientale?

Che il presidente USA Donald Trump punti al Nobel per la Pace non è certo una novità. La questione torna spesso nei suoi discorsi e, all’inizio di agosto, durante l’incontro con il primo ministro dell'Armenia, Nikol Pashinyan, e il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha dichiarato che la sua «ambizione come presidente è portare la pace nel mondo». Un sogno, il suo, che sta trovando parecchi ostacoli. Su tutti, la resistenza del leader russo Vladimir Putin nel porre fine al conflitto in Ucraina, nonché le mire del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intenzionato a proseguire i bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Di più, negli scorsi giorni, durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, il tycoon si è autoincensato con l’ennesima medaglia sul petto, affermando che la sua vittoria elettorale del 2016 ha impedito una guerra nucleare nella Penisola coreana.
Di fronte al nulla di fatto in Ucraina e alla situazione ancora incandescente in Medio Oriente, Trump, lunedì scorso, ha dichiarato di aver fermato la guerra nel Congo orientale, dopo aver mediato un accordo di pace tra Congo e Ruanda. L'intesa è stata siglata lo scorso 27 giugno Washington tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda. Le affermazioni di «The Donald», che si è pure preso il merito di aver salvato molte vite, sono però state smentite dai residenti della regione africana coinvolta nel conflitto, da Amnesty International e da un ricercatore politico.
A inizio settimana il capo della Casa Bianca, descrivendo il Congo come la parte «più oscura e profonda» dell'Africa, ha ripetuto di aver posto fine a uno scontro armato decennale, riaccesosi nel 2022 con l'avanzata dei ribelli nel territorio di Rutshuru, «Per 35 anni, è stata una guerra feroce. Nove milioni di persone sono state uccise a colpi di machete. L'ho fermata io. L'ho fermata e ho salvato molte vite», ha commentato il tycoon.
Se fosse vero, sarebbe certamente un grandissimo risultato, vista la complessità geopolitica della regione. Ma la realtà non sembra combaciare con le affermazioni di Trump. Stando alle testimonianze raccolte dall'Associated Press, la guerra nel Congo orientale sarebbe tutt’altro che finita.
Diversi residenti hanno infatti segnalato scontri in molte zone calde, specialmente tra i ribelli M23 sostenuti dal Ruanda, che hanno conquistato città chiave all'inizio del 2025, e le milizie Wazalendo, i gruppi armati che combattono al fianco dell'esercito ufficiale congolese (FARDC).
Un accordo di pace definitivo tra le autorità del Congo e i ribelli, facilitato dal Qatar, sembra essere ancora in fase di stallo. Entrambe le parti, infatti, si accusano a vicenda di aver violato i termini di pace.
Stando a Ciruza Mushenzi Dieudonné, ispettore locale per i diritti umani nel territorio di Kabare, nella provincia del Sud Kivu, i residenti della zona continuano a fuggire a causa della guerriglia tra i ribelli dell'M23 e le milizie Wazalendo.
Anche Amnesty International ha spento le speranze della comunità internazionale. Stando all'organizzazione per i diritti umani, negli scorsi giorni, sarebbero infatti avvenuti scontri armati in diverse località: «È ben lontano dalla realtà affermare che Trump abbia posto fine alla guerra», ha riferito Christian Rumu di Amnesty International alla Associated Press, sottolineando che «il presidente degli Stati Uniti sbaglia nella sua valutazione perché le persone sul campo continuano a subire gravi violazioni dei diritti umani, alcune delle quali costituiscono crimini contro l'umanità».
Alcuni residenti di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu, al confine con il Ruanda e conquistata dall'M23 a inizio anno, hanno evidenziato come nulla sia cambiato da quando è stato firmato l'accordo di pace a giugno: uccisioni e sfollamenti sarebbero ancora all’ordine del giorno. Di più, non vi sarebbero neppure i segnali che la guerra possa terminare in tempi brevi.
Secondo Christian Moleka, analista politico con base in Congo, l'intesa mediata da Trump ha inizialmente contribuito a facilitare un processo di tregua, ma le autorità congolesi e l'M23 non hanno rispettato le scadenze per firmare un accordo di pace definitivo.