USA

Ora Trump vuole che le case automobilistiche producano armi

Il Pentagono avrebbe chiesto alle grandi aziende americane, tra cui General Motors e Ford Motor, la disponibilità a collaborare con il settore della difesa: le guerre in Ucraina e Iran starebbero prosciugando le scorte militari
©SALWAN GEORGES / POOL
Red. Online
16.04.2026 15:00

In tempo di guerra le grandi aziende produttrici di veicoli dovrebbero attivarsi nel settore della difesa. Dopo i casi segnalati in Europa, ora pure il presidente americano Donald Trump vuole che le case automobilistiche svolgano un ruolo più importante nella produzione di armi, proprio come avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Secondo alcune fonti citate dal Wall Street Journal, alti funzionari della difesa avrebbero tenuto colloqui relativi alla produzione di armi e altre forniture militari con i massimi dirigenti di diverse aziende, tra cui Mary Barra, amministratore delegato di General Motors, e Jim Farley , amministratore delegato di Ford Motor .

Il Pentagono, si legge, è interessato a coinvolgere le società affinché mettano a disposizione il proprio personale e la loro capacità produttiva per aumentare la disponibilità di munizioni e altre attrezzature militari, dato che la guerra in Ucraina e quella in Iran stanno portando a un esaurimento delle scorte.

Durante gli incontri i funzionari della difesa USA avrebbero parlato della necessità di coinvolgere i produttori americani delle tradizionali aziende, automotive in primis, nel settore degli armamenti, chiedendo la disponibilità a riconvertire rapidamente la loro produzione per la difesa.

A tal proposito, un funzionario del Pentagono ha spiegato al WSJ che il Dipartimento della Difesa «si impegna ad espandere rapidamente la base industriale della difesa sfruttando tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i nostri militari mantengano un vantaggio decisivo».

Le discussioni sarebbero iniziate già prima della guerra in Iran, ma la pressione causata dal conflitto sulle scorte di munizioni statunitensi avrebbe spinto l’amministrazione Trump a cercare un maggior numero di partner commerciali per incrementare rapidamente le forniture di munizioni e attrezzature tattiche, come missili e tecnologie anti-drone.

In generale, nei piani alti americani hanno iniziato a insinuarsi preoccupazioni sulla capacità produttiva di armi degli Stati Uniti dopo che Washington e gli alleati della NATO hanno trasferito grandi quantità di materiale militare in Ucraina, in seguito all'invasione su vasta scala da parte della Russia avvenuta nel 2022.

Non è la prima volta che il presidente Donald Trump si rivolge direttamente alle case automobilistiche americane. GM e Ford hanno infatti collaborato con il settore sanitario per produrre decine di migliaia di ventilatori durante le prime fasi della pandemia di Covid-19.

Dal punto di vista militare, invece, la riconversione del settore automobilistico ha un precedente nella Seconda Guerra Mondiale, quando nelle aziende di Detroit venne interrotta la produzione di veicoli civili per realizzare bombardieri, motori per aerei e camion.

Anche in Europa si è parlato di partnership tra l’automotive e la difesa. Volkswagen sarebbe in trattative con la società israeliana Rafael Advanced Defence Systems, produttrice del noto sistema di difesa aerea Iron Dome, per la realizzazione di autocarri pesanti destinati al trasporto dei missili, oltre ai lanciatori e ai generatori di energia.

Renault, invece, ha già  firmato un contratto con Turgis Gaillard, la quale si è rivolta alla casa automobilistica francese per sviluppare droni militari.

Di fronte alla crisi innescata dai conflitti in Ucraina e in Iran, anche i fornitori europei di componenti per auto hanno iniziato a rivolgersi al settore della difesa, producendo parti di droni, munizioni e tecnologie per contrastare gli UAV (unmanned aerial vehicle).