«Nessuno paga»: il Boeing russo fermo a Colonia dal 2022

Ginevra. Ma non solo. L'Airbus A321 di Aeroflot fermo a Cointrin dal 27 febbraio 2022, il VP-BOE di cui abbiamo riferito a più riprese, è in «buona» compagnia. All'aeroporto di Colonia-Bonn, come riferisce aeroTELEGRAPH, da quello stesso giorno è parcheggiato un Boeing 737-400 cargo della compagnia aerea russa Atran. Con un'aggravante: se a Ginevra, come ci è stato garantito dallo scalo, le spese di posteggio vengono saldate, in Germania non è mai stato versato un centesimo. Ahia.
Che cosa è successo?
Riavvolgiamo il nastro. Immatricolato VQ-BVF, il Boeing in questione è atterrato in Germania il 27 febbraio 2022. All'indomani, l'aereo avrebbe dovuto raggiungere Liegi, in Belgio. Avrebbe, già, perché nel frattempo i cieli europei, in risposta all'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte dell'esercito di Mosca, sono stati chiusi ai vettori russi dall'Unione Europea. E il cargo di Atran, di conseguenza, è rimasto a terra. Prigioniero. Proprio come l'A321 di Aeroflot a Ginevra atterrato da Mosca ma fermato a fondo pista mentre si preparava a rientrare nella capitale russa.
«L'aereo è parcheggiato su un'area di sosta di lunga durata e non interferisce con le operazioni quotidiane dello scalo» ha spiegato un portavoce dell'aeroporto tedesco ad aeroTELEGRAPH. A differenza del velivolo di Aeroflot, fra l'altro, il 737 non è abbandonato a se stesso: una ditta di manutenzione esterna, infatti, esegue controlli regolari. A Cointrin, invece, secondo Le Temps i serbatoi dell'aereo sarebbero ancora pieni e, a bordo, sarebbero rimasti perfino i pasti destinati al volo per Mosca.
Chi paga?
Detto che l'aereo non interferisce con le operazioni quotidiane dello scalo, a Colonia il problema è prettamente economico. «Di principio, l'aeroporto fattura fra i 150 e i 180 euro al giorno per la sosta di un aereo» ha precisato il portavoce ad aeroTELEGRAPH. Per il Boeing di Atran, per contro, non è mai arrivato nulla. «Le tasse maturano dal 2022 e si accumulano, non ci sono pagamenti». Domanda delle domande: chi dovrebbe pagare? Non si sa. «Al momento non c'è alcun contatto» ha precisato lo scalo. Dopo quasi 1.700 giorni, il conto oscilla fra i 250 e i 300 mila euro. «Non siamo a conoscenza di altri dettagli».
A Ginevra, per contro, il direttore generale dello scalo Jean-François de Saussure aveva ribadito che «il proprietario paga le spese di posteggio, pari a 30 mila franchi al mese». Calcolatrice alla mano, oltre 1,6 milioni di franchi dal febbraio 2022. Cointrin, però, non ha specificato se il posteggio sia stato saldato per tutto il periodo. In un primo tempo, ricordiamo, si parlava di una tariffa di 1.300 franchi al giorno.
Ma di chi è l'aereo?
Altra domanda: di chi è l'aereo? Secondo Airfleets, arriva dalla società di leasing californiana Aviation Capital Group. L'immatricolazione non è russa, ma delle Bermuda: una consuetudine, all'epoca, ma un dettaglio altresì importante dal momento che, poco dopo la guerra, le autorità bermudiane hanno ritirato i certificati di navigabilità a tutit i velivoli gestiti da vettori russi. Senza un certificato valido, quel Boeing non può decollare. Per ottenerne uno nuovo, il proprietario necessitereber della documentazione di manutenzione.
Anche l'A321 ginevrino ha (meglio, aveva) un'immatricolazione bermudiana. E anche lì la proprietà è un vero e proprio rompicapo: l'aereo era riconducibile alla filiale di Dublino della società di leasing russa GTLK, sanzionata nell'aprile 2022 e messa in liquidazione dalla giustizia irlandese nel maggio 2023. In Svizzera, ancora, un'ordinanza del marzo 2022 vieta agli aeromobili gestiti o detenuti da un'entità russa di volare, decollare o atterrare, salvo emergenze. Diverso, infine, il destino di due A320 di Aeroflot rimasti bloccati in Europa nel febbraio 2022 e trasferiti al lessor cinese CMB Financial Leasing: il primo era ripartito da Amsterdam nel marzo 2024, il secondo da Monaco di Baviera dopo 834 giorni. A Colonia come a Ginevra il tempo passa. E a decollare sono soltanto le spese.
