Guerra

Ora i droni ucraini fanno paura anche agli alleati della NATO

Mosca avrebbe iniziato a disturbare i velivoli lanciati da Kiev reindirizzandoli sui Paesi baltici: crescono le preoccupazioni nei membri UE, si pensa a bunker antimissile e maggiori difese aeree
©Andrii Marienko
Michele Montanari
26.05.2026 14:30

I droni ucraini che regolarmente vengono lanciati contro la Russia non rappresentano una preoccupazione solo per Mosca, ma pure i per i Paesi NATO più vicini al teatro di guerra. Negli ultimi mesi, infatti, il conflitto si è intensificato, nonostante le parole di apertura del presidente russo Vladimir Putin e i continui appelli a una tregua provenienti dagli Stati Uniti. L’incremento degli attacchi da entrambe le parti è coinciso con un aumento degli sconfinamenti dei velivoli di Kiev nello spazio aereo dei Paesi dell'UE, mentre Mosca continua a sferrare massicci bombardamenti sulla ex Repubblica sovietica. L’attuale situazione sta provocando serie preoccupazioni, tanto da aver spinto gli Stati baltici ad interessarsi ai rifugi antiaerei.

Droni guidati da Mosca

Stando a Politico, nelle ultime settimane diverse aziende baltiche hanno contattato produttori di armamenti ed esperti di protezione civile ucraini per discutere l'acquisto di bunker. Kiev in questi anni di guerra ha infatti maturato una grande esperienza nella realizzazione di rifugi resistenti ai bombardamenti. Va sottolineato che, secondo le autorità ucraine, i droni che finiscono nel territorio dei membri UE confinanti sarebbero guidati dai russi, dopo aver utilizzato i moderni strumenti di guerra elettronica. L'Ucraina nelle ultime settimane ha intensificato gli attacchi con con velivoli a lungo raggio in profondità nel territorio russo, ma Mosca sembra aver trovato un modo per trasformare alcuni di questi attacchi in un problema per il Paese guidato da Volodymyr Zelensky.

Stando al Kyiv Indipendent, la Russia avrebbe infatti iniziato a utilizzare più efficacemente gli strumenti di disturbo per i droni, reindirizzandoli così verso i Paesi NATO confinanti, in particolare contro gli Stati baltici e la Finlandia. Questa situazione sta quindi portando alcuni dei più stretti alleati di Kiev a rivedere la propria sicurezza.

Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia, tutte confinanti con la Russia o la Bielorussia, hanno adottato – tra gli europei – le politiche più dure nei confronti di Mosca, fornendo ampio supporto militare e finanziario a Kiev.

Ihor Fedirko, CEO e direttore esecutivo del Consiglio ucraino dell'industria della difesa, ha spiegato a Politico che i Paesi baltici «stanno cercando le soluzioni migliori contro l'aggressione russa, se dovesse verificarsi. Per proteggere la propria popolazione». E ha aggiunto: «I russi lanciano più di 700-800 droni in una sola notte. Per i paesi che non sono così grandi come l'Ucraina, sarebbe un disastro».

Yuriy Ryzhenkov, CEO del produttore siderurgico ucraino Metinvest, ha dichiarato che la sua azienda ha avviato colloqui preliminari con i Governi baltici in merito alla costruzione di rifugi per proteggersi da potenziali attacchi di droni. L'azienda siderurgica ha ampliato la propria attività costruendo rifugi dopo l'invasione russa scattata nel febbraio del 2022. Inizialmente focalizzata sui rifugi civili, Metinvest ora fornisce alle truppe impegnate in prima linea postazioni sotterranee per proteggerle dagli attacchi di missili e droni russi.

L'aumento delle incursioni di droni nei Paesi baltici, compresi i velivoli ucraini deviati dalle interferenze russe, ha accresciuto l'interesse per le competenze di Kiev: «Chiunque può costruire un rifugio antiaereo, ma ciò che conta è il know-how tattico», ha evidenziato Ryzhenkov.

Tra sconfinamenti e paura

La scorsa settimana il presidente e il primo ministro della Lituania sono stati portati d'urgenza in bunker sotterranei, mentre i residenti della capitale Vilnius sono stati allertati di mettersi al riparo dopo che un drone ha violato lo spazio aereo del Paese. Il Ministero della Difesa lituano ha fatto sapere che il velivolo senza pilota era stato avvistato vicino al confine con la Bielorussia. In seguito le autorità militari hanno spiegato che l'incidente è «simile a quanto abbiamo visto negli ultimi giorni in Lettonia ed Estonia».

Diversi funzionari dei Paesi baltici, intervistati dal Kyiv Independent, hanno avvertito che, se gli incidenti dovessero continuare, potrebbero gradualmente erodere il sostegno pubblico all'Ucraina in quei Paesi, fino ad oggi tra i più convinti oppositori di Mosca e sostenitori di Kiev.

Il primo incidente di rilievo si è verificato a marzo, quando diversi droni sono precipitati in Finlandia. Le autorità locali hanno poi confermato che almeno uno proveniva dall'arsenale ucraino. Questo mese, diversi droni ucraini sono invece entrati nello spazio aereo lettone dalla Russia. Uno dei velivoli si è schiantato vicino a un deposito di petrolio nella città orientale di Rezekne, vicino al confine russo. 

Il 19 maggio scorso, per la prima volta, un caccia della NATO ha abbattuto un presunto drone ucraino sul territorio estone. Incidenti simili si sono verificati più volte pure negli scorrsi giorni, facenmdo crescere ulterioprmente il timore nella regione blatica. Secondo le autorità europee, non vi è alcuna indicazione che l'Ucraina abbia preso di mira intenzionalmente gli alleati. Ciascun incidente sembra essersi verificato durante attacchi di Kiev contro obiettivi all'interno della Russia .

Secondo i funzionari ucraini, Mosca starebbe utilizzando deliberatamente sistemi di guerra elettronica per reindirizzare i droni verso il territorio della NATO: «La Russia continua a deviare i droni ucraini verso i Paesi baltici utilizzando strumenti di guerra elettronica. E Mosca lo fa di proposito, insieme a una forte propaganda», ha evidenziato il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino.

Effettivamente la Russia ha cavalcato la tensione nell'area, cercando di presentare gli incidenti come prova che l'Ucraina, o addirittura i Paesi della NATO, stessero minacciando la sicurezza regionale. L'ex presidente russo Dmitry Medvedev ha persino affermato che i Paesi baltici dovrebbero invocare l'articolo 5 della clausola di difesa collettiva della Alleanza atlantica contro l'Ucraina.

L'incubo escalation

Mentre i Paesi baltici pensano a migliorare le propire difese, i bonmbardamenti però non si fermano. E neppure le minacce. La Russia ieri ha fatto sapere di voler lanciare «attacchi sistematici» contro obiettivi a Kiev legati all'esercito ucraino e ai centri decisionali. Allo stesso tempo ha esortato gli stranieri, compresi i diplomatici, ad andarsene, dopo il bombardamento di domenica, uno dei più pesanti sulla capitale ucraina dall'inizio della guerra. Mosca ha pure lanciato un missile ipersonico Oreshnik. Secondo la Reuters, si tratta del terzo utilizzo di quest'arma a capacità nucleare in oltre quattro anni di guerra. Il presidente Zelensky ha dichiarato che circa 300 siti a Kiev sono stati danneggiati dagli attacchi del fine settimana, tra cui un museo inaugurato di recente e dedicato al disastro nucleare di Chernobyl del 1986. Almeno 2 persone sono rimaste uccise, 91 ferite.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha spiegato al segretario di Stato americano Marco Rubio che i bombardamenti su Kiev sono da considerarsi «una risposta ai continui attacchi terroristici del regime ucraino» contro i civili in Russia.

La Russia venerdì scorso ha denunciato un «attacco deliberato con droni» contro un dormitorio studentesco nella regione di Lugansk, nella parte di Donbass controllata da Mosca. L'esercito ucraino, tuttavia, ha respinto le accuse, affermando di aver colpito un'unità d'élite di comando dei droni nella zona.

Davanti a quella che sembra a tutti gli effetti una escalation del conflitto, quest'oggi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il commissario alla Difesa Andrius Kubilius incontreranno in Lituania i leader baltici. L'UE è cosapevole della crescente minaccia e dovrà studiare meccanismi di difesa collettiva più efficaci. Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha dichiarato al Kyiv Independent che i singoli Governi nazionali restano responsabili della risposta alle incursioni di droni, evidenziando come i recenti incidenti dimostrino l'importanza di iniziative di difesa europee più ampie.

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