Meloni: «L'Italia non è in guerra», ma in Parlamento fuoco e fiamme

La guerra scatenata da Israele e gli Stati Uniti contro l’Iran preoccupa sempre di più l’Europa, non solo per gli attacchi su Cipro o il lancio di un missile verso la Turchia. Il timore è che pure i soldati dei membri NATO del Vecchio continente possano entrare in azione. In Italia il dibattito è particolarmente acceso, anche alla luce del «caso Crosetto»: il ministro della Difesa si è infatti trovato bloccato a Dubai, dove si trovava per presunti motivi personali, a causa dell’attacco di sabato contro Teheran. Una operazione militare scatenata all’insaputa dell’Italia, Paese NATO alleato degli Stati Uniti.
«L'Italia non vuole entrare in guerra»
Quest’oggi la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, ospite su RTL 102.5 del programma «Non Stop News», ha cercato di rassicurare i suoi connazionali, gettando però benzina sul fuoco delle polemiche. «Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra», ha detto la premier, duramente contestata da tutti i partiti di opposizione per non essersi presentata in Parlamento, proprio mentre si votava una risoluzione relativa alla guerra in Iran.
Interpellata sulla crisi in Medio Oriente, la premier ha affermato: «Questa situazione preoccupa su diversi fronti. In generale sono preoccupata, innanzitutto, per una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, che sta generando, come vediamo, un mondo sempre più governato dal caos (…). Sono preoccupata per la reazione scomposta dell’Iran che, sostanzialmente, sta bombardando tutti i Paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano. Questo comporta chiaramente il rischio di un’escalation che può avere conseguenze totalmente imprevedibili».
Meloni ha poi aggiunto di temere per le «possibili ripercussioni sull’Italia» evidenziando che in questo momento il Governo è al lavoro su diversi fronti: il piano diplomatico per «favorire una de-escalation», il piano della sicurezza di «decine di migliaia di italiani presenti nell’area: militari, diplomatici, cittadini che erano in transito, e dare assistenza a chi è rimasto bloccato», nonché il piano che «riguarda le conseguenze, soprattutto economiche, per l’Italia. Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere, anche ingiustamente, i prezzi dell’energia e quelli degli alimentari», ha avvisato.
La premier ha poi spiegato che la Penisola sosterrà gli Stati amici più vicini al conflitto: «L’Italia, come il Regno Unito, come la Francia e come la Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, in particolare di difesa aerea. Non solo perché sono Nazioni amiche, ma soprattutto perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e circa 2000 militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere».
Alla domanda sulle basi militari americane in territorio italiano, la presidente del Consiglio ha precisato che ad oggi «non abbiamo nessuna richiesta in questo senso», aggiungendo: «Pare che tutti si stiano attenendo agli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che al di fuori di quell'accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi. Vale anche per noi: in Italia abbiamo tre basi militari concesse agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati».
Crosetto: «Attacco USA fuori dal diritto internazionale»
Quest’oggi, i ministri degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto, sono invece intervenuti in Parlamento «sulla evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei Paesi del Golfo».
Se Tajani ha constatato che da anni «molte cose accadono al di fuori del diritto internazionale. Chi dovrebbe garantirlo, cioè le Nazioni Unite, vedono nel Consiglio di sicurezza un Paese (la Russia, ndr) che ha invaso un altro Paese non rispettando le regole del diritto internazionale», per Crosetto, l'attacco di Israele e Stati Uniti «è certamente avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale». E ha aggiunto: «Nessun Governo, italiano, europeo o di altra parte del mondo, in questo momento può fermare l'attacco». Le affermazioni del ministro della Difesa sono state riprese dalla segretaria del PD Elly Schlein per sferrare un attacco a Giorgia Meloni. Rivolgendosi proprio a Crosetto ha sentenziato: «Le è sfuggito che gli attacchi erano fuori dal diritto internazionale. Ci ha messo sei giorni. Vorrei sapere: è la posizione del Governo o è solo la sua posizione? Mi interesserebbe capire cosa ne pensa Meloni. Non potete rimanere schiacciati dalle strategie di Trump e Netanyahu».
E ancora: «Il premier britannico Starmer ha detto "non crediamo ai cambi di regime dall’alto". Il premier canadese Carney ha detto che gli attacchi di USA e di Israele non rispettano il diritto internazionale. Da Meloni nulla». Schlein ha poi aggiunto: «Il premier spagnolo Sanchez ha detto che la posizione della Spagna è semplice: "No alla guerra". Noi la pensiamo come lui. Gli diamo tutto il nostro supporto e la solidarietà per le minacce ricevute dal presidente americano solo per avere difeso il diritto internazionale».
Il clima infuocato non si è respirato solo alla Camera. L’intervista di Meloni rilasciata a RTL 102.5 ha infatti suscitato aspre polemiche tra gli esponenti del PD, del M5S e di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Stando a Repubblica, tutti hanno accusato la premier di essere «fuggita» dal Parlamento per andare in radio. Gli avversari politici della leader di Fratelli d’Italia la hanno inoltre accusata di non aver proferito «nemmeno mezza parola di condanna per l'attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele».
Uno sforzo comune per la difesa europea
La maggioranza nel pomeriggio ha approvato in Parlamento una risoluzione che impegna il Governo «a partecipare» allo «sforzo comune in ambito UE per sostenere, in caso di richiesta, stati membri UE nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana» e a «confermare il rispetto, nell'utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti». La risoluzione, scrive il Corriere della Sera, parla anche del «dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell'area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari nazionali».
