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Il rapporto dell'intelligence militare ucraina, redatto nell'ambito del progetto «Voglio vivere», suggerisce che il Cremlino cercherà principalmente di reclutare cittadini residenti nei Paesi dell'Asia centrale – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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07:03
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Zelensky: «Siamo pronti a esportare le nostre armi»
Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l'Ucraina sta avviando l'esportazione di armi e ha già concordato tutti i dettagli a livello delle istituzioni statali.
«Attualmente, la nostra competenza in materia di sicurezza e le nostre armi, collaudate nella guerra moderna, sono di interesse per tutti i partner in grado di garantire un reale livello di protezione per il proprio Stato e per la vita dei propri cittadini», ha affermato.
Il presidente ha sottolineato che ai partner che sostengono l'Ucraina è stato offerto un formato speciale di cooperazione, denominato 'Drone Deals'. Si tratta di accordi specifici sulla produzione e la fornitura di armi. «L'algoritmo è assolutamente chiaro: a livello interstatale, sulla base del principio di reciprocità, definiamo il quadro per la cooperazione in materia di sicurezza attraverso l'apposito accordo. Il processo prosegue poi a livello delle istituzioni statali e dei produttori», ha spiegato Zelensky.
Secondo lui, le aziende ucraine avranno accesso ai mercati dei partner, a condizione che le forze armate ucraine abbiano il diritto di ricevere per prime il volume di armi richiesto. «In Ucraina la capacità produttiva in eccesso per alcune tipologie di armi raggiunge il 50%, e questo è il risultato diretto dei nostri investimenti statali nell'industria della difesa ucraina e della nostra cooperazione con i partner», ha osservato il Presidente.
Allo stesso tempo, Zelenskyy ha sottolineato che la fornitura di armi ucraine ad alcuni Paesi è impossibile a causa della loro cooperazione con la Russia. «Questa è una sfida seria: impedire che le nostre tecnologie e le nostre armi cadano nelle mani dei russi», ha ribadito. Il presidente ha aggiunto che i processi di esportazione saranno coordinati dal Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, che garantirà anche che le esigenze delle Forze di Difesa ucraine siano soddisfatte come priorità. Saranno esportate solo le armi in eccedenza, ovvero quelle prodotte oltre gli ordini statali per la difesa.
Il capo dell'Ufficio presidenziale, Kyrylo Budanov, aveva precedentemente affermato che l'Ucraina non sta aprendo la libera vendita di armi, poiché il Paese è ancora in guerra e ha ancora bisogno di armi. Ha inoltre evidenziato il rischio di perdita di tecnologia e la possibilità che sistemi avanzati cadano in mani nemiche.
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Kiev: «Attacco russo su Kharkiv, almeno un ferito»
«L'esercito di occupazione russo ha lanciato in serata attacchi su Kharkiv, provocando il ferimento di una persona, lo scoppio di un incendio nel parcheggio di un ipermercato e danni ad alcune abitazioni». Lo rendono noto il sindaco di Kharkiv Igor Terekhov ed capo dell'Ova di Kharkiv Oleg Synegubov, scrive l'Ukrainska Pravda.
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«Mosca pronta ad arruolare oltre 18 mila foreign fighter»
Mosca si sta preparando a reclutare almeno 18.500 stranieri nelle Forze Armate russe entro il 2026, secondo quanto rivelato il 28 aprile dall'agenzia di intelligence militare ucraina Hur. Lo scrive il Kyiv Independent.
Il rapporto dell'intelligence, redatto nell'ambito del progetto «Voglio vivere», una linea telefonica attiva 24 ore su 24 che incoraggia i combattenti schierati con la Russia ad arrendersi alle forze ucraine, suggerisce che il Cremlino cercherà principalmente di reclutare cittadini residenti nei Paesi dell'Asia centrale, tra cui Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. Sempre secondo la Hur, la Russia continuerà ad intensificare il reclutamento nei Paesi in via di sviluppo in Asia e Africa, concentrandosi su Bangladesh, Ciad, Sudan e Burundi. Mosca ha fornito obiettivi di mobilitazione specifici agli ufficiali di reclutamento, con l'obiettivo di avere combattenti stranieri che rappresentino tra lo 0,5% e il 3,5% del personale in qualsiasi area del fronte, a seconda della regione.
Secondo il Centro di coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra, al 30 marzo l'Ucraina aveva identificato 27.407 cittadini stranieri che combattevano per la Russia nella guerra contro l'Ucraina, rispetto agli oltre 18.000 di novembre, reclutati da Mosca in almeno 135 Paesi. All'inizio di marzo, il Centro aveva affermato che quasi la metà dei combattenti stranieri identificati proveniva dall'Asia, sebbene fossero stati individuati reclute anche in Stati membri dell'UE, tra cui l'Italia.
Sebbene non sia possibile verificare l'intera portata delle attività di reclutamento, un'inchiesta condotta nell'aprile 2025 dalla testata indipendente russa Important Stories ha identificato oltre 1.500 combattenti stranieri provenienti da 48 Paesi che si erano uniti all'esercito russo. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha dichiarato a febbraio che almeno 1.780 cittadini di vari Paesi africani combattono per la Russia.
La Corea del Nord rimane il principale contributore di truppe straniere allo sforzo bellico russo, avendo precedentemente schierato 12.000 soldati a sostegno di una controffensiva guidata dalla Russia nell'oblast' di Kursk.
06:59
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Il punto alle 7.00
«In un paese normale, l'acquisto di merce rubata è un atto che comporta una responsabilità legale. Sulla base delle informazioni dei nostri servizi di intelligence, stiamo preparando un pacchetto di sanzioni contro chi trae profitto da questo schema criminale».
Sono parole al vetriolo quelle con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky certifica la crisi in atto nelle relazioni bilaterali tra Kiev e lo Stato ebraico. Il casus belli di questo strappo diplomatico è il presunto contrabbando di grano sottratto dai militari russi nei territori ucraini occupati e venduto ad Israele, con un giro di profitti milionario.
Come anticipato da Haaretz, la nave Panormitis, che secondo l'intelligence di Kiev trasporta frumento rubato da Mosca nei territori ucraini occupati, sarebbe infatti pronta ad entrare nel porto di Haifa nelle prossime ore. E non sarebbe la prima volta, visto che l'Abinsk, portarinfuse battente bandiera russa, aveva attraccato nello stesso scalo portuale due settimane fa, con un carico di grano rubato dal valore di milioni di dollari.
Smacchi ricorrenti all'Ucraina ignorati dallo stato ebraico, che hanno dato il via a un botta e risposta serrato, lanciato su X da Andrii Sybiha, titolare degli Esteri di Kiev, con l'annuncio di una nota di protesta formale e la convocazione ufficiale dell'ambasciatore israeliano a Kiev. Sybiha ha intimato a Israele «di non accettare il grano rubato per non compromettere le relazioni amichevoli tra i nostri Paesi».
Mossa a cui hanno fatto eco le frasi di Zelensky, secondo cui «le autorità di Tel Aviv non possono ignorare l'export di frumento ucraino da parte di individui legati agli occupanti russi». «Tali attività», ha rincarato il leader ucraino sui social, «violano le stesse leggi dello Stato di Israele». A chiudere il cerchio è stato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar, che ha bollato le reazioni ucraine come «diplomazia Twitter», rivendicando «la mancanza di prove» e assicurando che «la questione sarà esaminata».
