«Non ho bisogno di usare la forza per avere la Groenlandia: datemela, o ce ne ricorderemo»

«È nostra. Datecela. Vogliamo solo un pezzo di ghiaccio». Al WEF di Davos, spesso confondendola con l'Islanda, il presidente statunitense Donald Trump ha parlato (anche) della Groenlandia. Nel suo lungo, confuso discorso al Forum economico mondiale, il presidente statunitense ha affermato che l'isola «in realtà parte del Nord America» e quindi «un interesse fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America». E pur affermando esplicitamente (per la prima volta) di non avere intenzione di usare la forza per l'annessione della Groenlandia, Trump ha usato parole che hanno comunque assunto il tono di un ultimatum politico: «Potete dire di sì e ve ne saremo molto grati, oppure potete dire di no e ce lo ricorderemo».
Negoziati immediati
Trump ha dichiarato di voler avviare «negoziati immediati» per discutere l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, sostenendo che solo Washington sarebbe in grado di difendere efficacemente l’isola. «Non si può difendere qualcosa se non la si possiede». Nel suo discorso, il tycoon ha affermato che gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Groenlandia durante la Seconda guerra mondiale e che dopo la guerra «l'abbiamo restituita». Una ricostruzione falsa. Washington non ha mai ottenuto la sovranità sulla Groenlandia: nel 1941 la Danimarca ha firmato un accordo con gli Stati Uniti affinché questi ultimi difendessero la Groenlandia, territorio danese, ma senza mai assumerne il controllo. Difendere la Groenlandia, insomma, è possibile, anche senza possederla.
Nel suo discorso, il leader statunitense ha affermato che non farà ciò che molti leader mondiali temono: usare la forza per ottenere la Groenlandia. «Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare una forza eccessiva, che ci renderebbe, francamente, inarrestabili. Ma non lo farò. Questa è probabilmente la dichiarazione più importante, perché la gente pensava che avrei usato la forza. Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia».
Quanto è credibile la rassicurazione del presidente statunitense? I mercati sembrano aver accolto con ottimismo le parole di Trump: i futures su Dow Jones Industrial Average, S&P 500 e Nasdaq hanno registrato un balzo dopo aver riportato lievi perdite nella prima parte della mattinata. Ma le pressioni, da parte del tycoon, rimangono alte. Dopo aver ripetuto «dateci la Groenlandia, vogliamo solo un pezzo di ghiaccio», il leader di Washington ha del resto affermato: «Potete dire di sì e ve ne saremo molto grati, oppure potete dire di no e ce lo ricorderemo». Un messaggio chiaro per l’Europa, chiamata a scegliere tra sottomissione alla volontà del tycoon o accettare future conseguenze.
Le inesattezze sulla NATO
Oggi, come nelle scorse settimane, il presidente statunitense ha fatto leva su una presunta debolezza e irriconoscenza NATO per sostenere le sue mire artiche. «Diamo così tanto e riceviamo così poco in cambio. Gli Stati Uniti ottengono solo morte e disordini, mentre pagano ingenti somme di denaro a persone che non apprezzano ciò che facciamo. Non abbiamo ottenuto nulla dalla NATO». Un'altra pesante inesattezza, considerato che l'impegno di difesa collettiva della NATO, l'articolo 5, è stato attivato solo una volta, dopo l'11 settembre, e proprio in difesa degli Stati Uniti. Una risposta che, come ricordato recentemente dall'ex premier danese Rasmussen, è costata alla Danimarca - ora al centro delle minacce statunitensi - più perdite in rapporto alla popolazione di qualsiasi altro Paese della coalizione, a eccezione della Georgia, persino più degli Stati Uniti stessi.
