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Destituito per «alto tradimento» il leader separatista del sud dello Yemen, Aidarus Al-Zubaidi – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Red. Online
07.01.2026 08:59
21:47
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«Colpita una figura chiave di Hamas nel nord di Gaza»

Una figura «chiave» di Hamas è «stata colpita» nel nord di Gaza dall'Idf e dal servizio di sicurezza interna israeliano (Isa), che hanno agito «in risposta» a colpi d'arma da fuoco partiti da miliziani dell'organizzazione armata palestinese verso una zona in cui i militari «sono operativi».

Lo riferiscono l'esercito di Israele e lo Shin Bet in un comunicato congiunto, che definisce l'atto attribuito a Hamas come «una palese violazione del cessate il fuoco» in vigore tra le parti.

La persona di Hamas colpita era «un terrorista» che aveva «portato avanti attacchi» contro i soldati israeliani nel nord della Striscia, secondo la nota, che non fornisce ulteriori dettagli sulla sua identità.

17:56
17:56
Almeno 30 morti per gli attacchi sauditi in Yemen

Almeno 30 persone sono state uccise negli attacchi dell'Arabia Saudita contro i separatisti del Consiglio di Transizione Meridionale (Stc) nel governatorato di Dhale, nello Yemen sudoccidentale, secondo quanto riferito alla Tass da fonti nella regione. Secondo altre fonti citate da Afp il numero delle persone uccise potrebbe avere superato il centinaio.

L'aeronautica saudita, secondo le stesse fonti, ha effettuato più di 15 attacchi contro posizioni e attrezzature dei separatisti.

17:09
17:09
«Licenziati 571 dipendenti dell'UNRWA a Gaza»

L'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha dovuto licenziare 571 lavoratori locali di Gaza a causa di problemi finanziari: è quanto fatto sapere in un'email alla Afp da un portavoce dell'organizzazione delle Nazioni Unite.

«Martedì 571 dipendenti locali dell'Unrwa, che si trovano fuori da Gaza, sono stati informati del loro licenziamento con effetto immediato», si legge nel messaggio.

16:28
16:28
Un morto e un ferito in un raid israeliano nel sud del Libano

Almeno una persona è rimasta uccisa e una ferita in un attacco con drone dell'Idf contro un veicolo a Jouaiyya, nel Libano meridionale. Lo ha dichiarato il ministero della Salute di Beirut citato dal Times of Israel.

Secondo quanto riferito, i filmati pubblicati dai media arabi mostrano i primi soccorritori al lavoro sul posto vicino ai rottami in fiamme del veicolo preso di mira. L'Idf ha rivendicato l'attacco riferendo di aver preso di mira «un terrorista di Hezbollah».

15:22
15:22
Hamas riprende le ricerche dell'ultimo ostaggio israeliano a Gaza

Funzionari di Hamas hanno dichiarato di aver ripreso le operazioni di ricerca dei resti dell'ultimo ostaggio israeliano a Gaza, dopo una pausa di due settimane dovuta al maltempo. Israele aveva precedentemente dichiarato di attendere la restituzione del corpo di Ran Gvili prima di iniziare i colloqui sulla seconda fase del fragile accordo di cessate il fuoco con Hamas, entrato in vigore a ottobre.

Un funzionario di Hamas ha dichiarato che l'ala armata del movimento islamista palestinese, le Brigate Ezzedine al-Qassam, «accompagnate dalle squadre della Croce Rossa, stanno riprendendo oggi le operazioni di ricerca del corpo dell'ultimo prigioniero israeliano nel quartiere di Zeitun, nel sud-est di Gaza City».

Un altro funzionario ha affermato che le operazioni di ricerca erano state sospese nelle ultime due settimane a causa del maltempo e delle forti piogge, che avevano impedito agli escavatori e ad altri macchinari di raggiungere Zeitun. «Le operazioni di ricerca sono riprese e speriamo di recuperare il corpo per chiudere la questione dello scambio», ha aggiunto il funzionario, sollecitando pressioni su Israele affinché completi la prima fase dell'accordo di cessate il fuoco e apra il valico di frontiera di Rafah tra Gaza ed Egitto.

14:23
14:23
Aleppo, riprendono gli scambi di artiglieria

Sono ripresi intensi gli scambi di artiglieria ad Aleppo, nel nord della Siria, tra le forze curde e le fazioni agli ordini del leader Ahmad Sharaa, sostenuto dalla Turchia. Lo riferiscono media locali, che danno conto del crescente flusso di civili in fuga dai quartieri presi di mira dai due fronti armati rivali.

L'esercito siriano sta bombardando i quartieri a maggioranza curda di Aleppo dopo la scadenza del termine concesso ai civili per lasciare l'area, ha riferito un corrispondente dell'agenzia Afp. L'esercito aveva dichiarato i quartieri della città controllati dai curdi "zone militari chiuse" a partire dalle 15:00 (12:00 GMT), creando al contempo "due valichi umanitari sicuri" attraverso i quali migliaia di civili erano fuggiti prima della scadenza.

12:35
12:35
Siria, dichiarata «zona militare» l'area curda di Aleppo

Fazioni siriane alleate del leader Ahmad Sharaa hanno dichiarato «zona militare» i quartieri a maggioranza curda di Aleppo, nel nord del Paese, annunciando l'apertura di «corridoi umanitari» per «consentire l'evacuazione dei civili».

Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, precisando che il provvedimento entrerà in vigore dalle 15 locali (le 14 in Svizzera) nelle aree di Sheikh Maqsud e Ashrafiye.

Secondo l'Osservatorio, la decisione arriva dopo una nuova fase di scontri sporadici tra forze governative e forze curdo-siriane, all'indomani di violenze che hanno causato almeno nove morti. Nelle ultime ore si sono registrati scambi di fuoco intermittenti e tentativi di avanzata respinti nei pressi dei quartieri interessati, con feriti anche tra i civili.

Sheikh Maqsud e Ashrafiye costituiscono da anni una delle principali enclave curde di Aleppo e sono già state in passato teatro di tensioni armate e accordi locali di sicurezza.

11:47
11:47
«In Cisgiordania, Israele ha creato un sistema simile all'apartheid»

Nella Cisgiordania occupata, Israele sta violando il diritto internazionale che impone agli Stati di proibire e sradicare la segregazione razziale e l'apartheid. Lo afferma un rapporto dell'Alto Commissariato Onu per i Diritti umani pubblicato oggi a Ginevra.

Il documento descrive l'impatto «asfissiante» di leggi, politiche e pratiche israeliane su ogni aspetto della vita quotidiana dei palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est, afferma un comunicato.

«Che si tratti di accedere all'acqua, andare a scuola, correre all'ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele», ha commentato l' Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk.

«Si tratta di una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e segregazione, che assomiglia al tipo di sistema di apartheid che abbiamo visto », ha affermato. «La discriminazione sistemica contro i palestinesi nei territori palestinesi occupati è una preoccupazione di lunga data», osserva il rapporto, ma la situazione è drasticamente peggiorata almeno da dicembre 2022.

Secondo il rapporto, l'impunità prevale per le violazioni dei diritti umani, tra cui la violenza delle forze di sicurezza israeliane e dei coloni. Delle oltre 1500 uccisioni di palestinesi tra il 1 gennaio 2017 e il 30 settembre 2025, le autorità israeliane hanno aperto 112 indagini, con una sola condanna, afferma.

Il rapporto denuncia come le autorità israeliane e i coloni si siano appropriati di decine di migliaia di ettari di terra palestinese. «Le autorità israeliane trattano i coloni israeliani e i palestinesi residenti in Cisgiordania secondo due distinti sistemi di leggi e politiche, con conseguente disparità di trattamento», afferma il rapporto.

Il documento conclude che vi sono fondati motivi per ritenere che la separazione, la segregazione e la subordinazione siano destinate a essere permanenti, al fine di mantenere l'oppressione e il dominio sui palestinesi. «Gli atti commessi con l'intenzione di mantenere tale politica costituiscono una violazione della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che proibisce la segregazione razziale e l'apartheid».

11:46
11:46
Pezeshkian alla polizia: «Non agite contro i manifestanti pacifici»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invitato le forze di sicurezza a non intraprendere «alcuna azione» contro i manifestanti, distinguendoli chiaramente dai «rivoltosi». Lo riporta Mehr.

«Pezeshkian ha ordinato che non vengano prese misure di sicurezza contro i manifestanti e coloro che partecipano alle manifestazioni», ha dichiarato il vicepresidente esecutivo Mohammad Jafar Ghaempanah dopo la riunione di gabinetto.

«Coloro che portano armi da fuoco, coltelli e machete e attaccano stazioni di polizia e siti militari sono rivoltosi, e bisogna fare una distinzione tra manifestanti e rivoltosi», ha aggiunto.

Secondo Ghaempanah, il governo iraniano riconosce i diritti di coloro che protestano contro l'aumento dei prezzi e i problemi economici distinguendoli dai rivoltosi. E in merito agli arrestati durante le proteste ha affermato: «Le forze di sicurezza tratteranno con misericordia coloro che non appartengono alla categoria dei rivoltosi».

11:36
11:36
Siria-Israele, via libera alla creazione di una cellula congiunta di intelligence sotto l'egida USA

Siria e Israele hanno concordato la creazione di una cellula congiunta di intelligence sotto l'egida degli Stati Uniti per condividere informazioni e ridurre le tensioni tra i due paesi. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato al termine di colloqui tenuti a Parigi, precisando che le parti si sono impegnate a «mettere in campo accordi duraturi in materia di sicurezza e stabilità».

Secondo Washington, il meccanismo concordato prevede una «cellula di comunicazione dedicata» per facilitare il coordinamento immediato e continuo sullo scambio di intelligence, la de-escalation militare, il dialogo diplomatico e possibili cooperazioni economiche, sotto supervisione Usa. La struttura, si legge nel comunicato, «servirà anche a prevenire incidenti e malintesi lungo il confine».

Un funzionario siriano, rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare con i media, ha tuttavia dichiarato ai media internazionali, citati stamani da giornali di Damasco, che non sarà possibile avanzare sui dossier strategici senza un calendario chiaro e vincolante per il ritiro delle truppe israeliane dalle aree della Siria occupate dopo la dissoluzione del regime degli Assad.

Lo stesso responsabile ha riferito che l'ultimo round di colloqui si è chiuso con una proposta americana di sospendere le attività militari israeliane contro la Siria.

Israele non ha però indicato se accetterà la sospensione delle operazioni, mentre l'ufficio del premier Benjamin Netanyahu ha riferito che i colloqui si sono concentrati su sicurezza e cooperazione economica.

11:35
11:35
Siria, proseguono gli scontri tra governativi e curdi ad Aleppo

Proseguono per il secondo giorno consecutivo gli scontri ad Aleppo, nel nord della Siria, tra fazioni affiliate al ministero della difesa siriano e le forze curdo-siriane nei quartieri di Sheikh Maqsud, Ashrafie e Bani Zaid, sotto controllo delle forze curde. Lo riferiscono l'Osservatorio siriano per i diritti umani, l'agenzia governativa siriana Sana e media locali.

Gli scontri tra le parti erano ripresi ieri dopo alcune settimane di pausa. Aleppo è uno dei fronti caldi della contesa politico-militare tra forze curdo-siriane e loro rivali governativi, guidati dal leader Ahmad Sharaa, sostenuto dalla Turchia.

Finora il bilancio provvisorio, dopo le prime 24 ore di scontri, è di almeno 9 persone uccise, per lo più civili, tra cui un bambino e tre donne, e di una cinquantina di feriti.

I combattimenti hanno provocato ingenti danni materiali: circa 130 abitazioni risultano parzialmente distrutte nei quartieri di Sheikh Maqsud, Ashrafie e Bani Zaid, oltre a numerosi negozi danneggiati.

09:51
09:51
«Minacce da Trump e Netanyahu: se continuano, risponderemo»

L'Iran considera le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trumo e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulle proteste in corso una «minaccia» e «non tollererà che continuino senza una risposta». Lo ha dichiarato il capo dell'esercito iraniano.

«L'Iran islamico considera l'escalation della retorica nemica contro la nazione iraniana una minaccia e non tollererà che continui senza una risposta», ha affermato il generale Amir Hatami, citato dall'agenzia di stampa Fars. Trump ha minacciato nei giorni scorsi di intervenire militarmente in Iran se i manifestanti venissero uccisi, mentre Netanyahu ha espresso il suo sostegno a loro.

«Le attuali proteste in Iran non sono affari degli Stati Uniti» né di Israele, ha dichiarato il comandante dell'esercito iraniano Amir Hatami. «Qualsiasi errore da parte dei nemici incontrerebbe una risposta decisa», ha avvertito. «L'Iran considera l'intensificarsi della retorica ostile una minaccia e non lascerà che la sua continuazione non venga accolta. Se il nemico commettesse un errore di calcolo, si troverebbe di fronte a una risposta molto più decisa e l'Iran taglierebbe la mano a qualsiasi aggressore», ha sottolineato, secondo Tasnim.

09:06
09:06
«Al-Zubaidi continua a svolgere le sue funzioni»

I separatisti yemeniti hanno esortato l'Arabia Saudita a cessare i raid aerei e hanno affermato che il loro leader si trovava ancora ad Aden, dopo che una coalizione guidata dai sauditi lo aveva accusato di essere fuggito in una località sconosciuta.

Aidarus Al-Zubaidi, le cui forze hanno conquistato ampie zone di territorio il mese scorso, per poi vederle riconquistate dai suoi rivali sostenuti dai sauditi, non è riuscito a raggiungere Riad per i colloqui ed è stato rimosso dal governo, nonostante una coalizione guidata dai sauditi avesse lanciato attacchi contro la sua provincia natale.

«Mentre il Consiglio di transizione meridionale condanna questi attacchi aerei ingiustificati, chiede alle autorità saudite di cessare immediatamente i bombardamenti aerei», ha dichiarato il gruppo in una nota, aggiungendo che Al-Zubaidi «continua a svolgere le sue funzioni dalla capitale, Aden». Inoltre, i separatisti yemeniti del sud hanno dichiarato di aver perso i contatti con la loro delegazione che si era recata a Riad per colloqui e hanno esortato le autorità saudite a garantire la loro sicurezza.

08:59
08:59
Il punto alle 9.00

Il leader separatista del sud dello Yemen, Aidarus Al-Zubaidi, è stato destituito dal Consiglio presidenziale per «alto tradimento». Lo ha annunciato il presidente dell'organismo che esercita il potere esecutivo riconosciuto internazionalmente. Al-Zubaidi sarà deferito «alla procura generale» per una serie di reati, si legge in una nota della presidenza.

In un comunicato diffuso dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita - che aveva condotto «attacchi preventivi limitati» contro i separatisti nel sud dello Yemen - veniva spiegato che al-Zubaidi era «fuggito verso una destinazione sconosciuta» e che non era salito sull'aereo che lo avrebbe dovuto portare in Arabia Saudita per i colloqui di pace programmati per mercoledì.

Aidarus Al-Zubaidi guida il Consiglio di transizione del Sud (Stc), che aspira a ricreare uno Stato nel sud dello Yemen, dove era presente una Repubblica democratica e popolare indipendente dal 1967 al 1990. Dall'inizio di dicembre le forze che fanno capo al leader separatista hanno conquistato vasti territori, ma le fazioni vicino a Riad, appoggiate dai raid sauditi, hanno reagito conquistato all'inizio di gennaio il terreno perduto. Per questo l'Arabia Saudita aveva invitato entrambe le parti a un «dialogo» nella capitale per mercoledì. Proposta che inizialmente era stata accettata anche dal Consiglio di transizione.

Oltre 15 attacchi aerei sauditi hanno colpito la provincia natale del leader separatista yemenita Aidaros Alzubidi, dopo che questi non si era presentato a Riad per i colloqui di pace, ha dichiarato un funzionario locale yemenita. Gli attacchi nel governatorato di al-Dhale hanno preso di mira le abitazioni dei leader fedeli ad Alzubidi, ha dichiarato il funzionario all'agenzia Afp, chiedendo l'anonimato. Una coalizione guidata dall'Arabia Saudita aveva dichiarato in precedenza di aver intrapreso attacchi «limitati» in Yemen, aggiungendo che Alzubidi era «fuggito in una località sconosciuta».