L'intervista

«Non vogliamo uno scontro con la Svizzera, ma verità sulla tragedia di Crans-Montana»

Parla Barbara Mazzali, prima firmataria della mozione con cui Regione Lombardia intende costituirsi parte civile: «Richiamare l’ambasciatore non è un gesto “contro” qualcuno, è un atto di responsabilità istituzionale»
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Michele Montanari
18.02.2026 13:30

«Quella notte non è rimasta là», a Crans-Montana, ma è arrivata in tutta la Svizzera, attraversando pure i confini nazionali. Oggi a parlare è Barbara Mazzali, consigliera regionale di Fratelli d'Italia e prima firmataria della mozione, approvata all'unanimità, che impiega la Giunta a valutare «con urgenza» la costituzione di Regione Lombardia come parte civile nel procedimento penale avviato in Svizzera. E non solo: è prevista pure l'istituzione di un fondo speciale destinato alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti, allo scopo di «non lasciare sole le persone che stanno affrontando conseguenze fisiche e psicologiche pesanti».

«Per le famiglie una giustizia piena»

Interpellata dal CdT, Mazzali parla della tragedia di Capodanno: «È diventata una ferita che ha attraversato i confini e si è conficcata anche nelle nostre comunità. E in quei momenti le istituzioni non possono permettersi né lentezze né formalismi: devono esserci, concretamente». Nello specifico, aggiunge, «Regione Lombardia si è attivata attraverso la propria rete sanitaria ed emergenziale per garantire la presa in carico immediata dei feriti e l’organizzazione dei trasferimenti, laddove necessari, verso strutture in grado di affrontare quadri clinici complessi. La catena di interventi è stata rapida, e questo è un punto che rivendico, perché quando ci sono ragazzi ustionati e famiglie sospese tra speranza e paura, ogni minuto pesa. E l’Aula, votando all’unanimità la mozione, ha riconosciuto proprio questo, la necessità di una presenza istituzionale che non sia di facciata, ma di sostanza». Già, un voto all'unanimità, evento raro in un Paese perennemente diviso politicamente come l'Italia. Ancora Mazzali: «L’unanimità è un segnale forte, e non capita spesso: significa che, davanti a quarantuno vite spezzate e a tanti feriti, la politica ha scelto di essere una sola voce. Il messaggio che il Consiglio regionale ha voluto dare è semplice: non siamo qui per “accusare” qualcuno in modo ideologico. Siamo qui per una cosa molto più seria: affermare che le famiglie hanno diritto a una giustizia piena, e che i sopravvissuti devono sentire le istituzioni come una spalla vera, non come una presenza distante. Questa mozione dice, la Lombardia non assiste, la Lombardia protegge e accompagna».

«Vivi, ma non sono “salvi”»

Il lavoro dell'ospedale Niguarda di Milano, già poche ore dopo l'incendio del bar Le Constellation, è stato eccezionale. Ma i ragazzi ricoverati ora dovranno affrontare un percorso difficilissimo. A tal proposito, l'esponente di Fratelli d'Italia sottolinea: «Serve dirlo con sincerità: alcuni ragazzi sono vivi, ma non sono “salvi” nel senso pieno della parola. Davanti a loro c’è una strada fatta di mesi e anni: cure, riabilitazione, interventi, dolore, e anche un pezzo di vita da ricostruire». E assicura, non verranno lasciati soli: «Regione Lombardia sarà al loro fianco in modo continuativo, garantendo presa in carico e percorsi multidisciplinari, e mettendo al centro anche la dimensione psicologica, perché le ferite non sono solo visibili. E la mozione va proprio in questa direzione, non limitarsi al cordoglio, ma creare strumenti concreti, inclusa la possibilità di un fondo di sostegno per fare in modo che le famiglie non restino sole davanti a costi e complessità». Per Mazzali è fondamentale che con il passare del tempo la questione non passi in secondo piano, perché i parenti delle vittime e dei feriti hanno «bisogno di interpretazioni, verità e giustizia, con tempi certi, e con rispetto. E accanto a questo - prosegue - c’è un bisogno molto concreto di essere accompagnati, perché al dolore non può aggiungersi la solitudine di procedure, burocrazie, distanze e barriere linguistiche».

«Meloni ha fatto benissimo»

La tragedia di Crans-Montana, inutile girarci intorno, ha avuto un impatto anche sui rapporti tra Svizzera e Italia, due Paesi storicamente amici che sembrano vivere, in queste settimane, uno dei punti più bassi della loro relazione di vicinanza. Domani i procuratori di Roma si recheranno a Berna per incontrare la magistratura vallesana, nella speranza di avviare una indagine comune sulla tragedia. Politicamente, però, le mosse di Roma sono state ben più muscolari, attraverso il richiamo dell'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Tuttora in Patria. 

La politica lombarda, interpellata sulle mosse di Roma, commenta: «Il Governo di Giorgia Meloni ha fatto benissimo a muoversi con fermezza, e il ministro Antonio Tajani ha interpretato fino in fondo il dovere di tutelare cittadini italiani coinvolti in una tragedia così grave. Richiamare l’ambasciatore non è un gesto “contro” qualcuno: è un atto di responsabilità istituzionale, un modo per dire che l’Italia chiede massima attenzione, massimo rigore e piena collaborazione. E allo stesso tempo, proprio perché vogliamo risultati veri e non polemiche, io credo che la fermezza debba andare insieme al rispetto dei ruoli e delle istituzioni svizzere. L’obiettivo non è lo scontro, l’obiettivo è arrivare alla verità, e farlo in modo credibile, anche attraverso strumenti di cooperazione tra autorità competenti».

«I rapporti solidi reggono anche le crisi»

Tuttavia, l'atteggiamento di Regione Lombardia sembra decisamente più moderato rispetto a quelle del Governo Meloni. Certamente anche per la prossimità territoriale e i proficui legami con il Ticino: «La vicinanza conta, certo, e i legami sono reali e preziosi. Ma la nostra sobrietà non nasce dalla convenienza: nasce dal metodo. Si può essere determinati, anzi, si deve esserlo senza trasformare una tragedia in un braccio di ferro. Perché se il fine è la giustizia per le famiglie, allora servono nervi saldi e canali istituzionali che funzionino, non toni da tifoseria» afferma ancora Mazzali. 

I toni da tifoseria, già. Le facciamo notare che nelle nelle televisioni italiane, specialmente in certi talk show, diversi opinionisti e giornalisti non hanno risparmiato critiche - anche ferocissime - alla Svizzera intera. Ma per la consigliera regionale i rapporti tra i due Paesi non sono a rischio, al di là delle polemiche sollevate dai media: «Capisco l’emotività, quando muoiono dei ragazzi, il dolore cerca spiegazioni e spesso cerca colpevoli. Ma le istituzioni hanno un compito diverso: sobrietà, rispetto e risultati». E conclude: «Io non lavoro per incrinare rapporti: lavoro perché ci sia giustizia per le famiglie, e perché i sopravvissuti non vengano dimenticati dopo i titoli dei giornali. I rapporti solidi tra Paesi reggono anche le crisi, se c’è trasparenza e collaborazione, ed è su questo che dobbiamo tenere il punto».

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