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Nuova ondata di attacchi nel Golfo, missili su base USA in Iraq

Escalation nella regione: Washington parla di oltre 5.000 obiettivi colpiti, mentre si indaga sull’attacco a una scuola con 175 morti — Colpiti anche un edificio residenziale in Bahrein e il consolato degli Emirati nel Kurdistan iracheno — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Nuova ondata di attacchi nel Golfo, missili su base USA in Iraq
Red. Online
10.03.2026 06:18
12:14
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Idf: «Nuova ondata di attacchi su Teheran»

«L'aviazione israeliana ha iniziato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi del regime iraniano a Teheran». Lo comunica il portavoce militare. Secondo i media israeliani, è stato colpito un altro deposito di greggio nella capitale iraniana.

Da parte sua il corrispondente di al-Jazeera a Teheran ha riferito che «nelle ultime due ore abbiamo sentito esplosioni nella parte orientale della capitale e abbiamo ricevuto segnalazioni di attacchi in tutto il paese, tra cui Isfahan, Tabriz e Ahvaz».

Intanto, secondo annunciato dal viceministro della salute Ali Jafarian, citato da al-Jazeera, sono 1.255 le vittime, tra cui 200 bambini e 11 operatori sanitari, e oltre 12.000 i feriti dall'inizio dell'attacco di Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio.

12:13
12:13
«Gli attacchi Hezbollah aumenteranno»

Nella riunione di sicurezza di ieri sera convocata dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, i responsabili della difesa hanno previsto un'intensificazione degli attacchi dal Libano. Lo riferisce Channel 12.

«Si prevede che il fuoco di Hezbollah si intensificherà nei prossimi giorni», hanno dichiarato i capi della difesa al premier e al ministro della difesa Israel Katz.

Durante la discussione, alti funzionari della sicurezza hanno riferito ai vertici politici che Hezbollah sta cercando di esaurire il nord e il fronte interno israeliano, lanciando decine di missili e droni verso Israele ogni giorno. Allo stesso tempo, Hezbollah sta rimandando terroristi nel Libano meridionale per distogliere l'attenzione di Israele dall'Iran.

L'esercito israeliano ha intanto reso noto che nella notte è stato attaccato il quartier generale di Hezbollah nella zona del villaggio di Ansar, nel Libano meridionale.

In un comunicato Hezbollah ha invece affermato stamattina di aver respinto nelle ultime ore un tentativo di avanzata israeliana nel sud del Libano, nell'area di Khiam, vicino all'ex centro di detenzione e tortura usato da Israele negli anni dell'occupazione tra il 1978 e il 2000.

Intanto l'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (UNHCR) afferma che in 24 ore in Libano ci sono oltre 100.000 nuovi sfollati a causa della guerra.

10:30
10:30
Netanyahu: «Gli stiamo spezzando ossa ma non è ancora finita»

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele sta «spezzando le ossa» al potere iraniano dall'inizio dell'offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che «non ha ancora finito».

«Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro», ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della salute israeliano, ieri in tarda serata. «Non c'è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa - e non abbiamo ancora finito», ha aggiunto.

Dopo una pausa di 10 ore, l'esercito israeliano ha rilevato stamani un nuovo attacco missilistico balistico dall'Iran, diretto contro il centro del paese. Secondo i media di Tel Aviv il missile è stato intercettato, secondo le prime valutazioni militari, e non ci sono segnalazioni di impatti diretti o feriti.

Intanto l'uomo rimasto gravemente ferito ieri in un bombardamento nel centro di Israele è stato dichiarato morto questa mattina allo Sheba Hospital di Tel Ha-Shomer.

10:29
10:29
La Turchia schiera i Patriot in consultazione con la NATO

La Turchia annuncia che un sistema di difesa aerea Patriot è in fase di preparazione per essere reso operativo nella parte orientale del paese, nell'ambito degli sforzi coordinati con la NATO per aiutare a proteggere lo spazio aereo nazionale in un contesto di tensioni regionali. Lo riporta l'agenzia Anadolu.

In una dichiarazione, il ministero della difesa nazionale ha affermato «alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, sono state adottate le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e siamo in consultazione con la NATO e i nostri alleati».

10:28
10:28
I Paesi del Golfo riducono la produzione giornaliera di petrolio

I Paesi del Medio Oriente riducono la produzione giornaliera di petrolio. Lo scrive Bloomberg. L'Arabia Saudita ha ridotto la produzione di petrolio tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato la loro produzione di 500.000-800.000 barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l'Iraq di circa 2,9 milioni, aggiunge il rapporto, citando persone a conoscenza della questione.

10:28
10:28
Iran: «Non consentiremo l'export del petrolio finché c'è la guerra»

«L'Iran non permetterà l'esportazione di nemmeno un litro di petrolio dalla regione fino a nuovo avviso al nemico ostile e ai suoi partner, finché continuerà l'aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e le sue infrastrutture civili»: lo ha detto il portavoce delle Guardie rivoluzionarie Mohammad Ali Naeini.

Riferendosi alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, secondo cui la potenza militare dell'Iran è diminuita, Naeini ha affermato che sono le forze statunitensi a indebolirsi. «Ora, gli americani cercano una fine onorevole della guerra, poiché tutte le loro infrastrutture militari sono state distrutte nella regione del Golfo Persico», ha aggiunto, citato da Tasnim.

Da parte sua il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato in un'intervista all'emittente statunitense PBS News, come riporta l'AFP, che il suo paese è pronto a continuare gli attacchi missilistici finché sarà necessario e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all'ordine del giorno.

Con la nomina di Mojtaba Khamenei a nuovo leader supremo, gli Stati Uniti e Israele hanno fallito nel loro obiettivo di un cambio di regime, ha spoi ottolineato Araghchi nell'intervista spiegando di non credere che Stati Uniti e Israele abbiano una conclusione realistica e che ora stanno solo seminando il caos.

«Pensavano che, nel giro di due o tre giorni, avrebbero potuto ottenere un cambio di regime, una vittoria rapida e netta, ma hanno fallito (...) non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi all'inizio, e ora, dopo 10 giorni, penso che siano senza meta», ha detto il ministro degli esteri.

Riguardo alla fiammata dei prezzi dell'oro nero, Araghchi ha dichiarato che «questo non è il nostro piano»: «la produzione di petrolio, il trasporto di greggio, sono stati rallentati o interrotti non per colpa nostra, ma a causa degli attacchi e delle aggressioni di israeliani e americani contro di noi. Hanno reso l'intera regione insicura. Ed è per questo che le petroliere e le navi hanno paura di attraversare lo Stretto di Hormuz, che non abbiamo chiuso. Non abbiamo impedito loro di navigare in quello stretto. Ma questo è il risultato dell'aggressione di israeliani e americani, che ha reso l'intera regione insicura e instabile».

«Siamo di fronte a un atto di aggressione, che è assolutamente illegale. E quello che stiamo facendo è un atto di autodifesa, che è legale e legittimo. Abbiamo già avvertito tutti nella regione che, se gli Stati Uniti ci attaccano, poiché non possiamo raggiungere il suolo americano, dobbiamo attaccare le loro basi nella regione, le loro strutture, le loro installazioni, i loro beni», ha aggiunto il ministro iraniano.

Anche Mohammad Bagher Ghalibaf, il potente presidente del parlamento iraniano, ha affermato su X che «non stiamo certo cercando un cessate il fuoco. Crediamo che l'aggressore debba essere colpito affinché impari la lezione e non pensi mai più di attaccare l'Iran», aggiungendo che Israele si affida a un ciclo di «guerra, negoziati, cessate il fuoco e poi di nuovo guerra» per mantenere il suo dominio, ma l'Iran interromperà questo ciclo.

10:27
10:27
L'Australia manderà aerei e missili aria-aria nel Golfo

L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto dell'Australian Defence Force, rispondendo a una richiesta del presidente degli Emirati arabi uniti, Mohamed bin Zayed.

Il primo ministro laburista Anthony Albanese lo ha definito «uno sforzo per aiutare a proteggere gli australiani nella regione sotto minaccia di attacco dall'Iran». E ha ribadito che l'Australia non adotta azioni offensive contro l'Iran e non dispiegherà truppe sul terreno in eventuali offensive condotte degli Stati Uniti e da Israele.

Albanese ha aggiunto che vi sono 24'000 australiani che vivono negli Emirati e ha caratterizzato l'assistenza del suo governo come aiuto a proteggere gli abitanti della regione, dopo che aree di Dubai sono state colpite da attacchi missilistici iraniani.

I 27 aerei E7 Wedgetail forniranno capacità di ricognizione a lungo raggio. Saranno dispiegati inizialmente per quattro settimane in sostegno dell'autodifesa collettiva delle nazioni del Golfo. Seguirà una fornitura di missili terra-aria per proteggere lo spazio aereo.

«Il mio governo mette in chiaro che non adottiamo azioni offensive contro l'Iran e che non dispiegheremo truppe australiane sul terreno in Iran. Continuiamo a prendere azioni di contingenza per tenere al sicuro gli australiani e per aiutare i viaggiatori a lasciare il Medio Oriente», ha aggiunto Albanese.

08:23
08:23
Nuova ondata di attacchi nel Golfo, missili su base USA in Iraq

L'Iran ha lanciato nuovi attacchi contro i paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. L'Arabia saudita ha distrutto due droni nella sua regione orientale ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei droni.

I Pasdaran hanno annunciato dal canto loro di aver "colpito" la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con "cinque missili". Mentre gli Emirati Arabi Uniti denunciano che il loro consolato generale nella regione curda irachena è stato preso di mira da un attacco con droni, causando danni ma nessuna vittima.

Ieri sera il ministero dell'interno del Bahrein ha annunciato su X che un attacco iraniano contro un'area residenziale nella capitale Manama aveva causato una vittima e diversi feriti.

06:43
06:43
Araghchi: «Avanti con gli attacchi finché sarà necessario»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario, secondo quanto riporta Afp. Araghchi ha escluso i colloqui dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l'Iran finirà «molto presto». Il ministro ha dichiarato all'emittente statunitense PBS News che il suo Paese è pronto a continuare gli attacchi missilistici e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all'ordine del giorno.

06:42
06:42
L'Australia manderà aerei e missili aria-aria nel Golfo

L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto dell'Australian Defence Force, rispondendo a una richiesta del presidente degli United Arab Emirates, Mohamed bin Zayed. Il primo ministro laburista Anthony Albanese lo ha definito «uno sforzo per aiutare a proteggere gli australiani nella regione sotto minaccia di attacco dall'Iran». E ha ribadito che l'Australia non adotta azioni offensive contro l'Iran e non dispiegherà truppe sul terreno in eventuali offensive condotte degli Stati Uniti e da Israele.

Albanese ha riferito che l'assistenza dell'Australia è stata decisa dopo una richiesta del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed. Ha aggiunto che vi sono 24.000 australiani che vivono negli Emirati e ha caratterizzato l'assistenza del suo governo come aiuto a proteggere gli abitanti della regione, dopo che aree di Dubai sono state colpite da attacchi missilistici iraniani.

I 27 aerei E7 Wedgetail forniranno capacità di ricognizione a lungo raggio. Saranno dispiegati inizialmente per quattro settimane in sostegno dell'autodifesa collettiva delle nazioni del Golfo. Seguirà una fornitura di missili terra-aria per proteggere lo spazio aereo. «Il mio governo mette in chiaro che non adottiamo azioni offensive contro l'Iran e che non dispiegheremo truppe australiane sul terreno in Iran. Continuiamo a prendere azioni di contingenza per tenere al sicuro gli australiani e per aiutare i viaggiatori a lasciare il Medio Oriente», ha aggiunto Albanese.

06:28
06:28
Trump: «Rinunceremo ad alcune sanzioni per le turbolenze sul petrolio»

Il presidente americano Donald Trump, nella sua prima conferenza stampa dall'inizio dell'operazione in Iran, ha detto che rinuncerà ad alcune sanzioni sul petrolio a causa delle turbolenze dei mercati legate al suo attacco insieme a Israele contro l'Iran. «Stiamo anche rinunciando ad alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi», ha detto Trump davanti ai media in Florida, dopo i colloqui avuti con il presidente russo Vladimir Putin. Trump ha parlato di quotazioni del greggio «gonfiate artificialmente» in scia alla condotta dell'Iran. Mentre, citando il presidente cinese Xi Jinping, ha aggiunto che «rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà».

Trump ha ammonito l'Iran che se «fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz» verrebbe colpito dagli USA «venti volte più forte» di quanto fatto finora. Il presidente su Truth ha aggiunto che sarebbero eliminati «obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l'Iran ricostruirsi, come nazione. Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo degli USA alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero sia un gesto che sarà molto apprezzato». Nell'operazione in Iran «fin qui tutto bene»: «non molleremo finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto», ha detto Trump. «Siamo più determinati che mai a raggiungere la vittoria finale», ha messo in evidenza. «In un certo senso abbiamo già vinto, ma non abbastanza», ha detto.

L'Iran «in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto», ha sostenuto il presidente spiegando il motivo dell'operazione americana. «Sulla base delle trattative che erano in corso», durante le quali Teheran ha insistito sul nucleare e l'uranio arricchito, «se non avessimo colpito, ci avrebbero colpito loro per primi», ha spiegato Trump assicurando che le agenzie federali stanno seguendo anche i possibili asset dormienti iraniani negli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni, le autorità americane hanno rivenuto alcune comunicazioni criptate che sembravano dirette a cellule dormienti. «Stiamo facendo grandi passi avanti verso gli obiettivi militari». «Abbiamo lasciato alcuni target nel caso in cui avessimo bisogno di colpire», ha proseguito Trump. «potremmo colpire la produzione elettrica dell'Iran (...) ma non intendiamo farlo se non è necessario. Ma sono il tipo di obiettivi che sono molto facili da colpire, ma molto devastanti se lo sono. Stiamo aspettando di vedere cosa succede prima di colpirli».«Stiamo colpendo dove l'Iran produce i droni. Ci siamo liberati dell'80% dei siti missilistici iraniani.»

Trump ha affermato che «alcuni degli obiettivi più importanti» contro l'Iran sono stati rimandati a un secondo momento. Nel mirino, quindi, target che riguardano «la produzione di elettricità e molte altre cose». Quindi, ha concluso,  Quella in Iran è «solo un'escursione in qualcosa che doveva essere fatto. Siamo molto vicini alla fine», ha ancora detto Trump, sottolineando che gli Stati Uniti «stanno vincendo in modo deciso». «Se non li avessimo colpiti avrebbero preso il controllo del Medio Oriente», ha messo in evidenza. La guerra «finirà presto», ha ribadito, ma non questa settimana. Il Comando Centrale militare americano (Centcom), a capo delle forze americane nella regione, ha reso noto che gli Stati Uniti hanno colpito più di 5'000 obiettivi durante i primi 10 giorni di guerra, tra cui più di 50 navi iraniane. Tra gli altri target, ha spiegato una nota, ci sono sistemi di difesa aerea, siti di missili balistici, produzione di missili e droni, e comunicazioni militari.

Quanto alla nomina del figlio di Ali Khamenei a nuova Guida suprema, Trump ha affermato che «sono deluso». A chi gli chiedeva della sua idea per la guida del paese, il presidente ha risposto: «mi piace l'idea di qualcuno all'interno, funziona bene. Lo abbiamo fatto in Venezuela: è una formula che funziona bene». «Pensiamo che» l'Iran «dovrebbe mettere un presidente, o un capo del paese, che sarà in grado di fare qualcosa di pacifico tanto per cambiare».

06:23
06:23
Nuovo attacco dall'Iran verso gli Emirati Arabi

Gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto affrontare un nuovo attacco da parte di droni e missili iraniani, nell'undicesimo giorno del conflitto in Medio Oriente, ha comunicato il ministero della Difesa, stando a quanto riporta Afp. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni provenienti dall'Iran», ha scritto il ministero su X.

06:22
06:22
Trump: «L'Iran verrà colpito 20 volte più forte se dovesse fermasse i flussi di petrolio»

Se «fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz», l'Iran verrebbe colpito dagli Usa «venti volte più forte» di quanto fatto finora. E' il monito del presidente Donald Trump, in aggiunta a quello lanciato nel pomeriggio. Il tycoon su Truth ha aggiunto che sarebbero eliminati «obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l'Iran ricostruirsi, come nazione. Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo Usa alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero sia un gesto che sarà molto apprezzato».

06:21
06:21
Pasdaran: «Il futuro della regione è nelle mani delle nostre forze armate»

 Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che «determineranno la fine della guerra» in Medio Oriente, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il conflitto si concluderà «presto». «Siamo noi a determinare la fine della guerra», hanno affermato in una dichiarazione, come riporta Afp. «Gli equilibri e il futuro status della regione sono ora nelle mani delle nostre forze armate; le forze americane non porranno fine alla guerra», si legge nella dichiarazione. 

06:19
06:19
Il punto alle 6

Il presidente americano Donald Trump si è detto «deluso» dalla nomina della nuova Guida suprema iraniana e ha suggerito che per il futuro del Paese sarebbe preferibile una leadership che emerga dall’interno del sistema. «Mi piace l’idea di qualcuno interno, funziona bene. Lo abbiamo fatto in Venezuela: è una formula che funziona bene», ha dichiarato.  Trump ha collegato la situazione politica iraniana alle operazioni militari in corso. Secondo il presidente, se gli Stati Uniti non avessero colpito per primi, «l’Iran ci avrebbe attaccati per primo», soprattutto nel contesto delle trattative sul programma nucleare e sull’arricchimento dell’uranio. Il tycoon ha aggiunto che le agenzie federali stanno monitorando possibili «asset dormienti» iraniani negli Stati Uniti, dopo il ritrovamento di comunicazioni criptate che potrebbero essere state destinate a cellule attive sul territorio americano.

Colpiti oltre 5mila obiettivi

Sul piano militare, Washington afferma di aver già colpito oltre 5.000 obiettivi iraniani. Trump ha spiegato che alcuni target particolarmente sensibili – tra cui infrastrutture legate alla produzione di elettricità – sono stati finora risparmiati e potrebbero essere colpiti solo in caso di ulteriore escalation. «Sono obiettivi molto facili da colpire ma estremamente devastanti. Stiamo aspettando di vedere cosa succede», ha detto. Intanto il conflitto continua a produrre tensioni in tutta la regione. Il ministero dell’Interno del Bahrein ha denunciato un attacco iraniano contro un edificio residenziale nella capitale Manama: il bilancio provvisorio è di un morto e diversi feriti.

Attacchi in Iraq

Un episodio simile è stato segnalato anche nel nord dell’Iraq: secondo gli Emirati Arabi Uniti, il loro consolato generale nella regione curda è stato preso di mira da un attacco con droni che ha provocato danni ma nessuna vittima. Abu Dhabi ha definito l’azione «una pericolosa escalation» e una violazione delle norme internazionali che tutelano le sedi diplomatiche. Sul fronte delle vittime civili, gli Stati Uniti stanno inoltre indagando su un attacco contro una scuola elementare nella città iraniana di Minab, sullo Stretto di Hormuz, che nei primi giorni di guerra ha causato 175 morti, tra cui 165 bambine. Trump ha dichiarato che Washington sta verificando l’accaduto e di non avere ancora informazioni complete: «Qualunque cosa dimostri il rapporto, sono disposto a conviverci».

Missile Tomahawk

Il presidente ha anche suggerito che l’Iran potrebbe aver colpito la scuola utilizzando un missile Tomahawk, un’arma di fabbricazione statunitense, ipotesi però non confermata. Alla domanda se gli Stati Uniti possano essere stati responsabili del bombardamento, Trump ha risposto: «No. A mio parere e in base a ciò che ho visto, è stato l’Iran».